Moda

Silvian Heach ora punta su Italia e Mediterraneo

di Vera Viola

 Mena Marano è ad del gruppo Arav

2' di lettura

«Due anni fa, prima della pandemia, avevamo già deciso di riportare la produzione nel Bacino del Mediterraneo. Il Covid è stato un acceleratore». Mena Marano, 45 anni, fondatrice con suo marito Giuseppe Ammaturo, e ad del gruppo Arav, ripercorre le tappe di una riorganizzazione produttiva radicale avvenuta in pochi mesi.

«A fine 2019 valutammo che porodurre nel far East e sopratutto in Cina come avevamo sempre fatto non era più conventiente». Mena elenca i motivi: costo del lavoro in rapida crescita,tempi più lunghi per la consegna, pari a non meno di sei mesi e con ricadute pesanti sul ciclo finanziario, difficoltà nella gestione della supply chain, dazi al 12%.

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Il Covid poi accelera il processo di reshoring. «Le fabbriche cinesi sono rimaste chiuse per molti mesi, a ciò si è aggiunta la grave crisi dei trasporti: poche navi in movimento e noli sempre più esosi. «Abbiamo trasferito il 70% della nostra produzione – aggiunge la ad –. Oggi produciamo quasi tutto in Italia, tra Veneto, Marche, Campania e Puglia e solo una piccola quota di prodotto viene realizzata tra Bangladesh, Turchia e Tunisia». Una scelta che la ad considera ancora valida. «In Italia troviamo migliore qualità – conferma Mena – e non solo. I tempi di approvvigionamento e il ciclo produttivo sono diventati più brevi. Inoltre, l’avvicinamento della produzione al centro direzionale rende l’azienda più flessibile anche dal punto di vista finanziario, produttivo, qualitativo e organizzativo».

Il gruppo Arav nasce nel 2002 a San Gennaro Vesuviano, poi si trasferisce a Nola, all’interno del Cis. Oggi è titolare di tre brand: il primo, Silvian Heach, che nasce come marchio di moda donna. «Volevano creare una imprese e un marchio con una visione e ambizione internazionale – racconta Mena Marano – e che proponesse capi alla moda accessibili». La società campana costruisce una rete di vendita che varca i confini nazionali: arriva in Spagna, Russia. Alla linea donna viene aggiunta quella bambino. Acquista la licenza Aston Martin, lancia una linea di occhiali. A fine 2017 rileva il marchio Richmond e nel 2019 Mario Bologna. Arriva il Covid e chiude i negozi. «Abbiamo adottato una linea molto prudente – aggiunge – abbiamo chiuso 17 negozi in Italia e avviato il riassetto dell’azienda. Ci siamo orientati verso maggiore qualità, minore quantità, sostenibilità, digitalizzazione». Nel 2021 Arav chiudera con un fatturato di 41 ,5 milioni e con il 30% di incremento risopetto al 2020. In altre parole, la società recupera rispetto al 2019. E adesso? Si torna in Cina? «No – dice Mena – in Cina andremo solo a vendere».

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