sistemi ecologici

Sicit, biostimolanti con gli scarti

Il gruppo è stato premiato ai Green Carpet Awards e ha debuttato all'Aim

di Marta Casadei


2' di lettura

«Tra gli Oscar quelli che fanno più notizia sono i premi agli attori, ma i riconoscimenti vanno anche alla sceneggiatura, alla fotografia, senza i quali il film non esisterebbe. Per questo sono orgoglioso dell’Oscar della moda green assegnato a Sicit: ce lo siamo meritati, anche perché con il nostro lavoro risolviamo alle aziende del distretto il problema dello smaltimento degli scarti».

È soddisfatto Massimo Neresini, amministratore delegato di Sicit Group, che domenica 22 settembre, insieme al presidente Valter Peretti, è salito sul palco della Scala di Milano per ritirare il Green Carpet fashion award for Technology.

Il gruppo Sicit - 120 dipendenti, con i ricavi semestrali appena comunicati a 32,5 milioni e un Ebitda al 39 per cento - non è un’azienda di moda: lavora gli scarti delle concerie (sotto prodotti di origine animale, residui di prodotti finiti, grasso) e, complici tecnologie di ultima generazione e un sistema di produzione ad alta automazione, li trasforma in idrolizzati proteici utilizzati nei fertilizzanti e nei biostimolanti - il core business aziendale -e produce ritardanti per il gesso che vengono venduti in 90 Paesi nel mondo. Allo studio, al momento c’è anche la trasformazione del grasso di scarto in biocarburante.

Sicit è un player dell’economia circolare ante litteram: «L’azienda è nata negli anni Sessanta a Chiampo, mentre il termine circular economy è comparso solo dieci anni più tardi: noi eravamo già in prima fila. Di fatto, aiutiamo le aziende della concia a smaltire i loro rifiuti in modo sostenibile ed economico: per lo smaltimento di una tonnellata di fango, per fare un esempio, le aziende pagano tra i 200 e i 300 euro; noi acquistiamo i “rifiuti” per 15-30 euro a tonnellata».

Il concetto chiave nella strategia del gruppo, che proprio nel 2019 - a seguito della business combination con la Spac Sprintitaly - ha debuttato all’Aim, è uno: investire in ricerca e sviluppo. «Dopo l’apertura dello stabilimento di Arzignano nel 2004 - chiosa Neresini - abbiamo rinnvato quello di Chiampo; internamente abbiamo laboratori di ricerca altamente specializzati e collaboriamo con le Università. Vogliamo continuare a crescere, anche cogliendo le opportunità offerte dalla Borsa, ed essere all’avanguardia».

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