Ambiente

Siracusa, l’area industriale a rischio paralisi

di Nino Amadore

3' di lettura

L’intera area industriale di Siracusa, nel triangolo Priolo-Augusta-Melilli, rischia la paralisi. Non solo: c’è il rischio che i reflui di tre comuni (Priolo, Melilli e gran parte di Siracusa) finiscano direttamente in mare. Potrebbero essere queste le conseguenze della situazione particolare in cui si trova l’impianto del depuratore di Priolo, recentemente finito nel mirino della magistratura aretusea e oggetto di sequestro preventivo insieme a un altro impianto di depurazione e agli impianti di Sasol e Versalis .

Una vicenda complessa che coinvolge certo la Regione siciliana (proprietaria dell’impianto) ma anche tanti altri soggetti per esempio la società per azioni Industria acqua siracusana ( Ias) che ha fin qui gestito il depuratore in regime di prorogatio, l’Irsap (figlio della riforma delle Asi in Sicilia). Insomma un reticolo di soggetti, tutti emanazione della Regione siciliana e in particolare dell’assessorato regionale alle Attività produttive. Con una complicazione in più: ad aprile si dovrebbe celebrare la gara per l’affidamento dell’impianto a un nuovo gestore che prenda il posto dell’Ias. Con un risultato tanto semplice quanto assurdo: nessuno è in condizione di dare oggi risposte certe alle prescrizioni previste nel provvedimento del giudice per indagini preliminari aretuseo che ha accolto la richiesta della procura disponendo il sequestro preventivo. Un provvedimento che prevede delle prescrizioni precise: entro trenta giorni qualcuno deve dire ai magistrati che i lavori di adeguamento del depuratore per la messa a norma saranno fatti, entro 90 giorni dal provvedimento dovrà essere presentato un cronoprogramma dei lavori (che secondo stime dovrebbero costare tra i 10 e i 12 milioni) e contestualmente presentare una fideiussione pari all’importo dei lavori che vanno realizzati entro un anno. Le mancate risposte potrebbero portare a un sequestro definitivo che aprirebbe scenari di vario tipo: una ipotesi potrebbe essere quella di un amministratore giudiziario nominato dai magistrati ma una scelta di questo tipo non potrebbe che pregiudicare l’esito della gara per l’affidamento a un nuovo gestore. Sta di fatto che i rappresentanti delle imprese sono veramente preoccupati: una eventuale chiusura dell’impianto metterebbe, per esempio, a rischio il lavoro delle raffinerie come quella di Lukoil a Priolo. Il presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona ha chiesto un incontro al presidente della Regione siciliana Nello Musumeci per «spiegargli la complessità del problema ereditato» dal governo regionale precedente e «chiedergli di intervenire». Come? Questo non è chiaro.  Intanto del tema si è occupata la commissione Attività produttive dell’Assemblea regionale siciliana con una audizione che ha coinvolto tutti i soggetti interessati.

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Preoccupati, ovviamente, i sindacati: «Restano tre settimane di tempo per evitare il collasso dell'area industriale di Siracusa con il licenziamento di circa 12mila lavoratori e danni gravissimi all'ambiente - dice il segretario regionale della Uil Claudio Barone - . Occorre, con la massima solerzia, adempiere a quanto disposto dalla magistratura per scongiurare che i sequestri portino al blocco definitivo delle Raffinerie. Adesso i privati dovranno presentare programmi d'investimento ma la principale preoccupazione è data dalla Regione siciliana, proprietaria del depuratore consortile di Priolo che deve produrre una fideiussione e garantire così le risorse per adeguarlo alle più moderne tecnologie». Per la Uil Sicilia «L’odierna audizione all'Ars si è risolta nell'ennesimo scaricabarile e nessun assessore si è assunto alcuna responsabilità. Se il depuratore si dovesse bloccare circa 12mila lavoratori sarebbero a rischio, i grandi investitori internazionali e le piccole e medie imprese, che non possono operare in condizioni di sicurezza senza inquinare, dovrebbero fermarsi. E si fermerebbe anche la depurazione dell'acque di Siracusa e dei comuni limitrofi con gravissimi danni per l'ambiente. Un disastro annunciato che non possiamo accettare”. E il leader della Uil conclude: «Chiediamo una immediata convocazione al governo regionale insieme a tutti gli attori interessati, pubblici e privati. Si devono adottare subito provvedimenti per garantire il proseguimento delle attività e la tutela dell'ambiente, così come richiesto dalla magistratura».

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