Pubblico e privato

Sinergie e semplificazione: il risparmio cerca la strada

I casi virtuosi di gestione delle flotte e della mobilità dei dipendenti. I vincoli e le opportunità delle sperimentazioni e dell’applicazione di modelli non convenzionali

di Gennaro Speranza


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Due auto della flotta della Ausl di Bologna

3' di lettura

L’utilizzo di mezzi di trasporto condivisi rappresenta un approccio alla mobilità che negli ultimi anni ha conquistato anche il mondo delle flotte aziendali. Ne è la dimostrazione la crescente diffusione di servizi di corporate car sharing, che assicurano ai dipendenti l’accesso a un’auto on demand e sollevano le aziende dall’onere dell’acquisizione delle autovetture. Un approccio, quello dello “sharing”, che muove verso un modello di mobilità flessibile e adatto alle specifiche esigenze di utilizzo, anche momentanee, delle auto. Collocare presso l’azienda una flotta dedicata di veicoli per l’uso condiviso tra i dipendenti, tra l’altro, è una soluzione capace di generare numerosi benefici economici e gestionali. In questo modo si ottimizza la flotta di veicoli, si riduce il costo totale e si semplificano i processi di gestione.

Da qualche anno il modello della flotta condivisa ha cominciato a entrare anche nel mondo delle pubbliche amministrazioni, seppur tra non pochi ostacoli. In questo contesto, infatti, assegnare ai dipendenti l’auto che serve al momento giusto è solitamente qualcosa di più facile a dirsi che a farsi, perché i vincoli di gestione sono maggiori rispetto a quanto accade nelle realtà private. Tuttavia, quando c’è la volontà e si hanno idee chiare sulle strade da seguire, gli ostacoli si superano. È quanto accaduto ad esempio alla Provincia Autonoma di Trento, che rappresenta uno dei casi virtuosi di pubblica amministrazione nel nostro Paese, che è passata da un parco auto in proprietà ad una flotta a noleggio interamente condivisa, con evidenti vantaggi in termini economici e gestionali.

Uno dei bus navetta utilizzati dai dipendenti della Philip Morris di Bologna

La sperimentazione del car sharing all’interno della flotta auto della Provincia di Trento è cominciata nel 2012 (in precedenza i veicoli erano tutti di proprietà ed assegnati alle strutture e ai singoli uffici). Messi in car sharing, i veicoli hanno iniziato a percorrere in media 18.000 km all’anno, triplicando così il numero dei chilometri precedentemente percorsi e questo a tutto vantaggio dell’efficientamento “aziendale”. Oltre a un migliore uso dei mezzi, gli uffici della Provincia hanno registrato anche un drastico calo delle spese dovute al rimborso chilometrico. In passato i rimborsi avevano toccato un massimo di 1,2 milioni all’anno. Con l’avvento del car sharing, sono scesi a 460.000 euro. A fine 2016, poi, un’altra svolta: la decisione di rinnovare il parco auto che cominciava a diventare obsoleto, con un bando per il noleggio a lungo termine di 170 nuovi veicoli – vinto nel 2017 dalla società Arval – sempre destinati all’utilizzo dei dipendenti e la contestuale vendita alla stessa società dei vecchi mezzi. La scelta del noleggio a lungo termine ha coinciso con una politica di spending review, grazie alla diminuzione del numero dei mezzi, passati da 242 a 170, ed anche grazie al fatto che le vetture nuove, necessitando di minore manutenzione, hanno permesso un risparmio sui costi di gestione che è stato stimato in circa 400.000 euro l’anno.

Un’altra interessante case history di pubblica amministrazione che ha riprogettato i propri servizi di trasporto sotto il segno della condivisione è quella dell’Azienda Usl di Bologna, che ha di recente presentato “Care Sharing”, un progetto che prevede la gestione della flotta aziendale basata sulla condivisione dei veicoli tra servizi diversi ubicati nella stessa sede aziendale. Nell’arco dei prossimi quattro anni le attuali 430 vetture di proprietà a gasolio e benzina dell’azienda verranno sostituite con 390 nuovi mezzi elettrici e a metano, forniti a noleggio a lungo termine (partner dell’operazione è la società Car Server). Con il passaggio a mezzi condivisi ed ecologici si prevede la riduzione dei livelli di emissioni della flotta del 90% degli ossidi di azoto e del 60% di monossido di carbonio, oltre alla quasi completa eliminazione di benzene e particolato. Obiettivo cardine del progetto, oltre ad azzerare i tempi di non utilizzo dei mezzi e ridurre quanto più possibile il numero dei veicoli, è quindi quello di mettere in campo una flotta di automezzi più ecocompatibili, con riduzione delle emissioni in atmosfera e dei costi energetici.

Non mancano, poi, anche esempi virtuosi di sinergie tra realtà pubbliche e private. Sempre restando in Emilia Romagna, Philip Morris (multinazionale del tabacco) ha di recente lanciato un progetto di mobilità integrata in collaborazione con Tper e Trenitalia che consente a lavoratori e cittadini di raggiungere la Valsamoggia (sede degli impianti bolognesi di Philip Morris) dalle stazioni ferroviarie di Anzola e Crespellano. In particolare, le navette private dedicate solo ai lavoratori sono state mandate in pensione e sostituite da un servizio integrato bus-treno (le prime corse sono partite il 17 giugno) accessibile non solo ai dipendenti (grazie a un abbonamento gratuito, valido anche oltre l’orario di lavoro sui mezzi urbani) ma anche a tutti gli utenti del territorio. Un servizio che rivoluziona dunque l’idea di mobilità casa-lavoro e garantisce una maggiore sostenibilità dei trasporti in ambito urbano e industriale.

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