L’intesa

Obbligo Green pass, prime convergenze Confindustria-sindacati. Resta il nodo tamponi

Per i sindacati, se si vuole utilizzare il green pass nelle aziende, il costo deve essere a loro carico

Green pass, dagli statali ai ristoranti, dove scatterà l'obbligo

4' di lettura

Prime convergenze fra Confindustria e sindacati sull’obbligo di vaccino e green pass sul luogo di lavoro. L’incontro del 6 settembre fra gli industriali e i leader di Cigl, Cisl e Uil ha fatto emergere una sintonia inedita sui vincoli che dovrebbero essere imposti in azienda, in vista della cabina di regia del governo sulla possibile estensione del Certificato verde Covid al mondo pubblico e privato. Resta da sciogliere, però, il nodo sul costo dei tamponi: Confindustria vuole evitare che gravi sulle aziende, i sindacati chiedono che non sia scaricato sui lavoratori.

Bonomi: noi da sempre favorevoli a obbligo vaccinale

«Noi da sempre siamo stati per l’obbligo vaccinale ma non possiamo non renderci conto che al momento la politica non sembra trovare una sintesi e quindi abbiamo necessità di mettere in sicurezza i luoghi di lavoro». Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, dopo l’incontro con i sindacati. «Siamo per l’adozione del green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro e su questo si è aperta una discussione». Quanto al costo dei tamponi, oggetto del contendere con i sindacati, «sappiamo che giovedì c’è la cabina di regia del governo, laddove si dovesse decidere, come noi auspichiamo, l’obbligo del green pass all’interno dei luoghi di lavoro e le parti sociali trovassero un accordo su questo, credo che il governo potrebbe pensare di fare un’operazione di utilità sociale e quindi di potersi far carico del costo dei tamponi, che sicuramente non può essere a carico delle imprese»

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Sindacati: sì green pass, ma l’azienda paghi i tamponi

Sempre il 6 settembre, i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri hanno visto prima il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e poi quello di Confapi, Maurizio Casasco. I sindacati si sono presentati all’incontro con un’apertura e una richiesta: «Chiediamo a Bonomi che se vuole utilizzare il green pass all’interno delle aziende deve caricarsi dei costi dei tamponi e di non licenziare nessuno anche chi non fa il tampone», preannuncia il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri entrando all’incontro che si sarebbe dovuto tenere nella foresteria di Confindustria in via Veneto ma che poi, per un ritardo nei lavori del forum con la Confindustria tedesca, si è spostato in via dell’Astronomia, dove gli industriali hanno la loro sede centrale.

Da un lato le imprese spingono per l’utilizzo del certificato verde nei luoghi di lavoro, non solo nelle mense come accade adesso. Dall’altro i sindacati che hanno chiesto un incontro con il governo invocando una legge ad hoc per introdurre la vaccinazione obbligatoria, non vogliono che il costo del green pass sia posto a carico dei lavoratori non vaccinati che dovranno fare il tampone.

L’incontro Draghi-Landini

In precedenza il segretario Cgil, Maurizio Landini, ha varcato anche il portone di Palazzo Chigi, per vedere il premier Mario Draghi. Se si vuole utilizzare il green pass in azienda - argomentano i sindacati - il costo è a carico delle aziende: non si è mai visto che quando si parla di sicurezza sul lavoro il costo sia a carico dei lavoratori. Certo brucia l’accusa di «fuga dalla responsabilità» arrivata solo pochi giorni fa dal presidente di Confindustria. «Ci ha invitato a vederci dopo averci insultato tutta l’estate - afferma Bombardieri - è una occasione per riparlarci e noi andremo a spiegare con molta determinazione le nostre idee e che non siamo né irresponsabili né Ponzio Pilato, ma facciamo il nostro lavoro che è quello delle organizzazioni sindacali che tutelano tutti i lavoratori».

Intesa a portata di mano sui tamponi con Confapi

Tracciato è invece il confronto con Confapi, la confederazione delle piccole e medie imprese, con la quale sembra a portata di mano una possibile intesa sulla possibilità che a pagare i tamponi siano i cosiddetti “enti bilaterali” cioè quella rete società che ruotano attorno alle società per fornire servizi. Al termine dell’incontro Confapi in una nota ad ogni ha auspicato che « alla luce delle recenti affermazioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi, il Governo assuma presto decisioni nella direzione dell’obbligatorietà della vaccinazione così come suggerito anche dal Comitato Nazionale di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della vita».

Ipotesi obbligo vaccinale in azienda

Oltre alla posizione sul green pass i sindacati si sono già detti favorevoli all’obbligo di vaccinazione per legge se deciso dal governo: un sostegno messo nero su bianco ed espresso anche direttamente al presidente del Consiglio, Mario Draghi. E proprio sulla vaccinazione potrebbe essere portata avanti l’idea di chiedere al governo l’obbligo vaccinale, con un avviso comune sostenuto in particolare da Confapi. Due settimane fa, il presidente di Confapi ha scritto ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil per chiedere un incontro proprio per appurare «la possibilità di un avviso comune che inviti il Governo ad introdurre l’obbligo vaccinale nelle aziende e nei luoghi di lavoro», oltre che confrontarsi sugli altri temi aperti, che richiedono «unità di azione e intenti». Una impostazione su cui per Confapi potranno convergere le altre forze datoriali che hanno sottoscritto il protocollo sulle misure per il contrasto al Covid nei luoghi di lavoro.

Sul tavolo anche delocalizzazioni e ammortizzatori

Tra Confindustria e sindacati l’incontro appare come un primo passo per ricostruire una strada di confronto. I temi sul tappeto, oltre al green pass e ai vaccini, sono tanti: a cominciare dalle delocalizzazioni per finire alla riforma degli ammortizzatori sociali. Ma i tempi contingentati del confronto rendono difficile che si possano esaminare con completezza questi altri dossier.

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