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Sielte cambia pelle, formazione continua e più servizi digitali

La società catanese attiva nella costruzione di infrastrutture di rete nata nel gruppo Ericsson affronta la fase 2 dell'emergenza: tutelare l'occupazione dei 3mila dipendenti e nuovo business

di Simona Rossitto

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(IMAGOECONOMICA)

La società catanese attiva nella costruzione di infrastrutture di rete nata nel gruppo Ericsson affronta la fase 2 dell'emergenza: tutelare l'occupazione dei 3mila dipendenti e nuovo business


4' di lettura

La sfida, nella fase due dell’emergenza coronavirus, è quella di tutelare l’occupazione. Mantenere cioè il posto di lavoro alle tremila persone che lavorano nel gruppo Sielte che ha dovuto già fare ricorso per i mesi di aprile e maggio alla Cig al 50% proprio a causa del Covid. La società Sielte, che chiude il 2019 con un fatturato di circa 421 milioni, conta circa tremila dipendenti dislocati in 29 centri, con un indotto di altre 4mila persone. Si occupa soprattutto della costruzione di infrastrutture di rete per le telecomunicazioni, avendo come clienti le principali telco italiane, anche se di recente ha avviato un cambio di pelle e punta anche sui servizi digitali. Nata a Genova in seno al gruppo Ericsson nel 1925, dal 1999 è di proprietà della famiglia catanese Turrisi. A fronte di un calo del fatturato stimato del 50% nei mesi dell’emergenza, spiega Salvatore Turrisi, presidente e amministratore delegato, il gruppo è ora «impegnato a tutelare i livelli occupazione, a non dispendere il bagaglio di competenza, il know how, le specializzazioni, proseguendo appena possibile nel percorso di formazione continua che è una delle nostre caratteristiche».

A San Gregorio di Catania, dove conta 80 dipendenti, Sielte ha la sede legale mentre il quartier generale, con altre 80 persone, si trova a Roma. In genere i lavoratori di Sielte viaggiano attraverso l’Italia per l’attività di costruzione delle reti. Con l’arrivo del coronavirus, nonostante la grande domanda di fibra e di connessione che è emersa nella pandemia, gli investimenti per la stesura delle reti si sono necessariamente dovuti bloccare. Molti dipendenti di Sielte, infatti, non potevano più spostarsi per lavorare al Nord, dove avrebbero avuto bisogno di bagni, hotel, punti ristoro. Inoltre si è bloccato il mondo dei fornitori che gira intorno al business. Un quadro che ha prodotto conseguenze pesanti per il fatturato. «La prima cosa che abbiamo fatto – racconta Turrisi – è stata non farsi prendere dal panico. Noi abbiamo centinaia di persone che lavorano nella zona di Milano, provenienti proprio da Codogno e aree limitrofe e siamo riusciti in tempi brevi a mettere in smart working quanti non si occupano della parte operativa». In secondo luogo «abbiamo attivato un comitato di emergenza per mettere in fila una serie di operazioni e garantire protocolli molto rigidi sulla tutela della salute dei lavoratori. Abbiamo anche avviato un’operazione di sanificazione che dovrà nel prossimo futuro diventare una prassi. Inoltre abbiamo cominciato a pianificare il rientro in ufficio, pensando a colonnine con igienizzante, mascherine, eventuali barriere». Quanto al ricorso alla cassa integrazione, «abbiamo fatto in modo che impattasse nel minor modo possibile sullo stipendio». E in segno solidarietà ai dipendenti che hanno accettato la Cig, racconta Turrisi, «tutti i dirigenti, il cda e i consulenti, si sono ridotti del 50% il loro stipendio per aprile e maggio».

D’altronde i numeri parlano da sé. Conteggiati tutti i settori (l’azienda è attiva anche nell’impiantistica ferroviaria e dell’energia) l’attività è diminuita, afferma Turrisi, «del 50% nei due mesi dell’emergenza, è chiaro che tutto questo impatterà sul secondo semestre, ma la nostra azienda ha una solidità finanziaria ed economica importante: a fine 2020, considerato tutto, ci aspettiamo un calo del fatturato del 20% e pensiamo alla ripresa nella primavera del 2021».

Per aiutare il superamento della crisi, però, il gruppo avanza una serie di richieste e ha scritto all’associazione degli industriali di categoria Asstel perché le sostenga. Sielte chiede ad esempio al governo di estendere le misure del decreto del 17 marzo fino a fine dicembre 2020. Tra le altre proposte avanzate dalla società ci sono quelle che riguardano un’ulteriore «sburocratizzazione a livello di permessi e autorizzazioni per fare i lavori. Tirando le somme abbiamo fatto una serie di richieste sperando che vengano accolte». Al di là di eventuali aiuti del governo, il gruppo si sta attrezzando per «capire quali sono le azioni da intraprendere per la ripresa».

Tornando al discorso sull’occupazione, Turrisi ricorda che la società è stata tra le prime «a usare la Cig per formare continuamente il personale che ha un’età media di 50 anni. Facciamo molta formazione on the job, aggiornando continuamente i nostri dipendenti rispetto alla trasformazione digitale; anche basandosi sulla nostra esperienza, è stato poi introdotto il contratto espansivo nell’ordinamento italiano». Su questo percorso, della formazione continua dei dipendenti, il gruppo ha intenzione di andare avanti una volta finita l’emergenza e terminato il ricorso alla cig per il Covid.

Ma Sielte non è solo attività di progettazione e realizzazione di infrastrutture di rete. Da quando, quattro anni fa, c’è stato il passaggio generazionale, Salvatore Turrisi si è impegnato sulla diversificazione, in particolare puntando sul mondo dei servizi digitali. L’azienda, che è tra le cinque società accreditate dall’Agid per la fornitura dello Spid (il Sistema pubblico di identità digitale) e gestisce già 300mila identità digitali, ha puntato molto su un gruppo di giovani specializzati proprio nella progettazione e realizzazione dei nuovi servizi. D’altronde la digitalizzazione oggi, chiosa Turrisi, «se fatta bene porta a un ebitda in crescita a due cifre. Noi abbiamo avviato un cambio di pelle, di fatto è questo che fa la differenza: continuiamo a essere costruttori di rete, ma vogliamo far parte del mondo della digitalizzazione, abbiamo aperto vari dialoghi, con la Rai, con il mondo della difesa, solo per fare qualche esempio». E in questi giorni, annuncia Turrisi, «il gruppo sta lavorando a una piattaforma open source per le scuole che permetta di interagire nel corso della didattica on line».

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