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Sileoni: «Carige, nessun pregiudizio verso Blackrock»

di Cristina Casadei


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

«I fondi sono una presenza ormai consolidata nelle banche italiane. Non c’è nulla di male nei fondi, ma va detto che sono pericolosi quelli altamente speculativi. La nostra è un’apertura verso chi vuole acquistare Carige, intende salvaguardare i posti di lavoro e riconsegnare la banca al territorio. Chi subentrerà deve garantire una stabilità duratura per la nuova banca». Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, lancia segnali di apertura a Blackrock, all’inizio del rush finale della trattativa per l’ingresso del fondo nella banca.

Sileoni, lei non è mai stato pregiudizievolmente contro i fondi. Vale lo stesso anche per Blackrock?
Se un fondo investe in una banca, qualunque essa sia e ne fa macelleria sociale noi siamo contrari all’operazione. Nel salvataggio di Carige c’è la regia di Bankitalia e sono certo che questa istituzione non si farebbe carico della gestione di un’operazione sapendo di avere come interlocutore un fondo con un approccio chiaramente speculativo. Per noi la regia di Bankitalia è una garanzia.

Perché?
Sanno che non possono presentarci un conto spropositato e che i nostri paletti sono il secco no ai licenziamenti, ma anche la salvaguardia della clientela perché senza clientela la banca non esiste.

Quali sono gli altri aspetti da considerare in questa operazione?
Almeno tre. Il primo è che questo Governo ha già fatto capire che non intende farsi carico, come il Governo precedente, delle situazioni di crisi delle banche. Il secondo è che la Bce non vede di buon occhio un intervento di Stato per salvare la banca e se avrà l’occasione cercherà di calare una bastonata all’Italia.

E il terzo?
Se esiste solo un acquirente, chiunque esso sia, come è stato fatto in ogni gruppo bancario e nelle situazioni di crisi delle 4 Bridge bank e delle Banche venete, il sindacato ha l’obbligo di sedersi attorno a un tavolo e di chiedere e ottenere un piano industriale. Lo prevede la normativa.

Mettendo in fila gli accordi dal 2014 a oggi arriviamo a 3.045 uscite (645 nel 2014, 600 nel 2016, 1000 nel 2017 e 800 dall’ultimo piano, ancora da negoziare). Le risulta?
Le lavoratrici e i lavoratori hanno pagato molto in termini di uscite volontarie, ma non dimentichiamo che non c’è stato nessun licenziamento in Carige. E hanno pagato anche in termini di congelamento del premio, taglio del 30% della previdenza complementare, eliminazione di numerose indennità, fino alle giornate di solidarietà.

Teme che il conto possa essere ancora più salato?
Quando avremo il piano industriale faremo il punto della situazione. È una situazione complessa quella di Carige: nelle ultime 4 gestioni ci sono stati 5 piani industriali.

Nei giorni scorsi, il consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha auspicato il meglio per la banca e le persone che vi lavorano. La tranquillizza il faro acceso anche dalla prima banca italiana?
Messina sa che se dovesse fallire la trattativa con Blackrock e quindi si dovesse andare alla liquidazione di Carige, si creerebbe un problema per l’intero settore bancario italiano e ci sarebbe un effetto negativo anche nelle relazioni con la Bce e la Commissione europea. Da banchiere lungimirante quale è, sa che non possiamo permettercelo in questo momento.

Tra i paletti lei ha citato il vostro no ai licenziamenti. Ma se vi chiedessero un taglio degli stipendi?
Le ripeto i lavoratori hanno già pagato e ogni valutazione deve partire dal piano industriale. Una volta ricevuto, avvieremo il confronto.

Anche a livello nazionale?
Non escludo un coinvolgimento del sistema e che possano essere ulteriormente allargate le competenze del Fondo per l’occupazione.

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