ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùintervista

Siniscalco: «Le priorità per l’Italia? Semplificazione e banda ultralarga»

Domenico Siniscalco (Morgan Stanley): «Focus anche su grandi opere, edilizia scolastica, ambiente e giustizia veloce»

di Marco Ferrando

Con il dl semplificazioni sbloccate 130 opere strategiche

Domenico Siniscalco (Morgan Stanley): «Focus anche su grandi opere, edilizia scolastica, ambiente e giustizia veloce»


4' di lettura

Semplificazione e banda ultralarga. Per Domenico Siniscalco, managing director e vice presidente di Morgan Stanley, per l'Italia le priorità prime sono queste due, seguite a ruota da altre quattro: grandi opere, investimenti in edilizia scolastica e ambiente, velocizzazione della giustizia. Ma prima ancora, per l'economista ed ex ministro come sua abitudine in vacanza a Courmayeur c'è un tema di fondo per certi aspetti ispirato dal ghiacciaio Planpincieux, a rischio crollo nella vicinissima val Ferret: la sostenibilità.

«Nei prossimi mesi dobbiamo essere in grado di operare con misure di breve periodo per uscire al più presto da questa fase di emergenza economica e sociale oltre che sanitaria, ma al tempo stesso c'è da organizzare al meglio la grande riallocazione di risorse che con la crisi e gli strumenti d'intervento può essere finalmente attuata. E qui l'Italia deve pensare a una vera metamorfosi fondata sulla sostenibilità di medio-lungo periodo, cioè al futuro delle prossime generazioni, che ha bisogno di crescita e prima ancora di investimenti».

Troppo debito? La scorsa settimana Banca d'Italia ha segnalato il nuovo record storico a 2.530,6 miliardi, senza ancora contare i 25 di scostamento arrivati dopo.

Il debito è una questione nodale, ma merita di essere reinquadrata guardando oltre ai soli aspetti quantitativi. Fino a ieri l'Italia era uno dei pochi Paesi ad avere una zavorra gigantesca, ora con le misure richieste dal Covid ce l'hanno più o meno tutti e questo dato capovolge lo scenario e rende molto più importante come questo debito viene utilizzato. Se genererà investimenti può diventare l'occasione per agganciare i grandi, diversamente quel treno è perso per sempre. Nel mondo, inoltre, è esploso il debito totale, pubblico e privato, che ha superato il 330 per cento del Pil. Il nostro debito pubblico va valutato nel quadro globale insieme alla nostra ricchezza privata che rappresenta un incredibile ammortizzatore in questa crisi.

Finora è prevalsa la logica degli interventi a pioggia: un errore?

In Italia sono state varate misure troppo granulari, ma ci può anche stare, perché queste misure sono un ponte per cercare di uscire dall'emergenza. Piuttosto mi preoccupa la prossima fase quando ci sarà da imbastire gli interventi più ambiziosi e gestire la riallocazione delle risorse: è qui che lo Stato dovrà mostrarsi capace di investire tutte le risorse disponibili per creare un ambiente favorevole alla crescita.

Ma l'Italia è capace di investire? Il track record, soprattutto in fatto di fondi europei, non è dei migliori.

Spendere è meno semplice di come sembri, perché cambia di 180 gradi il lavoro del Governo e del Tesoro in particolare. Oggi anziché tagliare si deve investire, e in un certo senso come ai tempi di Giolitti e di Ruffolo, c'è da riacquisire una capacità di programmazione.

Un dato è certo: la voglia di fare e intervenire da parte dello Stato non manca. Lei stesso, su queste pagine, aveva sdoganato il principio prima ancora che arrivasse il Covid. Ora sta esagerando?

Ciò che mi preoccupa è la tentazione di una sorta di invadenza micro, in cui lo Stato vuole decidere tutto. E invece lo Stato è lento a decidere, decide con criteri diversi dal privato e rischia di umiliare la classe imprenditoriale. È l'opposto di quello che ci meritiamo, visto che l'Italia ha una storia di bravi imprenditori e di uno Stato meno capace. C'è da guardare al lungo periodo, a quella sostenibilità che non è raggiungibile senza uno sforzo di innovazione sociale profonda.

Non c'è nessuno che oggi abbia il coraggio di porre la questione del cambiamento.

Non è un buon segno: si tratta di un tema inesorabile, che ci riguarda tutti. A livello globale si è aperto un dibattito molto interessante su cosa vuol dire per le Istituzioni aiutare il sistema a cambiare, creando un ambiente più favorevole al business o intervenendo in modo micro nella diverse situazioni di crisi. È ovvio che la strada giusta è la prima, ma la politica – in Italia soprattutto – preferisce la seconda perché la aiuta a governare il consenso.

Andiamo sul concreto: lei da dove partirebbe?

Dalla semplificazione amministrativa, che va perseguita informatizzando di più la Pa, asciugando i processi autorizzativi e semplificando il sistema tributario e riforma fiscale. E poi c'è la banda ultra larga, che la pandemia ha confermato essere infrastruttura cruciale per portare innovazione a cittadini e imprese.

Anche lei favorevole alla rete unica? Sotto il controllo pubblico o di Telecom, che senza rete rischia di soccombere?

Al di la della proprietà, che è un tema molto importante, guarderei ai piani di investimento e alle capacità di innovazione.

Altre priorità?

Ce n'è qualcun'altra, ma non devono essere troppe sennò si torna alla logica dell'intervento a pioggia. Penso ad esempio alle grandi opere, ma anche agli investimenti nella scuola e in tutto ciò che è green deal, dalla transizione verde alla cura del territorio dal punto di vista geologico. E poi la giustizia, che resta troppo lenta.

Le risorse davvero non sono un problema?

Certo che lo sono, ma mai come ora ci sono gli strumenti giusti per tentare una riallocazione delle risorse. Alla fine, è proprio questa la finalità del Recovery fund, che a differenza del Mes, del Sure o delle politiche monetarie della Bce non è focalizzato sulle spese sanitarie, sul lavoro o su interventi di breve periodo per ritornare in fretta alla normalità: qui siamo davanti a un bazooka che può rivoluzionare l'economia di un continente e la sua capacità di creare valore. Aiutandola anche a superare la dipendenza dalla politica monetaria.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti