Cassazione

Sicurezza lavoro, condannato il comandante dei vigili che non fa indossare ai motociclisti il completo regolamentare

Casco integrale e protezioni rigide vanno indossate anche se il servizio è sul lungomare di una ridente cittadina, con caldo tropicale e una velocità massima di 30 km all’ora

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

Condannato il comandante della polizia municipale che non fa indossare agli agenti che conducono moto di grossa cilindrata il completo regolamentare: protezioni rigide e casco integrale. Una responsabilità, per la violazione delle norme sulla sicurezza lavoro, che non può essere esclusa solo perché i vigili in questione facevano servizio in un’amena località di mare in piena estate, percorrendo a 30 Km all’ora, tratte al massimo di 5 km in pieno centro abitato. La Cassazione conferma la condanna (sentenza 35218) sorda alle giustificazioni del comandante, secondo il quale una cosa sono i servizi di scorta o i pattugliamenti a largo raggio su strade a scorrimento veloce, un’altra le “passeggiate” per tenere d’occhio il centro di un luogo di vacanza o il lungomare. In quest’ultima situazione, infatti, spiega la difesa, l’abbigliamento richiesto era addirittura controindicato per problemi termici ed ergonomici.

Il disagio dovuto alle condizioni meteo

Ma né la calura estiva né il tipo di servizio svolto, sono un buon argomento per evitare la condanna. All’imputato viene negato anche il beneficio della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Un no quest’ultimo giustificato anche da un’affermazione azzardata dello stesso dirigente, che aveva difeso la sua scelta improntata alla “continuità”, facendo così intendere che i motociclisti non erano mai stati dotati di Dpi.

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Non passa neppure la tesi secondo la quale il “completo da motociclista” non sarebbe un Dpi, come non lo sono le uniformi, in base alla normativa nazionale.

Il completo da motociclista rientra, infatti, nei Dpi, perché deve presentare le caratteristiche utili a proteggere dai rischi connessi al lavoro svolto. Il testo unico sulla sicurezza lavoro (Dlgs 81/2008, articolo 74) - ricordano i giudici - definisce Dpi, qualunque attrezzatura o accessorio destinato a proteggere il lavoratore dai rischi che ne minacciano la sicurezza. Non rientrano invece nella nozione gli ordinari indumenti dal lavoro e le uniformi non destinate alla specifica tutela. Fuori dal raggio d’azione della norma anche le attrezzature delle forze armate e della polizia, utilizzate per mantenere l’ordine pubblico, come le tute imbottite, gli scudi o i giubbotti antiproiettile.

Il documento di valutazione dei rischi

Non è utile all’imputato neppure il supporto del Documento di valutazione dei rischi, redatto da un professionista, il quale aveva concluso che la “combinazione da motociclista” avrebbe reso problematica la prestazione lavorativa «per l’esigenza di lunghe permanenze sul posto, a fronte di brevi o brevissimi spostamenti e/o per il discomfort termico nel periodo estivo». Quindi anche senza il completo “d’ordinanza” era possibile, ragionevolmente, mantenere il rischio sotto controllo. Un documento che i giudici considerano in contrasto con le norme della polizia regionale, secondo le quali, solo per le moto di grossa cilindrata, anche nel periodo estivo doveva essere usato il “completo”, con protezioni rigide e casco integrale.

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