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Sicurezza, autostrade e viadotti: nuova emergenza sulla A14 a Roseto

Il motivo della chiusura dello svincolo di Roseto è l’ultima ondata di sequestri disposta a metà novembre dal gip di Avellino per la questione delle barriere non a norma emersa con l’indagine sulla strage del bus del 2013

di Maurizio Caprino

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Il motivo della chiusura dello svincolo di Roseto è l’ultima ondata di sequestri disposta a metà novembre dal gip di Avellino per la questione delle barriere non a norma emersa con l’indagine sulla strage del bus del 2013


3' di lettura

Dal 7 dicembre sull’autostrada A14 è chiuso anche lo svincolo di Roseto, in uscita provenendo da nord (Ancona) e in entrata per chi è diretto a nord. È l’ultima limitazione al traffico sulla seconda dorsale del Paese, che si aggiunge a quelle già in atto e al rischio di chiusura del viadotto Cerrano ai mezzi pesanti.

Il tutto per cantieri o per le restrizioni imposte da magistratura e ministero delle Infrastrutture.

Il motivo della chiusura dello svincolo di Roseto è l’ultima ondata di sequestri disposta a metà novembre dal gip di Avellino per la questione delle barriere non a norma emersa con l’indagine sulla strage del bus del 2013: ora si sta completando la loro esecuzione (il gip ha concesso 20 giorni per ottemperare e in alcuni casi mancavano segnaletica e altri materiali necessari) e si è arrivati ad attuare il sequestro delle barriere del viadotto sulla SS 150 del Vomano, contiguo allo svincolo.

Tempi lunghi per gli interventi
Visto che il sequestro comporta su ciascuna carreggiata la chiusura al traffico della corsia di destra (quella vicina alle barriere a rischio), se lo svincolo restasse aperto non si riuscirebbe a garantire gli spazi necessari per le manovre di entrata e uscita dall’autostrada.

Aspi, pur non condividendo i giudizi degli ispettori ministeriali e del Consiglio superiore dei lavori pubblici - che parlano di barriere a rischio -, ribadisce la disponibilità a sostituirle secondo il cronoprogramma sostanzialmente dettato dal Mit.

Ma i tempi non saranno brevi: per ogni viadotto occorre farsi approvare il progetto definitivo di sostituzione delle barriere, necessario per ottenere il dissequestro e poi redigere e far approvare il progetto esecutivo. Si prevede che i lavori non finiscano prima del 2021.

Viadotto Cerrano: attesa decisione prefetto
Si temono tempi lunghi anche per il viadotto Cerrano. La richiesta di chiusura ai mezzi pesanti è da lunedì 2 dicembre sul tavolo del prefetto di Teramo, che non ha preso decisioni. Che sono delicate, strette tra le esigenze di sicurezza e quelle del traffico (il traffico a lunga percorrenza andrebbe dirottato sulla già congestionata Autosole e per il resto finirebbe nei centri abitati attraversati dalla statale 16).

Come rivelato dal Tgr Rai dell’Abruzzo, un anno fa c’era stata una situazione analoga per i viadotti di A24 e A25 (gestione Toto): le Prefetture di Roma, L’Aquila e Teramo avevano ritenuto che decidere spettasse direttamente al gestore.

Tutto dipende da come si interpreta l’articolo 6 del Codice della strada. Esso dà competenza ai prefetti quando ci sono in gioco la sicurezza pubblica o quella della circolazione, lasciando ai gestori le decisioni che toccano la pubblica incolumità, la tutela del patrimonio stradale o esigenze di carattere tecnico.

Come inquadrare la situazione del Cerrano, dove secondo il ministero delle Infrastrutture e il Genio civile ci sono rischi potenziali e secondo Aspi no?

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Al via la verifica da parte di Aspi
Ma forse non sarà necessario rispondere a questa domanda. Fonti della direzione di tronco Aspi di Pescara rivelano che è quasi pronta la verifica globale della struttura, richiesta dal ministero.

È in corso secondo le norme tecniche di costruzione attuali (Ntc 2018), quindi dovrebbe dare la migliori garanzie. Verrà portata alla prossima riunione in Prefettura, convocata per giovedì 12 dicembre. A quel punto, se la verifica fosse positiva, il ministero potrebbe ritirare la richiesta di chiusura ai mezzi pesanti.

In sostanza, l’ispettore ministeriale Placido Migliorino aveva rilevato che le cerniere di taglio che unicsono le varie parti dell’impalcato vanno risanate sostituendole provvisoriamente con altre di cui non è dimostrata la resistenza sismica. Secondo i tecnici Aspi, le cerniere provvisorie non sono necessarie.

Inoltre, preoccupa la frana su cui si trova il Cerrano. Dal tronco Aspi si fa però notare che i sensori installati sui suoi versanti e, da autunno 2018, sul viadotto stesso, dicono che nell’ultimo anno nulla si è mosso. A monte di tutto c’è la necessità di concordare nuove metodologie di controllo e intervento. C’è in corso un confronto fra Aspi e ministero e avrà ripercussioni in tutta Italia.

In ogni caso, anche senza la chiusura ai mezzi pesanti, il traffico sul Cerrano resterà difficoltoso per mesi. Tra i lavori che sono già in corso e quelli programmati, Aspi farà per questo viadotto interventi per 13 milioni. Sono dovuti anche alla frana su cui si trova il Cerrano, tanto che si lavorerà non solo su piloni e impalcato ma anche sui due versanti della frana stessa.

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