Infrastrutture e pandemia

Sindacati tlc: «rete unica è un'opportunità, non si rischiano esuberi»

La posizione unanime di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil

di Simona Rossitto

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(OLYCOM)

La posizione unanime di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil


3' di lettura

L'eventuale fusione tra le reti di Tim e Open Fiber non preoccupa i sindacati che all'unanimità non vedono rischi di esuberi. Un'operazione definita da Giorgio Serao della Fistel Cisl «il volano per la ripresa economica» che attiva, secondo Riccardo Saccone della Slc Cgil, «un processo di accelerazione innegabile» e che, dice Luciano Savant Levra della Uilcom Uil, «è un'opportunità anche dal punto di vista occupazionale».

Saccone ( Cgil): «accompagnare il processo con gli strumenti idonei»
«Operazioni di fusione societaria pongono spesso temi di sostenibilità e riconversione. Nel caso di specie non ritengo però che questo possa essere il caso. Certo – prosegue Saccone che è segretario nazionale della Slc Cgil - tutto comunque si inserisce nel più generale tema del reskilling legato al cambio di paradigma tecnologico, quindi anche in questo caso occorrerebbe accompagnare i processi con strumenti idonei». Da troppi anni, incalza Giorgio Serao della segreteria nazionale Fistel Cisl, «si parla di fusioni, aggregazioni, compartecipazioni, ma a oggi nessuno è in grado di intravedere le evoluzioni del sistema. La Cdp è azionista di Tim e Open Fiber, noi auspichiamo che trovino una soluzione compatibile e realizzino una rete ultra veloce nell'interesse del Paese, superando le contrapposizioni di questi mesi».

Giorgio Serao della segreteria nazionale Fistel Cisl

Serao ( Cisl): «rete di tlc fondamentale, inaccettabile il digital divide»
Sul fronte occupazionale, rileva Serao, «in Tim con il prepensionamento sono usciti in questi ultimi anni migliaia di persone, Open Fiber ha circa mille dipendenti, se si dovesse avverare un progetto di integrazione non credo che il problema siano gli esuberi». Il sindacato, peraltro, è pienamente consapevole che «anche e soprattutto dopo il Covid-19, la rete di tlc è una infrastruttura fondamentale e urgente per tutti i cittadini, abbiamo visto con il lockdown quante famiglie e persone sono rimaste fuori dalla connettività: questo è inaccettabile!»

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Savant Levra (Uil): «il Paese non può permettersi due reti»
Posizioni condivise anche dalla Uilcom Uil. «E' assolutamente necessario – afferma Luciano Savant Levra, segretario nazionale - che l' infrastruttura di rete, dalla quale passa la connettività propedeutica alla digitalizzazione, sia unica e non abbia duplicazioni. Per chiarezza, avere allo stato attuale, due reti nazionali in fibra, una di Open Fiber e una di Tim, è una situazione che il Paese non può permettersi perché mai come oggi le sinergie e l'ottimizzazione delle risorse sono al centro delle politiche di consolidamento e sviluppo». Dal punto di vista occupazionale la rete unica è un'opportunità «perché può e deve impegnare gli attuali lavoratori, oltre che nel consolidamento, nello sviluppo capillare (ad esempio nelle aree grigie). Inoltre può generare altra occupazione di giovani "digital" da affiancare e integrare alle grandi competenze professionali già esistenti».

Ma allarghiamo l'orizzonte all'intero settore delle tlc che con il post Covid si trova davanti a un'accelerazione della trasformazione digitale. Per gestire l'occupazione e mantenere i livelli occupazionali, secondo la Cgil, in linea con le richieste di Asstel, «occorrono ammortizzatori strutturali come il contratto di espansione ed è sempre più urgente il tema del fondo di settore». La Cisl, tra l'altro, pone l'accento in particolare sul comparto più sofferente dei call center: «noi abbiamo chiesto al Governo di dotare i call center di ammortizzatori strutturali, ma purtroppo la politica si è dimostrata sorda a questo grido di sofferenza di migliaia di lavoratori che continuano a vivere una vita da precari anche quando hanno un contratto a tempo indeterminato».

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