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Sicurezza, app e test sierologici: Brescia prepara la Fase 2

Aib e sindacati siglano un protocollo che fissa le regole operative in azienda e avviano una sperimentazione sanitaria per il monitoraggio epidemiologico all’interno delle fabbriche

di Luca Orlando

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Aib e sindacati siglano un protocollo che fissa le regole operative in azienda e avviano una sperimentazione sanitaria per il monitoraggio epidemiologico all’interno delle fabbriche


3' di lettura

Regole operative dettagliate, per dare subito uno strumento chiaro a chi già può lavorare. E l’avvio di una sperimentazione sanitaria, con l’obiettivo di trovare le modalità migliori per una convivenza di medio termine con il virus. Brescia si prepara alla Fase 2 con regole d’ingaggio condivise tra imprese e sindacati, siglando sotto la regia delle prefettura un Protocollo che guidi i comportamenti di sicurezza e le modalità organizzative per applicarli in azienda.

L’accordo industriali-sindacati
A siglarlo sono l’Associazione Industriale Bresciana insieme a Cgil, Cisl e Uil di Brescia, mettendo in campo per la sperimentazione sanitaria anche l’Università locale. «È un passaggio importante - spiega il presidente di Aib Giuseppe Pasini - che crea i presupposti adatti per una ripresa graduale con regole condivise. I problemi non spariranno subito e dobbiamo imparare a convivere con il virus: ecco perché abbiamo impostato non solo un protocollo operativo per il presente, ma anche una sperimentazione che possa guidare le scelte dei prossimi mesi».

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Sperimentazione pilotata dall’Università di Brescia che partirà tra aziende volontarie, prevedendo non solo il monitoraggio quotidiano del personale tramite rilevazione della temperatura, dei sintomi e dei contatti attraverso una app, ma anche più sessioni di tamponi e prelievi di sangue per classificare la popolazione aziendale tra soggetti sani, asintomatici, immuni. Monitoraggio di otto mesi che prevede altre batterie di test a 120 e 240 giorni dall’avvio.

Chi già sta lavorando a pieno ritmo
Se in questo caso la sperimentazione partirà tra gli associati Aib che si renderanno disponibili, è invece già pienamente operativo l’orientamento comune che dettaglia le regole di sicurezza da adottare. Derivate dal protocollo siglato da Confindustria e sindacati lo scorso 14 marzo, ma integrate anche da esperienze locali di aziende che già in condizioni normali lavorano in camere bianche e utilizzano sistemi di protezione individuale come regola. È il caso del gruppo alimentare Volpi, oltre 200 milioni nei salumi, che per tenere il passo di una domanda quasi raddoppiata sta lavorando su tre turni sette giorni su sette.

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«Abbiamo messo a disposizione del tavolo tecnico del Protocollo il nostro responsabile della qualità –spiega l’ad del gruppo Alberto Volpi – cercando di condividere il nostro know-how. Che ci consente di essere operativi al 100% non solo per il lavoro fatto in termini di sicurezza interna, ma anche per l’azione verso la filiera a monte. Per esempio rendendo disponibili ai nostri fornitori di packaging mascherine e guanti protettivi, strumenti di cui non tutti erano provvisti».

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Passi graduali
Il territorio si prepara quindi alla Fase due, che in parte già procede con il parziale riavvio di aziende che possono operare sulla base del Decreto ministeriale o delle autorizzazioni prefettizie. È il caso della stessa acciaieria Feralpi di Pasini, che entro la prossima settimana dovrebbe arrivare al 50% della propria capacità, così come di Fabbrica d’Armi Beretta, che dopo uno stop volontario di due settimane sta gradualmente ripartendo.

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«Iniziamo con alcuni specifici reparti - spiega il direttore generale Carlo Ferlito - e credo che venerdì 200 persone saranno al lavoro. Per arrivare poi a pieno regime con 800 addetti entro la metà di maggio». Nuove distanze interpersonali, controlli della temperatura, rimodulazione dei turni, nuove modalità di utilizzo degli spazi comuni, distribuzione di strumenti di protezione individuale sono alcuni dei meccanismi previsti dal Protocollo e già applicati.

Il nodo test sierologici
Con la possibilità a breve di andare anche oltre. «I test sierologici in Regione non sono ancora validati o previsti - aggiunge Ferlito – ma intanto ci stiamo attrezzando e appena si potrà li realizzeremo. In effetti stiamo già cercando di acquistarli. Sul mercato vi sono kit con costi variabili da sei a 20 euro: il problema è capire quali siano quelli affidabili».

Per approfondire:
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    Luca Orlandoinviato-caporedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese

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