I RETROSCENA

Siri, interrogati gli Arata: «Ecco i nostri rapporti con la Lega»

Ascoltati a Roma dal procuratore capo di Palermo Franco Lo Voi. I verbali sono stati secretati, ma avrebbero ricostruito i loro rapporti con il Carroccio. Forniti chiarimenti sui rapporti con Vito Nicastri, imprenditore trapanese nel settore delle rinnovabili, accusato di essere tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro

di Ivan Cimmarusti


Il sottosegretario Armando Siri (Lega) è indagato per corruzione

2' di lettura

Hanno ricostruito i loro rapporti con la Lega di Matteo Salvini, spiegando tutti i contatti con il senatore Armando Siri, l’ex sottosegretario ideologo della Flat tax accusato di essere stato corrotto con una «stecca» da 30mila euro. Si sono conclusi oggi, a Roma, gli interrogatori di Paolo Franco Arata e del figlio Francesco, ascoltati anche dal procuratore capo di Palermo Franco Lo Voi, giunto nella Capitale per ascoltare i due indagati, difesi dall'avvocato Gaetano Scalise.

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Interrogatori secretati
Gli interrogatori – iniziati mercoledì e terminati ieri – sono stati secretati. Ma stando a quanto emerso, gli Arata hanno raccontato dei loro rapporti con Vito Nicastri, imprenditore trapanese legato a doppio filo con la mafia siciliana. Secondo le indagini le istanze di Cosa nostra sarebbero giunte alla Lega ben prima che il partito di Matteo Salvini arrivasse al governo. Una intercettazione del 23 dicembre 2017 dimostra come il professor Paolo Franco Arata, ex esperto in materia energetica del Carroccio, fosse una sorta di cerniera tra Vito Nicastri - imprenditore legato al boss latitante Matteo Messina Denaro – e l’ex sottosegretario e ideologo della Flat tax Armando Siri.

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La «dote» alla Lega
Sono gli atti della Procura di Palermo a restituire retroscena politici tutti da chiarire, circa la presunta «dote» che Arata avrebbe portato «alle iniziative imprenditoriali con Nicastri». Secondo la Direzione investigativa antimafia di Palermo, la «dote» sarebbe rappresentata dagli «attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati dall'Arata medesimo e di cui informava puntualmente il Nicastri».

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I rapporti con Siri e la Lega
L’inchiesta di Palermo ha portato alla luce degli aspetti che potrebbero confermare le ipotesi sulle quali stanno lavorando i pm di Roma che, col coordinamento del procuratore aggiunto Paolo Ielo, ipotizzano che Siri sia stato corrotto da Arata per influire sulle scelte di politica energetica del governo gialloverde. Una presunta «stecca» da 30mila euro sarebbe stato il prezzo per indurre l’allora sottosegretario a impiegare «la sua azione» a «promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengono norme ad hoc tese a favorire gli Arata», il cui business s’intreccia con Nicastri. Stando a una informativa di Palermo del 10 maggio scorso, il docente tiene costantemente informato Nicastri dei suoi rapporti con i politici. D’altronde per il presunto finanziatore di Cosa nostra, Arata non è solo un «prestanome» cui intestare una rete di società nell'eolico, ma è anche portatore di una «fitta rete di relazioni», prodotto della «sua precedente militanza politica in Forza Italia», al punto che uno dei figli è stato assunto alla Presidenza del Consiglio con il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. E così, stando agli atti, il duo Arata-Nicastri riesce a «trovare canali privilegiati di interlocuzione».

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