rilevata da sibanye

Sipario su Lonmin, la mineraria delle colonie in Rodhesia e della strage a Marikana

di Sissi Bellomo

2' di lettura

Cala il sipario su Lonmin , una delle più antiche società minerarie, che per oltre un secolo ha intrecciato le sue vicende con quelle della Gran Bretagna e del Sudafrica. A scrivere l’ultimo atto di quella che era ormai diventata una tragedia è Sibanye Gold , che ha offerto di rilevare l’ex gigante del platino, da tempo sull’orlo del collasso, per 285 milioni di sterline (325 milioni di euro).

Se l’operazione andrà in porto sarà Sibanye, che invece ha appena quattro anni di vita, a salire sul podio dei produttori, diventando il numero due al mondo sia nel platino (alle spalle di AngloPlatinum) che nel palladio (preceduta solo da Norilsk Nickel).

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Con Lonmin tramonta uno dei principali eredi della storia coloniale britannica. Le origini della società risalgono al 1909, quando venne fondata la London and Rhodesian Mining and Land Company Ltd (Lonrho), con diritti minerari negli attuali Zimbabwe e Zambia. Negli anni ’60 e ’70 la Lonrho diventò un potente conglomerato, che controllava anche giornali e hotel. In seguito fu protagonista di una lunga disputa legale per il controllo dei grandi magazzini Harrods, in contrapposizione con il magnate egiziano Mohammed Al Fayed.

Gli asset minerari vennero scorporati nel 1999, dando vita all’attuale Lonmin, che da anni soffre una grave crisi, acutizzata dal crollo dei prezzi del platino. È sua la miniera Marikana, teatro nel 2012 di una strage di lavoratori in sciopero.

Il ceo Ben Magara ha fatto di tutto per risollevarne le sorti, compresi diversi aumenti di capitale. Ma non è bastato. Il mese scorso Lonmin è crollata di oltre il 20% in borsa, dopo aver annunciato di non essere in grado di pubblicare i risultati di bilancio.

Sibanye – che in xhosa, una delle lingue parlate in Sudafrica, significa «siamo una cosa sola» – al contrario è una società giovanissima, nata nel 2013 come spinoff di Gold Fields. Partita con tre vecchie miniere d’oro, sotto la guida del ceo Neal Froneman è cresciuta in fretta e si è diversificata a colpi di acquisizioni. Appena un anno fa ha rilevato per 2,2 miliardi di dollari Stillwater Mining, l’unico produttore statunitense di platinoidi. In precedenza aveva comprato miniere sudafricane da AngloPlat e dall’australiana Aquarium Platinum.

Ora è la volta di Lonmin. L’operazione consiste uno scambio azionario, al termine del quale gli attuali soci di Lonmin avranno in mano l’11,3% della società. Sulla riuscita dei piani, approvati da entrambi i board, aleggia qualche incertezza. Non è chiaro se la Public Investment Corporation, società parastatale che possiede il 30% di Lonmin, aderirà all’offerta. Il suo orientamento potrebbe essere influenzato dall’elezione, nei prossimi giorni, del nuovo presidente dell’African National Congress, il partito di governo in Sudafrica.

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