le tre confederazioni

Sindacati divisi: no Cgil, ok da Cisl, Uil rilancia

di Giorgio Pogliotti

Da sinistra, Annamaria Furlan, Susanna Camusso e Carmelo Barbagallo (Ansa)

3' di lettura

Al tavolo sulle pensioni si consuma la spaccatura tra i sindacati. Con la Cgil che esprime un «giudizio estremamente negativo» ed è pronta alla mobilitazione, per ottenere risultati nel percorso parlamentare. Mentre la Cisl valuta positivamente le aperture del governo; la priorità è che gli impegni presi si concretizzino in misure nella legge di bilancio e, volendo evitare salti nel vuoto, il sindacato guidato dalla Furlan non intende rinviare le soluzioni ai prossimi inquilini di Palazzo Chigi. In mezzo la Uil, che esprime un giudizio articolato sul negoziato, sottolineando alcuni avanzamenti e premendo per ottenere miglioramenti nel prossimo vertice di martedì.

La lunga riunione di ieri a Palazzo Chigi si è conclusa secondo le aspettative, confermando il ventaglio di posizioni del fronte sindacale emerso già in precedenza. La leader della Cgil è tranchant: «Ci sono le condizioni per dare un giudizio - sostiene Susanna Camusso - la valutazione di grande insufficienza che avevamo anticipato viene confermata. Il quadro non risponde alle richieste e agli impegni assunti da parte del governo». Camusso non si attende novità dal prossimo round negoziale: «il presidente del Consiglio ha ribadito che non intende modificare il perimetro delle proposte che ha fatto», anche sulla “fase due” della previdenza, nei capitoli che riguardano giovani e donne c’è «una grande distanza rispetto agli impegni presi». Per Roberto Ghiselli (Cgil) «le aperture sono limitate, con ricadute irrilevanti per la ridottissima platea interessata». A conclusione del negoziato la Cgil deciderà sulle forme di mobilitazione che saranno modulate in base ai risultati; sembra escluso il ricorso allo sciopero, come invece chiede la Fiom, si ragiona su una o più manifestazioni (a livello territoriale o nazionale).

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Opposta la posizione della Cisl. La segretaria generale, Annamaria Furlan, esprime un giudizio positivo: «ci sono ancora alcune cose che vanno chiarite meglio e corrette nel documento del governo - sostiene - ma è doveroso cercare di portare a casa nella legge di Bilancio risultati solidi per i lavoratori, sapendo che siamo alla fine della legislatura. Mettere in sicurezza alcune questioni è molto importante. Oggi noi diamo qualche risposta a chi non ne avrebbe. Non affidiamo in mare aperto quello che possiamo portare oggi in sicurezza. Non spetta ad altri o a chi arriverà in futuro». La Cisl considera un passo in avanti l’impegno preso dal governo per estendere l’Ape sociale a nuove categorie nel 2018 e creare un fondo con le risorse residue per assicurare la proroga dell’anticipo pensionistico nel 2019. Inoltre c’è l’impegno per le 15 categorie di lavoratori gravosi (rispetto alle iniziali 11), a sterilizzare il requisito per il pensionamento di vecchiaia anche per il canale d’uscita per la pensione anticipata (ex pensione di anzianità). In vista del prossimo appuntamento i sindacati attendono alcune limature e precisazioni del testo del governo: tra le 4 categorie aggiuntive di lavoratori gravosi beneficiari dell’Ape sociale la dizione «siderurgici di seconda fusione e lavoratori del vetro» dovrebbe essere estesa anche ai «siderurgici di prima fusione» per comprendervi i lavoratori dell’Ilva. Altra novità sulla previdenza complementare, gli incentivi per favorire l’adesione dei dipendenti pubblici: «Serve un dispositivo di legge per far scattare il meccanismo del silenzio assenso come fu fatto nel 2007», spiega Maurizio Petriccioli (Cisl-Fp).

Quanto alla Uil, il numero uno Carmelo Barbagallo, invita ad essere pragmatici: «In prossimità delle elezioni potremmo avere un sostegno a parole - sostiene -, ma spero che si possa intervenire e modificare in meglio attraverso ciò che riusciremo a tirare fuori da questo confronto, piuttosto che prometterci qualche mese di stop per poi ritrovarci pari pari al punto di partenza». Tra gli obiettivi, la Uil chiede «che l'Ape sociale venga estesa al 2019, che non sia più sperimentale ma strutturale». Per Domenico Proietti (Uil), «il governo deve recuperare sull’accesso alla previdenza di giovani e donne».

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