Dopo il voto sui grandi elettori del Pdr

Sicilia, Musumeci non si dimette e rilancia: azzerata la Giunta regionale

Intervento su Facebook del presidente della Regione siciliana, finito nel mirino dei franchi tiratori e giunto solo terzo alla votazione all’Ars per i grandi elettori del Capo dello Stato

di Nino Amadore

Il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci

4' di lettura

La dichiarazione arriva in serata al termine di una giornata complicata ma soprattutto concitata. Nello Musumeci parla su Facebook, direttamente ai suoi fan e agli elettori. E arrivano le novità, molto prima delle 24 ore che si era preso per pensarci: intanto l’azzeramento della giunta tranne qualche esponente «per arrivare al voto fattivamente» possiamo dire in sintesi. Poi la smentita secca di qualsiasi atto di dimissioni: «Musumeci non lascia, anzi rilancia».

Chiaramente smentita la tentazione di mollare che era stata forte con l’idea di dare seguito concreto a quel gesto con cui si è congedato dall’aula dell’Assemblea regionale: con la mano ha fatto il segno di andare via. Confermate invece le indiscrezioni sull’azzeramento della Giunta lasciando solo alcuni fedelissimi: i boatos parlano di Ruggero Razza alla Sanità, da sempre vicino al Presidente, di Toto Cordaro, assessore all’Ambiente e Marco Falcone (Fi) alle Infrastrutture. Duro l’attacco ai franchi tiratori della maggioranza: «Alcuni deputati hanno voluto fare nei miei confronti un atto di intimidazione. Sono deputati che mi hanno fatto richieste irricevibili e ho dovuto dire di no o di di deputati che per una questione di igiene non ho voluto avere rapporti in questi anni – ha detto Musumeci –. Possono mai pensare questi sette scappati di casa che un presidente che non è mai stato condizionato dalla mafia possa essere condizionato da loro? Ho provato tanta amarezza. Bisogna abbandonare per strada questi disertori e ricattatori. Questo governo non ha padrini e non ha padroni. Sa discernere tra i deputati che fanno il loro dovere e i deputati che ricorrono a questi mezzucci. Io devo rendere conto solo a voi elettori. Io ho le mani libere. Restiamo a lavorare e restiamo a lavorare proprio perchè non voglio sopravvivere nel palazzo ma perché ho un rapporto con la gente».

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Il voto per l’elezione dei tre delegati regionali

La giornata politica in Sicilia è stata veramente pesante. Il voto per l’elezione dei tre delegati siciliani che parteciperanno al voto per il Quirinale è stato impietoso: il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché primo con 44 le preferenze, il grillino Nuccio Di Paola espressione dell’opposizione secondo con 32 voti e Musumeci terzo con 29 voti. Uno smacco anzi un’imboscata come l’ha definita qualcuno. Imboscata che, comunque, era nell’aria e addirittura data come possibile dai quotidiani. Musumeci, come è ovvio non l’ha presa bene e a quel punto le voci di possibili dimissioni sono diventate insistenti mentre in aula si tornava a discutere dell’esercizio provvisorio o meglio si pensava di dover discutere di esercizio provvisorio: alla fine l’intervento del governatore in aula è saltato per la scelta fatta dalla presidenza dell’Assemblea di aggiornare la seduta a martedì 18 gennaio.

L’affronto dei franchi tiratori

Di fatto il pomeriggio è stato impiegato dalla maggioranza a mediare con l’assessore all’Ambiente Totò Cordaro, delegato ai rapporti con il parlamento regionale, impegnato a discutere con il presidente dell’Ars e leader di Forza Italia in Sicilia Gianfranco Micciché. Il rinvio della seduta alla prossima settimana è sembrato un modo per prendere tempo e raffreddare gli animi accesissimi di Musumeci e dei suoi, che hanno ritenuto gravissimo lo strappo di un pezzo di centrodestra con i franchi tiratori che hanno tradito il governatore, che non solo ha ricevuto 15 voti in meno di Miccichè come grande elettore, ma è arrivato persino alle spalle di Nuccio Di Paola del M5s, che oltre ai voti del suo gruppo e del Pd ha avuto anche quelli dei falchi del centrodestra.

Le polemiche sulla ricandidatura di Musumeci alla Regione

Se i franchi tiratori (qualcuno dice 8 altri 10, Musumeci sette) volevano dare un segnale al governatore sono riusciti perfettamente nel loro intento spingendosi fin dove, forse, non si aspettavano di arrivare: all’epigono di una maggioranza dopo mesi di frecciatine, scontri, polemiche sulla possibile ricandidatura dello stesso Nello Musumeci alla presidenza della Regione nelle elezioni che si terranno in autunno. Messo praticamente all’angolo, Musumeci in serata ha diffuso una nota: «Non posso non prendere atto dell'esito del voto espresso dall'Aula e del suo significato politico – dice Musumeci –. Se qualche deputato - vile e pavido - si fosse illuso, con la complicità del voto segreto, di aver fatto un dispetto alla mia persona, si dovrà ricredere. Perché il voto di questo pomeriggio - per la gravità del contesto generale - costituisce solo una offesa alle Istituzioni regionali, a prescindere da chi le rappresenta. Nella consapevolezza di avere ottenuto la fiducia del popolo siciliano, adotterò le decisioni che riterrò più giuste e le renderò note entro le prossime ventiquattr'ore».  

Opposizione all’attacco

L’opposizione (Pd, Cinque Stelle, Centopassi) giudica ormai evidente la fine dell’esperienza di governo di Musumeci. Lo dice il segretario del Pd siciliano Anthony Barbagallo: «La maggioranza di centrodestra in frantumi». Lo dice Claudio Fava (Centopassi), già pronto candidarsi alla presidenza della Regione per il centrosinistra, che invita Musumeci a prendere atto della situazione: «A prescindere dalle decisioni che il presidente prenderà nelle prossime ore, il voto di stasera certifica che Musumeci non ha più alcuna maggioranza – dice Fava – . Ne prenda atto, quantomeno per salvaguardare la dignità della funzione che rappresenta. Nei prossimi mesi, per le scelte che la attendono, la Sicilia avrà bisogno di un governo autorevole, legittimato da una solida maggioranza. È chiaro che quel governo non potrà essere guidato da Musumeci. Le sue dimissioni rappresenterebbero oggi un atto di decenza e di rispetto per le sorti della Sicilia». Lo dice Nuccio Di Paola, portavoce in aula dei grillini e anche lui papabile per una candidatura alla presidenza della Regione: «Il risultato del voto conferma per l’ennesima volta che il governo Musumeci non ha più una maggioranza all’Ars ed è al capolinea. Al contempo, il voto fa emergere un fronte dell’opposizione maturo e compatto, che va ben oltre i numeri attesi superando le preferenze del presidente della Regione – dice Di Paola – . Sono buone premesse per mettere insieme forze politiche capaci di affrontare le prossime sfide della Sicilia. Mi preparo intanto a compiere, con una certa emozione ma anche con grande senso di responsabilità, il prossimo passo, l’elezione della più alta carica dello Stato. In quell’occasione daremo il nostro contributo per determinare la vita democratica nazionale e il futuro del nostro Paese».

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