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“Sinisa 11”: a Doha le leggende del calcio celebrano Mihajlovic

Anche il numero uno della Fifa, Gianni Infantino, ha rivolto alla famiglia le condoglianze a nome di tutto il calcio mondiale

di Dario Ricci

Addio a Mihajlovic, nel 2019 l'annuncio della malattia e la commozione in conferenza stampa

4' di lettura

Carambola sui tavoli del Media Center di Doha purtroppo non inattesa, ma ugualmente dolorosa e amara, la notizia della morte di Sinisa Mihajlovic. Mondo del calcio in lutto proprio nei giorni in cui la festa sta per arrivare al culmine, e allora il primo omaggio arriva da chi Sinisa lo ha affrontato da rivale sul campo. Giocano infatti tutte indossando la maglia “Sinisa 11”, le leggende della storia del calcio impegnate in un torneo-esibizione qui in Qatar: Del Piero, Cafu, Roberto Carlos, Seedorf, ognuno di loro ha incrociato i tacchetti con Sinisa, da compagno e/o rivale, e allora quelle maglie scritte al momento, con un semplice pennarello, sulla spinta della dolente malinconia, danno l’idea di pensiero partecipato e sincero per ricordarlo, lui, Mihajlovic, nella versione in cui ha dato il meglio di se, da giocatore vincitutto tra Stella Rossa, Roma, Lazio, Sampdoria, Inter, con quel sinistro di rara potenza e precisione (non a caso ricordato esplicitamente nella nota ufficiale della federcalcio serba) che su punizioni e rigori era poco meno che una sentenza in Cassazione.

A quei calci di punizione ha pensato pure il numero uno della Fifa, Gianni Infantino, rivolgendo alla famiglia le condoglianze a nome di tutto il calcio mondiale: «In campo, i suoi calci di punizione incarnavano una passione e una dedizione per la bellezza del gioco che hanno lasciato un segno indelebile nel mondo dello sport e la sua morte è una grande perdita per tutti noi», ha detto. E definitive, come le traiettorie di quel sinistro velenoso e magico, appaiono anche le decisioni annunciate poche ore prima dallo stesso Infantino.

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Sceglie la conferenza stampa di bilancio conclusivo – alla vigilia delle ultime due sfide – il numero uno della Fifa, per lanciare il suo nuovo progetto, destinato a dividere quello (Uefa e Fifa) che (solo) l’avversione alla Superlega aveva (momentaneamente riunito): un nuovo torneo sotto egida Fifa, una Coppa del Mondo per club, con 32 squadre (quindi come il mondiale per Nazionali attuale) da disputarsi a partire dal giugno 2025 ogni quattro anni, con sede ancora da definire; del resto quello stesso torneo – con 24 partecipanti – si sarebbe dovuto disputare già in Cina nel 2021, e a bloccarne lo svolgimento è stata solo la pandemia.

Progetto che già fa discutere, appunto, visti i calendari fittissimi: «Dialogheremo con tutti i protagonisti in campo, con le Leghe e le Federazioni, nel rispetto della salute dei giocatori», fa sapere il numero uno della Fifa, ma dopo il Mondiale per Nazionali ogni due anni (proposta poi su cui fu costretto a un precipitoso dietrofront) quest'altra fuga in avanti rischia di creare crepe ancora più profonde (tanto che via social più di un esperto ipotizza già il possibile boicottaggio da parte dei club europei).

A proposito di tornei e formule, Infantino (che sarà pure svizzero, ma si presenta in conferenza stampa nel teatro/auditorium contenuto nel Media Center con un'ora – quella sì esatta – di ritardo: ammonito) chiarisce le riflessioni in atto intorno al Mondiale “tripartito” del 2026, condiviso appunto da Messico, Stati Uniti e Canada. Le partecipanti saranno di certo 48, ma ancora da vedere come suddivise, se in 12 gruppi da 4, o in 16 da 3.

L'obiettivo è ovviamente evitare partite scontate o inutili, di scarso appeal agonistico e – soprattutto – televisivo. Qualunque sia la scelta, la linea maestra è ormai tracciata: un calcio che sia sempre più globale e globalizzato, da poter essere giocato e visto in tutti i Continenti, e quindi perfettamente rispecchiato da un Mondiale che ha visto la sorpresa-Marocco, la buona competitività delle altre africane, la crescita generalizzata delle asiatiche (Australia inclusa, che quelle qualificazioni ormai da tempo disputa), nessuna squadra imbattuta.

Intanto – che poi pure di questo business tocca tirare le somme …- Infantino si gode pure il successo economico di un ciclo culminato con Qatar2022 (più un miliardo di dollari in cassa rispetto al quadriennio precedente), indica in 11 miliardi il budget per il prossimo quadriennio (di cui dieci – sottolinea – torneranno al calcio sotto forma di investimenti vari) e difende le scelte Fifa riguardo al negare ogni possibile rivendicazione politica negli stadi mondiali, e il lavoro fatto per la tutela dei diritti umani e civili nel Paese: «Abbiamo fatto tutto il possibile, e continueremo a farlo, e ci porteremo dietro l'eredità di quanto avvenuto in questa edizione della Coppa», sottolinea.

Se il Mondiale ha comunque acceso i riflettori sulla questione dei lavoratori immigrati in Qatar, e in qualche modo ha favorito l’adozione almeno dal punto di vista formale di legislazioni meno restrittive, spetta ora a tutti gli attori del circus pallonaro far sì che alle tante parole seguano (altri) fatti concreti. Anche quando il circo, il suo vario bestiario e i suoi domatori migreranno su altri lidi, in altri golfi.


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