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Sicilia, la sfida del Green deal parte da Siracusa

Il governatore Musumeci: transizione dell’area industriale necessaria, ci candidiamo a essere la prima regione verde d’Italia. La sottosegretaria Gava: «Riattivare Patto della raffinazione»

di Nino Amadore

(ANSA)

I punti chiave

  • L’equilibrio difficile del Sistema Italia
  • Quanto vale l’area industriale siracusana
  • Area di crisi complessa: una sfida per la politica

4' di lettura

La Sicilia si candida a diventare la prima regione verde d’Italia e piattaforma green del Mediterraneo.  Ed è in questa strategia che si inquadra anche la richiesta di area complessa per la zona industriale di Siracusa nel triangolo dei comuni di Priolo-Augusta-Melilli. Possiamo dire che questa è la sintesi, fatta principalmente dal presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, a margine della presentazione del rapporto di sostenibilità dell’area industriale siracusana. Un polo industriale che riassume tutti i temi oggi all’ordine del giorno: approvvigionamento energetico nazionale, sostenibilità, transizione energetica. Dunque di strategia energetica nazionale.

Lo dice chiaro il presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona: «Questo distretto è strategico per il nostro Paese perché è al centro della catena di fornitura energetica, per il know – how tecnologico e l'enorme valore del capitale umano, per il posizionamento strategico al centro del Mediterraneo, insostituibile ponte con i paesi dell'area Mena (Middle East, North Africa) a cui sempre di più dovremo guardare in una logica centrata sul Mediterraneo». Lo ha detto tante volte sottolineando l’importanza della richiesta di riconoscimento di Area di crisi complessa recentemente avviata che chiama in causa in prima battuta il Mise guidato da Giancarlo Giorgetti.

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L’equilibrio difficile del Sistema Italia

Salvare il polo industriale di Siracusa e rilanciarlo grazie agli investimenti è la sfida che tutti vedono davanti. E in fondo, sembra di capire, è la sfida del Sistema Italia, come spiega Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria che presiede il Gruppo tecnico Energia: «Abbiamo una debolezza rispetto a Francia e Germania: da una parte dobbiamo finanziare con un investimento ingente l'industria del rinnovabile - che deve spingersi verso la produzione di quantità ad oggi inimmaginabili - e dall'altra dobbiamo tenere in vita il sistema termoelettrico che funzioni da bilanciamento all'instabilità strutturale delle rinnovabili. Quindi uno scenario con doppi costi, insostenibili da qui al 2030. Ma questo non significa che le imprese italiane non saranno pronte o non si stanno preparando a gestire il Green Deal europeo – dice Regina – . Le imprese italiane sostengono con forza il Green Deal europeo ma c'è bisogno di pragmatismo e di grande senso della realtà, guardando alle tecnologie disponibili con chiarezza e senza ideologie. Solo così e allineando i tre assi ambientale, economico e sociale, possiamo accompagnare un processo di transizione in linea con le aspettative del Paese. Se così non fosse rischiamo di perdere una grande opportunità».

Quanto vale l’area industriale siracusana

Se vogliamo rimanere alle opportunità a rischio dalle parti di Siracusa e della Sicilia basta scorrere il rapporto di sostenibilità che, senza trascurare gli effetti della pandemia, restituisce il quadro di quella che è la situazione da queste parti dove si trovano dieci grandi aziende della raffinazione, della chimica e dell’energia. «Le grandi aziende – spiega Sergio Corso, vicepresidente di Confindustria Siracusa e responsabile del gruppo per la sostenibilità – nel 2020 hanno fatturato 7,1 miliardi e hanno distribuito 223 milioni di euro di retribuzioni ai poco più di 7.000 dipendenti complessivi. Nel 2020 il valore aggiunto è stato di 694 milioni mentre all’erario sono stati versati 2,5 miliardi di euro. L' emergenza sanitaria ha provocato una accelerazione del processo di transizione energetica quando ancora molte tecnologie non sono mature. Le Aziende hanno necessità di essere ‘accompagnate' in questo percorso anche tramite: Pnrr, Area di crisi industriale complessa, Fondi europei di coesione e per il Green Deal». Ecco il punto che Bivona chiarisce: «Noi siamo pronti a raccogliere la sfida della transizione energetica. Ma se la politica non è in grado di indicare nessuna strada o altrimenti quelle proposte dalle aziende non vanno bene, cosa resta? Ci vogliono risposte. Sui percorsi possibili, sui progetti concretamente realizzabili ed economicamente supportabili, sui tempi per le autorizzazioni che non possono essere certamente quelli attuali. Ecco io non so se queste risposte debbano provenire dal Pnrr (del resto, fondi e linee di finanziamento furono negoziate con l'UE dal precedente governo, lasciando a questo poco margine operativo). Non so se le risposte possano trovarsi nel riconoscimento come Area di crisi complessa, perché poi questo andrebbe riempito con fondi necessari alla bisogna. Oppure se possano poggiarsi sui fondi comunitari di sviluppo e coesione. O infine si vuol ricorrere al quel Patto Stato-Raffinazione approvato nel bilancio del 2020 che prevede che parte delle accise versate dalle aziende allo Stato possano essere utilizzate per finanziare in parte investimenti di transizione energetica».

Area di crisi complessa: una sfida per la politica

La politica dunque. Musumeci, arrivato fin qui, disegna quella che ritiene una prospettiva possibile per quest’area industriale e per la Sicilia: «C’è un braccio di ferro costante nonostante parecchi ministri mostrino attenzione nei confronti della Sicilia. Noi non abbiamo bisogno di elemosine ma abbiamo bisogno di pari opportunità con le altre regioni – dice il governatore della Sicilia –. Roma deve sapere che l’attuale classe dirigente della Sicilia non può sopportare il peso di responsabilità pregresse, passate. Ecco perché l’area di crisi industriale qui nel siracusano diventa il presupposto essenziale per far fronte a un’opera di conversione, per attrarre nuovi investimenti e nuovi capitali e avviare la stagione dell’innovazione. È una sfida importante per le industrie siciliane perché lopera di conversione deve vedere protagoniste le imprese: noi abbiamo bisogno di recuperare tanto terreno perduto. Ho detto al ministro della transizione Cingolani che la Sicilia si candida a essere la prima regione verde in Italia. Vogliamo essere un centro di produzione dell’idrogeno, siamo i primi per il biologico in agricoltura». Per il governo nazionale parla Vannia Gava, sottosegretaria al ministero per la Transizione ecologica: «Il governo non si può sottrarre. Noi dobbiamo fare di più e lavorare di più: non possiamo promettere miracoli ma è indispensabile che il governo, parlo per la mia parte politica, che trovi soluzioni insieme a voi.  Dobbiamo riattivare il Patto per la Raffinazione e far comprendere a tutto il governo, me ne farò portavoce con il ministro Cingolani ma anche con il presidente Mario Draghi, che si sta innescando un momento difficile. C’è molto da fare e siamo aperti alla collaborazione. Non possiamo sottrarci al grido di allarme di questo settore. Sarò lieta di avviare un dialogo con il polo industriale siracusano che durante la fase acuta della pandemia ha garantito continuità degli approvvigionamenti e stabilità del lavoro. È indispensabile che il governo trovi soluzioni insieme agli imprenditori che sono la parte trainante del nostro Paese».

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