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Sider Alloys (ex Alcoa) trova l’accordo con Enel, la produzione può ripartire

Intesa della società con l’Enel per la fornitura di energia a 49,24 euro per megawattore. Si apre la strada al revamping dell’impianto di Portovesme

di Davide Madeddu

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(Aleandro Biagianti / AGF)

Intesa della società con l’Enel per la fornitura di energia a 49,24 euro per megawattore. Si apre la strada al revamping dell’impianto di Portovesme


2' di lettura

Firmato l’accordo e fissato il costo dell’energia per i prossimi «5 anni più cinque» si apre la strada al revamping dello stabilimento ex Alcoa oggi Sider Alloys di Portovesme. Tra l’azienda e l’Enel è stato siglato il contratto che prevede fornitura di energia a 49,24 euro a megawattora. Energia necessaria per rimettere in marcia e far funzionare la fabbrica di alluminio primario di Portovesme nella Sardegna sud occidentale. Una cifra che dovrebbe calare, in virtù di una serie di abbattimenti legati, come chiarisce Gaetano Libia, responsabile Energia del gruppo Sider Alloys, alla cosiddetta «interrompibilità e agli oneri indiretti per l’abbattimento della CO2.

La fideiussione è stata depositata e l’accordo è operativo – rimarca Libia – quindi ora si potrà andare avanti con il programma». Che al primo punto prevede la ricostruzione degli impianti con sistemi all’avanguardia. Opere propedeutiche alla riattivazione della fabbrica che sino alla fermata produceva 155 mila tonnellate di alluminio primario per pani e billette e aveva un fatturato di circa 580 milioni di euro l’anno assicurando occupazione a 450 dipendenti diretti e altrettanti tra appalti e indotto.

Il piano della Sider Alloys, rimodulato diverse volte, prevede un investimento complessivo di circa 150 milioni di euro. Risorse che arrivano, in parte da finanziamenti a fondo perduto (7,8 milioni di euro), in parte da finanziamenti a tasso agevolato (84 milioni di euro), altre messe a disposizione dall’Alcoa (20 milioni) e da risorse proprie dell'imprenditore per la restante parte. Nel programma di interventi l’inserimento di circa 370 lavoratori diretti e 70 a contratto cui se ne dovrebbero poi aggiungere degli altri in caso del riavvio della cosiddetta fabbrica degli anodi.

Attualmente all’interno dello stabilimento operano circa cento persone. Il revamping degli impianti, dove si punta a raggiungere una produzione «di circa 145 mila tonnellate di alluminio primario e vergelle in grado di soddisfare una parte del mercato nazionale e una piccola nicchia europea sarà portato avanti dalla Chinalco.

Ad annunciare la tempistica, con riserva dovuta ai fornitori cinesi e alle limitazioni dell'emergenza Covid, è stato l'amministratore delegato Giuseppe Mannina a fine luglio: un anno per i primi prodotti di alluminio dalla fonderia e 18 mesi per la prima colata dalle celle elettrolitiche. Per l’11 settembre ci sarà un vertice al Ministero dello Sviluppo economico per discutere anche del piano industriale.

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