le trattative

Sindacati in attesa della convocazione al Mise

di Natascia Ronchetti

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2' di lettura

Dodici anni di crisi, tra passaggi di consegne, ambiziosi piani di rilancio e clamorosi flop. Ora La Perla, storico gruppo della lingerie di lusso di Bologna, naviga nuovamente in acque agitate. Le prime avvisaglie si sono avute all’inizio dell’estate, con l’annuncio da parte della nuova proprietà – la holding olandese Tennor, che fa capo al finanziare tedesco Lars Windhorst – di 126 esuberi su un totale di circa 1.200 dipendenti, tra il quartiere generale emiliano e il resto del mondo. La conseguenza di un piano di ridimensionamento dei costi che si concentra sullo sviluppo del prodotto, vale a dire sulla fase di lavorazione che intercorre tra il disegno da parte dell’ufficio stile e la produzione vera e propria.

Piano contestato dai sindacati ma anche dalle istituzioni (Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna), che dopo aver ottenuto la sospensione della procedura di licenziamento – il 29 luglio scorso, al tavolo del ministero del Lavoro – ora premono sui vertici aziendali per raggiungere un accordo sul ricorso agli ammortizzatori sociali per un anno: contratto di solidarietà o, in subordine, la cassa integrazione.

Da quando sono stati sospesi i licenziamenti il dialogo tra le organizzazioni sindacali e l’azienda è ripreso a singhiozzo. L’ultimo incontro si è tenuto ieri, in vista dell’appuntamento al Mise, previsto tra il 9 e il 13 di settembre (manca però la convocazione e potrebbe slittare).

Incontro poi sospeso per necessari approfondimenti e rinviato a lunedì prossimo, giorno in cui è prevista anche l’assemblea dei lavoratori. Gli esuberi coinvolgono i dipendenti di due società bolognesi del gruppo, in particolare (114) quelli di La Perla Manufacturing. I sindacati si sono presentati al tavolo della trattativa chiedendo all’azienda di poter esaminare il bilancio aggregato e il piano industriale sulla base del quale sono stati previsti i licenziamenti.

Ma anche rilanciando sugli ammortizzatori, possibilità sulla quale fino ad ora l’azienda non si è sbilanciata (si veda l’intervista in pagina al ceo di La Perla). Non ha infatti respinto al mittente la richiesta ma non ha ancora ufficializzato la volontà di verificare tempi, modalità e costi. «Per noi invece gli ammortizzatori sociali servono anche a misurare l’efficacia dell’azione di risanamento dell’azienda – dice il segretario provinciale della Filctem-Cgil, Roberto Guarinoni -. Questo perché permette di non disperdere risorse specializzate e strategiche per il rilancio».

Il gruppo è stato fondato da Ada Masotti nel 1954 e poi ceduto dal figlio Alberto, nel 2007, al fondo americano JH Partners: sei anni dopo la richiesta di concordato preventivo e poi l’asta competitiva che ha segnato il passaggio a Silvio Scaglia, rimasto alla guida fino al febbraio 2018, quando è subentrata la holding olandese.

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