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Sicily Divide, in bici alla scoperta della Sicilia più remota (e più vera)

Quasi 500 chilometri da Trapani a Catania su strade senza traffico fra borghi dalle tradizioni millenarie, panorami mozzafiato e ferite ancora aperte

di Maximilian Cellino

La strada intorno a Mussomeli

4' di lettura

La Sicilia ha la forma di un triangolo, e se la tagli a metà lungo la bisettrice che unisce Trapani a Catania puoi scoprire paesaggi lontani dai luoghi da cartolina e frequentati dal turismo di massa, ma non per questo di minor fascino e bellezza e soprattutto più genuini e godibili. Ammirare la storia e le tradizioni millenarie di un borgo arroccato su un’altura, perdersi fra gli sterminati campi di grano e successioni continue di vigneti e alberi da frutta, fermarsi a riflettere di fronte ai luoghi che portano ancora vive le ferite di sciagure recenti e mai dimenticate e godere dell’ospitalità tipica di chi abita l’isola sono gli obiettivi di chi percorre la Sicily Divide: un itinerario tracciato dall’Associazione Ciclabili Siciliane .

Il percorso

Pedalare lungo i suoi quasi 500 chilometri senza un metro di pianura richiede impegno, ma è comunque alla portata di ciascun ciclista dotato di buon allenamento e di una mountain bike o una bici gravel con pneumatici sufficientemente larghi e tassellati. Si percorrono infatti anche strade rurali, sterrate o dismesse da tempo e quindi in condizioni non sempre ideali, in cambio però si ottengono panorami splendidi e si attraversano zone che spesso appaiono fuori dal tempo. E a proposito di tempo, ciascuno può prendersi il suo per completare l’itinerario, che i creatori hanno idealmente diviso in 7 tappe.

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Sicily Divide, in bici alla scoperta della Sicilia più remota

Sicily Divide, in bici alla scoperta della Sicilia più remota

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Posti di controllo e strutture per pernottare

Lungo il percorso, che si può anche interpretare a seconda delle esigenze e delle curiosità spaziando attorno a una traccia di base e completato il quale si ottiene il brevetto, gli ideatori hanno fissato posti di controllo in cui timbrare il pass e indicato strutture bike friendly dove i pernottamenti sono più confortevoli.I capoluoghi di partenza e arrivo (con la variante che prevede inizia da Palermo anziché da Trapani), quelli intermedi di Caltanissetta e di Enna (il più alto d'Italia, con i suoi 931 metri sul livello del mare) rappresentano ovviamente mete imperdibili, ciascuno con le sue particolarità.

I luoghi da non perdere

Nella Sicily Divide ci si imbatte però anche in paesi più piccoli ma dal fascino infinito come Salemi , Agira o Sambuca di Sicilia , eletto Borgo dell’anno in Italia nel 2016. E tra i luoghi che rimarranno impressi nella memoria ci sono di sicuro le saline di Trapani, la Granfonte dalle 24 cannelle in bronzo costruita nel 1651 a Leonforte , il Teatro Andromeda creato dal pastore Lorenzo Reina nei pressi di Santo Stefano Quisquina scolpendo i 108 seggi di fronte al proscenio nella posizione delle stelle visibili della costellazione.

Memorie letterarie e ferite ancora aperte

Imperdibile anche il Palazzo Filangeri di Cutò di Santa Margherita di Belice, reso celebre ne Il Gattopardo e scampato al terremoto del 1968. Non ci si può non emozionare di fronte ai segni di quella sciagura, oggi ancora visibili e toccabili con mano nel paese fantasma di Poggioreale o nel celebre Grande Cretto realizzato da Alberto Burri, che giace sul fianco di una collina proprio dove si trovava l’abitato di Gibellina, oggi ricostruito a 20 chilometri di distanza e arricchito da opere di arte contemporanea.

Origini lontane

Le radici e la cultura millenaria e cosmopolita della Sicilia affiorano poi dietro ogni angolo, spesso dove meno te le aspetti. La già ricordata Sambuca rivendica le sue origini saracene della quale va fiera tanto da utilizzare la lingua araba per i cartelli delle strade. E il bilinguismo è d’obbligo anche a Contessa Entellina , paese posto a pochi chilometri di distanza dal tracciato di base della Sicily Divide e fondato nel 1450 da popolazioni di origine albanese. Ancora oggi molte famiglie di Hora e Kuntisës parlano arbëresh, una lingua che potrebbe essere tranquillamente compresa per le vie di Tirana. E l’8 settembre la processione della Madonna della Favara unisce ancora la chiesa cattolica romana e quella di rito bizantino.

Qualche nota dolente (o dolosa)

I borghi si alternano a uno scenario unico dove lungo campagne spopolate, ma dai raccolti ricchi, appaiono anche improvvisi boschi che permettono di proteggersi dai raggi del sole impietosi durante l'estate. Si pedala su strade secondarie e rurali, con traffico quasi inesistente, ideali da percorrere soprattutto nei mesi di settembre e ottobre o anche in primavera per scampare alla calura e approfittare dei frutti che crescono spontanei dalla terra. Una terra – va detto pure questo - che l’uomo cerca di tanto in tanto di violentare e distruggere appiccando incendi dalle conseguenze disastrose come quelli dell’estate passata o abbandonando immondizia lungo le strade. Non esiste un luogo perfetto, si sa, ma in certi casi basterebbe un minimo sforzo per renderlo tale.

Il passaggio dei ciclisti e la spinta innovativa che portano con sé può convincere i pochi giovani rimasti nelle terre attraversate a non emigrare e ad aprire attività che possano trarre beneficio da questi flussi

Ideatore della Sicily Divide Giovanni Guarneri

Un progetto in continuo divenire

Sicily Divide è un progetto a costo zero, creato poco più di un anno fa in piena pandemia e che fa affidamento sulle donazioni degli stessi ciclisti che lo hanno percorso. Non sono certo pochi, visto che gli ideatori stimano in quasi 1.800 i dividers che hanno completato l’itinerario nell’arco degli ultimi 15 mesi. «Il nostro obiettivo era e rimane quello di consentire alle aree interne e più remote della Sicilia di usufruire del flusso turistico di chi viaggia in bici e che di solito si limita a visitare i luoghi più conosciuti sulla costa», spiega Giovanni Guarneri, ideatore della Divide, che non nasconde un sogno: «L’auspicio - aggiunge - è che il passaggio dei ciclisti e la spinta innovativa che portano con sé possa convincere i pochi giovani rimasti nelle terre attraversate a non emigrare e ad aprire attività che possano trarre beneficio da questi flussi». Ciclabili Siciliane ha intanto appena presentato un nuovo progetto, il Periplo della Sicilia. Stavolta i chilometri da pedalare sono 1.100, ma lo spirito è in fondo sempre lo stesso.

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