CATENA ENOTECHE

Signorvino, 50 milioni di giro d'affari nel 2020 ed espansione all'estero

17 store, un milione di bottiglie vendute: bilancio positivo per il brand di enoteche del gruppo Calzedonia che il prossimo anno vuole conquistare i Paesi emergenti nell’Est Europa

di Maria Teresa Manuelli

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Bilancio positivo per Signorvino, catena veronese di enoteche con cucina fondata nel 2012 che fa capo al Gruppo Calzedonia che chiuderà il 2019

17 store, un milione di bottiglie vendute: bilancio positivo per il brand di enoteche del gruppo Calzedonia che il prossimo anno vuole conquistare i Paesi emergenti nell’Est Europa


3' di lettura

Signorvino, catena veronese di enoteche con cucina fondata nel 2012 che fa capo al Gruppo Calzedonia (2,3 miliardi di fatturato e 32 mila dipendenti), chiuderà il 2019 a 35 milioni di euro con una crescita del 10% circa rispetto all'anno precedente. Con l'ultima apertura di Curno (Bg), lo scorso novembre, gli store oggi sono 17 per circa un milione di bottiglie vendute. E per il 2020 l'insegna mira a raggiungere i 25-30 locali e 50 milioni di euro di giro d'affari (compresi gli affiliati), anche grazie a 6-7 nuove aperture in Italia - di cui altre due a Milano e altrettante a Roma, due a Parma e dintorni, una a Torino - per poi volare all'estero entro l'anno, con altri 3-4 store nei Paesi emergenti dell'Est.

«Non guardiamo alle piazze classiche, come Londra o New York – dichiara Federico Veronesi, ceo di Signorvino e terzogenito del fondatore Sandro – già troppo affollate. Preferiamo invece espanderci dove conosciamo bene il mercato attraverso le nostre filiali e dove c'è spazio per crescere. Stiamo puntando quindi soprattutto ai mercati di Austria, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria».
Con più di 1.500 etichette presenti negli store di oltre 250 fornitori e quasi un milione di bottiglie vendute nel 2019, Signorvino intende farsi ambasciatore del food&wine autentico italiano anche oltre confine. «Non cambieremo di certo la nostra formula e la nostra filosofia. A maggior ragione nei paesi stranieri, dove il made in Italy è apprezzato e ricercato», prosegue Veronesi. In Italia e all'estero le aperture avverranno sia in centri storici, sia in outlet e parchi commerciali: la strategia è di essere più vicino possibile alla domanda, senza pregiudizi.

Vino e food, fatturato al 50%
Anche l'offerta gastronomica sta assumendo sempre più importanza all'interno degli store, tanto da incidere ormai per la metà sul giro d'affari.
«Lo scontrino medio – interviene Luca Pizzighella, responsabile del marchio Signorvino – è di 31,40 euro, di cui la cucina rappresenta quasi la metà, con una crescita del 10%. L'obiettivo è di proporsi sempre più come un'esperienza di vino e convivialità a 360 gradi. Potenzieremo ulteriormente il momento della cena, con ricette semplici, ma di qualità e del territorio».

Spesa media per una bottiglia 20 euro
La formula spiegata da Veronesi è semplice: un ambiente che sia un negozio per la divulgazione delle storie del vino, con un'offerta di cibo, salumi, formaggi tipici, pasta fresca e secondi con materie prime selezionate. «Al posto dei sommelier formali ci sono gli enospecialisti che vengono dalla nostra scuola di formazione. Hanno il compito di spiegare le bottiglie sugli scaffali in modo più chiaro possibile. È un modello di vendita assistita che non si trova nei negozi della grande distribuzione organizzata. Proponiamo bottiglie da 5 euro fino a 5 mila euro. La spesa media è di 20 euro».

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Nuove assunzioni e formazione
In vista dell'espansione per il prossimo anno è prevista un'importante campagna di assunzioni, da affiancare alle 300 persone che già lavorano tra la sede centrale e gli store. «Aumenteremo ancora le risorse per la formazione del personale perché non vogliamo rinunciare al percorso fatto finora: una crescita continua dei nostri dipendenti e dei consumatori». Il personale, infatti, riceve formazione continua direttamente nelle cantine dei fornitori, in modo che sia in grado di trasferire conoscenza del vino e del cibo agli avventori. «Organizziamo anche due incontri settimanali aperti ai consumatori dove, senza sostituirci ai corsi professionali, facciamo cultura sul vino. Siamo convinti che non esista un vino migliore di altri ma che la funzione dei nostri enospecialisti sia proprio aiutare il cliente a capire quale sia il giusto vino per ogni occasione, la destinazione d'uso di ogni etichetta», spiega Pizzighella.

Online al servizio del punto vendita
A ottobre è stato lanciato il sistema di Crm, attraverso il quale l'insegna può monitorare i 17 store. Aggiunge Pizzighella «Per comprendere al meglio le necessità e i gusti dei consumatori abbiamo lanciato una carta fedeltà che a ora conta 10mila iscritti, per monitorare le richieste di vino, i profili dei vari clienti, i periodi e ogni variabile in grado di darci una migliore mappatura della domanda di vino». Ma l'insegna sta valutando anche l'e-commerce. «Non vediamo il nostro business nell'online – specifica il ceo Veronesi –, tuttavia intorno a maggio apriremo un canale digitale di vendita. Sarà un servizio integrato con i nostri negozi, dove acquistare e poi ritirare al punto vendita, o comunque al servizio dei locali fisici».

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