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Siemens Energy in crisi, il Governo tedesco vara un salvataggio da 15 miliardi

Il gruppo energetico tedesco beneficerà di un piano di salvataggio con garanzie bancarie, finanziato in parte dallo Stato e in parte da banche private

Reuters

3' di lettura

Il gruppo energetico tedesco Siemens Energy, in forti difficoltà finanziarie, beneficerà di un piano di salvataggio del valore di 15 miliardi di euro in garanzie bancarie, finanziato in parte dallo Stato e in parte da banche private. Il ministero dell’economia tedesco ha confermato l’impegno nel maxi piano di sostegno al gruppo energetico, dopo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore. La «precondizione» imposta dall’esecutivo di Olaf Scholz è però «che tutte le parti interessate partecipino in modo adeguato alla protezione dell’azienda».

Siemens Energy sta affrontando un delicato momento a causa di difficoltà finanziarie, in particolare nel settore eolico, e ha chiesto nelle scorse settimane il sostegno delle istituzioni pubbliche. Dopo le discussioni iniziate ad ottobre, l’accordo raggiunto da Siemens Energy con il governo tedesco prevede che gli aiuti arrivino in parte con la garanzia dalle banche e in parte sotto forma di flusso di cassa da una joint venture costituita con Siemens in India.

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Il piano di salvataggio pubblico-privato

Più nel dettaglio, l’esecutivo tedesco interverrà in prima persona con una garanzia di 7,5 miliardi di euro. Il denaro verrà però erogato solo a condizione che anche le banche, tra gli altri, sostengano l’azienda. Il contributo del governo è parte di una linea di garanzia complessiva di 15 miliardi di euro complessivi. In particolare, le banche private concedono a Siemens Energy garanzie per un totale di 12 miliardi di euro, parzialmente garantite dallo stesso governo federale. Altri 3 miliardi di euro dovrebbero poi arrivare da ulteriori parti interessate. Siemens Energy, infine, potrebbe poi raccogliere altri 2 miliardi di euro attraverso la vendita di azioni di una joint venture con Siemens che secondo diverse fonti potrebbe essere Siemens India.

L’esecutivo ha giustificato il suo intervento sottolineando il ruolo strategico del gruppo nella transizione energetica, ma anche nel tessuto industriale tedesco, con 26.000 dipendenti assunti. L’azienda però «sta attualmente incontrando difficoltà nell’ottenere le garanzie richieste sul mercato finanziario».

Obiettivo: eolico

Dopo l’abbandono del nucleare e i piani per eliminare l’estrazione di carbone, la Germania punta sull’eolico per abbattere le sue emissioni nette entro il 2030. Come il settore nel suo complesso, anche Siemens Energy soffre di condizioni sfavorevoli, come l’aumento dei costi dei materiali da costruzione, dei tassi di interesse e la concorrenza cinese. Inoltre il Gruppo sta avendo problemi ad evadere gli ordini, a causa di problemi di qualità delle turbine prodotte dalla controllata tedesca Siemens Gamesa.

Siemens Energy distribuisce gas ed elettricità ed è specializzata in turbine eoliche. Il gruppo opera in 90 Paesi con oltre 90.000 dipendenti a livello globale. La richiesta di garanzie alle istituzioni, ha fatto sapere il gruppo nei giorni scorsi, è stata resa necessaria per sostenere i progetti più costosi a lungo termine, «su un portafoglio ordini da 110 miliardi» che, senza l’aiuto pubblico, non potranno andare avanti. Più in generale, Siemens Energy è da tempo un sorvegliato speciale in Borsa: nell’anno fiscale 2023-2024, il gruppo prevede una perdita da 4,5 miliardi, dovuta in larga misura ai problemi di Siemens Gamesa, controllata al 98% che costruisce turbine eoliche.

Siemens Energy è posseduta al 25% dal colosso energetico Siemens, che ha ridotto di recente la sua partecipazione dal 31,91% precedente e che avrebbe voluto, stando alla stampa tedesca, uscire per lavarsene le mani.

La richiesta di aiuto al governo federale ha invece riacceso i legami tra Siemens Energy e Siemens: Berlino infatti vorrebbe condividere con la società privata che ancora detiene una quota importante di Siemens Energy lo sforzo finanziario e il rischio.

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