fase 2

Sicurezza in fabbrica, la manifattura di Bergamo firma il suo protocollo

Per il rientro in fabbrica tutte le associazioni datoriali, i sindacati e l’Ats locale hanno elaborato e firmato un testo condiviso

di Cristiana Gamba

3' di lettura

La manifattura di Bergamo e provincia ha siglato un protocollo per garantire la sicurezza e la salute in azienda in tempi di Covid-19. Una sorta di decalogo delle buone pratiche che dovrebbe garantire lavoratori e produzione per la fase 2. Per il rientro in fabbrica tutte le associazioni datoriali, i sindacati dell’industria e dell’artigianato con l’appoggio dell’Ats locale hanno elaborato e firmato il testo che integra l’articolato nazionale del 14 marzo scorso.

Le associazioni di categoria
Queste le associazioni che hanno firmato il protocollo bergamasco: Confindustria Bergamo, Compagnia delle Opere, Confartigianato Bergamo, Confimi Apindustria Bergamo, Cna Bergamo, Lia – Liberi imprenditori associati, Unione artigiani Bergamo; i sindacati provinciali Cgil, Cisl e Uil.

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Le buone pratiche
Rispetto al Protocollo nazionale, il testo provinciale tratta dettagliatamente gli aspetti più pratici di sicurezza aziendale nell’ambito dei processi produttivi, tra cui i tipi di dispositivi di protezione individuale previsti, le misure organizzative da adottare per garantire il distanziamento sociale, il ruolo del medico competente, l'organizzazione degli uffici, delle aree di produzione e dei magazzini e l’utilizzo dei mezzi aziendali.

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Tutti i settori della manifattura
Tutte le fasi dei processi sono state identificate e analizzate in modo da individuare ogni aspetto in modo chiaro ed esaustivo, definendo i comportamenti e le buone pratiche applicabili nelle imprese industriali e artigiane, sia piccole che medie e grandi, e dei diversi settori merceologici della manifattura. Tratto distintivo è anche l’apporto attivo della Ats locale, che garantisce dal punto di vista scientifico-sanitario le pratiche e i comportamenti previsti dal protocollo.

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La comunità bergamasca
«Con questo documento si conferma la stretta collaborazione con i sindacati e con Ats che ha caratterizzato la nostra azione fin dai primissimi giorni di questa crisi, a supporto del sistema delle imprese, dei lavoratori, dei cittadini e di tutta la comunità bergamasca così duramente colpita – ha dichiarato il presidente di Confindustria Bergamo, Stefano Scaglia -. Questo protocollo dimostra come sia possibile dare priorità alla tutela della salute e allo stesso tempo renderla compatibile con l’esercizio dell’attività manifatturiera».

IL PROTOCOLLO DI BERGAMO

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La cornice
Rispetto al protocollo nazionale, il testo provinciale tratta gli aspetti più pratici di sicurezza aziendale. Un punto fa da cornice: i rientri verranno disposti con modalità graduali e soprattutto «verificando le norme sanitarie in vigore». Ciò significa che, ad esempio nel caso della cassa integrazione a rotazione, non è detto che rientrino prima i lavoratori che usufruiscono dell’ammortizzatore sociale da più tempo: torneranno al lavoro con priorità i dipendenti che rischiano di meno. La tempistica solitamente utilizzata per ridistribuire il carico della cassa viene quindi sostituita dal principio di salute e sicurezza per la comunità. Inoltre, verrà valutata l’apertura dei reparti strettamente necessari e sarà mantenuto il più possibile l’utilizzo dello smart working.

Le regole
Date le premesse, in cima alle disposizioni del protocollo c’è l’informazione. È previsto che l’azienda si impegni a riportare in modo puntuale le regole che devono essere condivise. Il materiale sarà in inglese, francese, spagnolo, cinese e arabo. Gli ingressi saranno sottoposti al controllo della temperatura e saranno a turni, così come le uscite. Il testo suggerisce che «si può valutare il ricorso a giorni alternati o turni extra per ridurre il numero totale di lavoratori presenti contemporaneamente in un determinato turno».

La mobilità delle persone dentro il luogo di lavoro dovrà sempre garantire il distanziamento sociale; per la mensa sono incentivate le stoviglie e le posate monouso «privilegiando anche la distribuzione del cibo in porzioni pre-confezionate». Un paragrafo dettagliato viene riservato al ricambio dell’aria mentre quello della pulizia e sanificazione entra nel dettaglio circa l’utilizzo degli strumenti di lavoro. La linea è quella di privilegiare «la dotazione individuale e strettamente personale almeno delle parti che vengono in contatto con le mani o con il viso del lavoratore», evitando così l'uso promiscuo.

Anche i fornitori esterni dovranno seguire alcune regole. Dove questo è possibile gli autisti dei mezzi di trasporto dovranno rimanere a bordo. Infine l’accesso agli uffici dovrà essere ridotto al minimo: per gli sportelli front office e le postazioni dove è previsto il colloquio tra personale esterno e interno verranno inseriti i separatori parafiato.

Per approfondire:
Bergamo, nel cuore produttivo dell'epidemia che si è fermato a metà
Italia a contagi zero: nel Lazio 12 maggio, in Lombardia il 28 giugno

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