il nuovo dpcm

Sindaci in rivolta, «coprifuoco è scaricabarile sui Comuni». Ma poi frenano

«Ci saranno le forze dell’ordine a controllare le aree pubbliche in cui sarà vietato l’ingresso e a riconoscere residenti e avventori dei locali? I cittadini non si sposteranno da una piazza a un’altra?» si chiede polemicamente il presidente dell’Anci Antonio Decaro

di Nicola Barone

Coronavirus, movida a Roma: controlli a tappeto delle forze dell'ordine

«Ci saranno le forze dell’ordine a controllare le aree pubbliche in cui sarà vietato l’ingresso e a riconoscere residenti e avventori dei locali? I cittadini non si sposteranno da una piazza a un’altra?» si chiede polemicamente il presidente dell’Anci Antonio Decaro


4' di lettura

Lascia largamente scontenti i Comuni la possibilità di istituire mini “zone rosse” nei quartieri a più alto rischio di assembramento, con un sostanziale “coprifuoco” dalle 21. Passata neanche una settimana dall’entrata in vigore del vecchio Dpcm, quello nuovo firmato nella notte di domenica mette in allerta i sindaci sui quali ricade da adesso in avanti la responsabilità di ulteriori strette motivate da esigenze di tutela della salute pubblica. Una soluzione osteggiata ma senza successo dai primi cittadini che ora puntano a decisioni condivise e maggiori controlli da effettuare sul territorio.

I problemi applicativi paventati

È stato durissimo già nell’immediatezza della nuova previsione il presidente dell’Anci Antonio Decaro per il quale «nei momenti difficili le istituzioni si assumono le responsabilità non le scaricano su altre istituzioni con cui lealmente dovrebbero collaborare. I sindaci sono abituati ad assumersi le loro responsabilità. Vorremmo che tutte le istituzioni facessero lo stesso». Nella sostanza l’accusa è di avere dirottato all’esterno il compito socialmente più ingrato. «Il governo, senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un Dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo. Ci saranno le forze dell’ordine a controllare le aree pubbliche in cui sarà vietato l’ingresso e a riconoscere residenti e avventori dei locali? I cittadini non si sposteranno da una piazza a un’altra?». Ma il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia respinge le accuse. «I presidenti di Regione sono le massime autorità sanitarie delle Regioni e possono adottare restrizioni a carattere regionale. I sindaci sono le massime autorità sanitarie cittadine e possono farlo sui loro territori in caso di necessità. Lo Stato è l'autorità sanitaria nazionale e detta le linee guida entro le quali possono muoversi gli enti territoriali. In caso di lockdown nazionale, decide lo Stato. Se è necessario chiudere un quartiere per garantire la sicurezza sanitaria lo decide il sindaco. Questo non è uno scaricabarile ma solo ribadire sul piano organizzativo, nelle attività di prevenzione sanitaria, cose già previste dalle norme ordinarie. Mi sembra che i cittadini abbiano ben capito. Se servono aiuti e forme ulteriori di sostegno lo Stato è sempre pronto ventiquattro ore su ventiquattro».

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Viminale: si decide insieme ai prefetti

A stemperare la tensione, inizialmente alle stelle, anche il Viminale. «Col nuovo Dpcm lo Stato non abbandona i Comuni né li investe di responsabilità improprie: i primi cittadini, che sono autorità sanitarie locali, saranno ovviamente supportati in tutto dai prefetti, negli appositi Comitati provinciali di ordine pubblico. Ed è proprio con i prefetti e nei Comitati Provinciali che si potranno valutare casi particolarmente delicati in cui risultasse necessario, opportuno e possibile chiudere al pubblico strade o piazze», aveva spiegato il sottosegretario all’Interno con delega agli Enti locali, Achille Variati. Come a rispondere a tutte le perplessità che erano state espresse in precedenza, segnatamente anche dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori («nel testo definitivo è stato tolto il riferimento esplicito ai sindaci che c'era nella bozza, citato da Conte in conferenza stampa. Ma non si dice a chi competerebbero quelle misure: se ai sindaci, ai prefetti, ai presidenti di Regione. Né con quali mezzi si possano attuare»).

Decaro: i sindaci chiudono ma il governo faccia i controlli

Una pariziale ricucitura arriva dalle parole del presidente dell’Anci nel tardo pomeriggio. «Come ho spiegato oggi al presidente del Consiglio, noi sindaci individueremo le aree all'interno del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, lo Stato dovrà assicurare il controllo attraverso le forze dell'ordine, coordinate dal prefetto e dal questore. Perché, come è noto, non sono i sindaci a disporre delle forze dell'ordine. Facciamo il nostro dovere e ci aspettiamo la stessa collaborazione dallo Stato»

Le limitazioni ai locali

Come ulteriori misure di contenimento della diffusione del coronavirus è previsto nel Dpcm il blocco al consumo di alcolici in piedi fuori dai locali dalle 18, tavoli al ristorante fino a mezzanotte e al massimo per sei, inoltre all’esterno degli ambienti dovrà essere riportato il numero massimo di clienti consentiti al chiuso. È proprio su questi ultimi punti che è rimasta in piedi l’intesa tra governo e Regioni, le quali chiedevano di non penalizzare ulteriormente quei settori già fiaccati dal lockdown. Le palestre rimarrano per ora aperte, come richiesto dai governatori, ma con riserva: dopo un braccio di ferro tra alcuni ministri le strutture incassano al momento una settimana di tempo per adeguarsi in maniera rigorosa ai protocolli. Gli sport di contatto a livello amatoriale, come calcetto e basket, restano vietati con uno stop anche per le relative associazioni e scuole per bambini e ragazzi.

Il calendario degli orari a scuola

Sul fronte dell’alleggerimento del trasporto locale, l’unica soluzione che accontenta esecutivo e Regioni è quella di allargare la quota di persone in smartworking. Nessuna riduzione della quota di riempimento dei mezzi, ma l’adozione di misure un maggior controllo sulle banchine delle metropolitane per agevolare i flussi di salita e discesa. Anche il calendario sugli orari delle scuole potrà cambiare con ulteriori scaglionamenti, anche mediante eventuali turni pomeridiani e l’ingresso non prima delle 9, che puntano a limitare il rischio caos nelle ore di punta. Sulla didattica a distanza invece è stato previsto che le scuole superiori possano incrementarla - ma rimane complementare a quella in presenza - solo in caso di criticità delle situazioni sanitarie locali e comunque comunicandolo al ministero dell’Istruzione.

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