A Parma

Sicim, 1,5 miliardi di commesse per il gruppo di Busseto

Il colosso degli impianti oil&gas scommette sulle pipeline per l'acqua. Portafoglio ordini realizzato al 100% all'estero. L'ad Cagnani: «Vinte due gare tra Perù e Iraq da mezzo miliardo di dollari».

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

«Specialisti in imprese impossibili». Lo slogan scelto da Sicim condensa non solo la capacità del colosso di Busseto (Parma) di realizzare impianti immensi per trasportare oil& gas in zone remote non battute dall'uomo, ma anche la tenacia di un gruppo familiare che resta radicato nel piccolo comune agricolo noto per aver dato i natali a Giuseppe Verdi pur non fatturando più un centesimo nel mercato domestico. «Il nostro portafoglio ordini, oggi arrivato a un miliardo e mezzo di euro, è al 100% all’estero, fuori addirittura dall’Europa. In Italia non si lavora più e anche i progetti in Europa si stanno esaurendo», racconta l'amministratore delegato Guido Cagnani.
L’anno di Covid sta imprimendo più un rallentamento ai progetti (partiti e in partenza) che ferite nei conti del gruppo fondato dai fratelli Riccardi nel 1962 per la posa di condotte, all’epoca dei primi metanodotti Snam. «Contiamo di chiudere anche il 2021 attorno al mezzo miliardo di euro di fatturato, come l’anno alle spalle, e 65 milioni di Ebitda. Abbiamo appena vinto due gare internazionali tra Perù e Iraq da mezzo miliardo di dollari e la seconda accelererà la nostra diversificazione negli impianti per il trasporto dell’acqua. L’emergenza sanitaria non ha inciso sui volumi quanto sui programmi, diluendo le commesse e modificando profondamente il nostro modo di lavorare», spiega Cagnani, alla guida di una squadra di 6.500 persone sparpagliate in 25 sedi nel mondo, dove Sicim si è affermato tra i leader mondiali nella progettazione, approvvigionamento e costruzione di condotte e impianti di trattamento per olio, gas e acqua. «Le difficoltà a spostare il personale da un Paese all'altro ci stanno portando a utilizzare più forze lavoro estere locali e a dare spazio alle nazionalità per cui trasferte e mobilità sono più semplici, perché anche questo diventa oggi un fattore di competitività» spiega l’ad.
Il Covid ha accentuato le distanze tra il quartier generale di Busseto e i rami operativi del business, ma dall’Emilia non ci si sposta, perché è nella terra dei motori e della metalmeccanica che si trova il valore aggiunto capace di trasformare un’azienda familiare in un big del settore che regge le altalene di commesse a otto zeri e batte i competitor mondiali in tender dall'Algeria al Kazakistan, dal Messico all'Uganda: «Noi qui a Busseto – rimarca l’ad - progettiamo e realizziamo il nostro parco macchine, mezzi di dimensioni enormi (escavatori, curvatubi, saldatubi, gru, ndr). Lavoriamo con beni di proprietà e i nostri guadagni vengono sempre reinvestiti in nuove attrezzature». Un patrimonio unico che in 59 anni ha permesso di installare oltre 13mila chilometri di gasdotti e di posare più di 25mila tonnellate di strutture in acciaio.
In Perù – Paese che Sicim presidia da dieci anni – è stato vinto un contratto quinquennale in consorzio con Stork (gruppo Fluor), per manutenere 1.700 km di pipeline di gas naturale dal giacimento di Camisea fino alla costa pacifica. «Il progetto peruviano prevede l’impiego di escavatori elitrasportabili e automontanti per poter operare in zone inaccessibili via terra, nella selva e nella sierra. Abbiamo dovuto inventarci come scomporre un escavatore da 13 tonnellate in quattro pezzi da meno di 3.900 kg l’uno trasportabili in elicottero e rimontabili in poche ore senza l’ausilio di altri mezzi». Una sfida vinta da Sicim in quattro mesi con 70 tecnici e ingegneri al lavoro tra l’headquarter di Busseto e la sede di Lima, in collaborazione con 19 società partner.
È nelle pipeline per l'acqua - cui è legata la commessa vinta in Iraq che durerà due anni coinvolgendo fino a 500 persone - che Sicim vede oggi le prospettive più interessanti. «Non solo in Iraq ma in diversi altri Paesi stiamo valutando progetti per il trasporto di acqua, si tratta di tecnologie non molto diverse da quelle per gli idrocarburi, anzi più semplici, perché si lavora sempre con un liquido in pressione ma meno pericoloso, quindi trattamento e trasporto richiedono l'utilizzo di materiali e tecniche meno sofisticati» conclude Cagnani. Presente dal 2021 a Bassora, con due basi industriali irachene, una flotta di 400 mezzi e campi abitativi per ospitare fino a 1.500 persone, Sicim ha vinto la gara di Lukoil per progettare e costruire un nuovo sistema di trattamento e distribuzione dell’acqua, incluso lo stoccaggio e un nuovo sistema di iniezione acqua nei pozzi.

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