Cassazione

Sindrome pas pseudoscientifica, non giustifica l’allontanamento coatto del bambino

Nel caso Laura Massaro la decadenza della responsabilità genitoriale e il successivo trasferimento del bambino in casa-famiglia con l’uso della forza, sono fuori dallo Stato di diritto

di Patrizia Maciocchi

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

2' di lettura

Il richiamo alla sindrome di alienazione parentale, non può essere il fondamento pseudoscientifico per giustificare la decadenza della potestà genitoriale. Partendo da questo presupposto la Corte di Cassazione (sentenza 9691) ha accolto il ricorso presentato da Laura Massaro e dai suoi legali dell’Associazione Differenza Donna. La mamma era stata accusata di alienazione parentale - che avrebbe avuto come risultato una pressochè totale assenza di rapporti del figlio con il padre - e il ricorso era stato presentato per fermare il prelevamento del bambino. Per la Suprema corte la decadenza della responsabilità genitoriale e il successivo trasferimento del bambino in casa-famiglia con l’uso della forza, si pongono però fuori dallo Stato di diritto. I giudici di legittimità prendono le distanze dalla conclusione raggiunta dalla Corte d’Appello che, pur muovendo da fatti di un indubbio ostruzionismo della ricorrente nei confronti dell’ex compagno, aveva fatto riferimento, basandosi sulle Ctu ad un patto di lealtà tra madre e figlio o al condizionamento psicologico.

Il mancato ascolto del minore

Termini suggestivi che lasciano aleggiare la sindrome di alienazione parentale come forma di abuso psicologico, che la accomuna ad altre forme di violenza. Una situazione da interrompere con l’allontanamento del minore, il cui equilibrio psico-fisico poteva essere pregiudicato. Alla Corte territoriale - sottolinea la Cassazione - non era sfuggito il rischio di portare via in modo coatto il bambino dalla casa della madre: un pericolo considerato tuttavia recessivo. Ad avviso della Suprema corte la decisione impugnata non compie il difficilissimo bilanciamento tra l’interesse del minore, in una prospettiva futura, e la sofferenza immediata. I giudici di legittimità mettono l’accento anche sul mancato ascolto del minore da parte del Tribunale e della Corte d’Appello prima del provvedimento impugnato. Il bambino era stato ascoltato, nel 2018, dal giudice, dai servizi sociali e dal Ctu, manifestando sempre il desiderio di restare con la madre. La Cassazione ricorda che sentire un infradodicenne è un passo obbligato che non può essere sostituito dalle consulenze tecniche, che hanno la diversa funzione di fornire ai giudici strumenti di valutazione per trovare la soluzione più confacente all’interesse dal figlio. La Corte d’Appello evitando l’ascolto ha confermato di aver trascurato le effettive capacità cognitive del minore e le sue capacità di discernimento, dando per scontata la coartazione da parte della madre. Una scelta diversa avrebbe invece dato modo di esaminare in modo obiettivo la capacità di autodeterminazione dell’infradodicenne.

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Sanzioni per il genitore inadempiente e supporto psicologico

La via indicata dalla Suprema corte, in linea con i principi affermati dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo riguardo all’effettività del principio di bigenitorialità, potrebbe semmai essere «l’efficace utilizzo delle sanzioni economiche ax articolo 709ter del Codice civile nei confronti di quel coniuge il quale dolosamente o colposamente si sottragga alle prescrizioni impartite dal giudice». E poi necessario un supporto psicologico del minore e della madre, per persuaderla che l’inizio di una significativa relazione del padre con il figlio è nell’interesse di quest’ultimo. Un’attività di recupero che potrebbe essere agevolata proprio dal venire meno della spada di Damocle, rappresentata dal timore di un allontanamento forzato del figlio dalla madre.

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