L’inchiesta

Siri, il pranzo tra Nicastri e l’ex sottosegretario. I nodi della corruzione

All’udienza di incidente probatorio Manlio Nicastri ha ammesso di aver saputo di una «promessa» di corruzione «però se fosse solo intenzione di Arata o che il senatore Siri ne fosse a conoscenza non so dire». Vito Nicastri - già accusato di essere uno dei finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro - dice di aver partecipato a un pranzo con Siri. Il 18 aprile scorso l’ex sottosegretario aveva negato di conoscere l’imprenditore

di Ivan Cimmarusti


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3' di lettura

L’ipotesi che Armando Siri fosse a conoscenza della tangente da 30mila euro è messa in discussione. Nei fatti ci fu un suo intervento per favorire gli interessi imprenditoriali nelle rinnovabili di Paolo Arata, personaggio legato a doppio filo con la Lega e in affari con Vito Nicastri, accusato di essere un finanziatore del boss Matteo Messina Denaro. Ma non è dimostrato che questo aiuto - consistito nell’influire sulle scelte di politica energetica del governo per consentire alle imprese del duo Arata-Nicastri di massimizzare i guadagni – prevedesse un passaggio di denaro.

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L’incidente probatorio
È stata l’audizione del figlio di Vito Nicastri, Manlio, a sollevare nuovi interrogativi nel corso dell’udienza di incidente probatorio di ieri al Tribunale di Roma. Di certo c’è l’intercettazione del 10 settembre 2018, in cui Paolo Arata dice apertamente al figlio Francesco e a Manlio Nicastri che «gli do 30mila euro, tanto perché sia chiaro tra di noi…io ad Armando Siri ve lo dico…gli do 30mila euro…però è un amico, come lo fossi tu, però gli amici mi fai una cosa io ti pago…e quindi è più incentivo». Secondo i pm di Roma, infatti, l’ex sottosegretario avrebbe cercato di inserire un emendamento di favore per Arata e Nicastri nel decreto mille proroghe, nella legge di bilancio 2019, nel decreto rinnovabili, nel decreto semplificazione e in un ulteriore provvedimento, ma senza mai riuscirci per l’opposizione del Movimento5Stelle. Siri ha negato di aver avuto anche solo una promessa di tangente. Gli investigatori hanno cercato i 30mila euro, scrutando nei conti correnti e facendo una rogatoria a San Marino, ma non è stata trovata traccia.

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Il primo interrogatorio di Manlio Nicastri
Tuttavia in interrogatori dei giorni scorsi Manlio Nicastri aveva confermato ai pm di Roma che c’era stata «una promessa di tangente». All’udienza di incidente probatorio di ieri, però, ha detto una cosa un po’ diversa: «Ho sentito dire che c’era questa promessa di 30mila euro, però se fosse solo intenzione di Arata o che il senatore Siri ne fosse a conoscenza non so dire». È chiaro che se il passaggio di denaro era solo una «intenzione» di Arata, l’accusa di corruzione potrebbe anche venire meno. Di certo resta il tema politico: da una parte, a maggio 2018, Siri chiede ad Arata di influire sulla Lega per fargli avere un incarico di governo, dall’altra, una volta divenuto sottosegretario, cerca di inserire un emendamento in favore dello stesso Arata.

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Il pranzo Arata, Siri e Nicastri
L’udienza di incidente probatorio ha anche sollevato un altro aspetto: Vito Nicastri, nel corso della sua deposizione, ha riferito di aver partecipato a un pranzo, nel 2017, assieme ad Arata e a Siri. Un particolare negato in aula dallo stesso Arata ma che, qualora confermato, potrebbe smentire ulteriormente l’ex sottosegretario, che il 18 aprile scorso non solo aveva negato, falsamente, di non essersi «mai occupato di energia», ma aveva anche escluso di aver mai conosciuto Nicastri: «Non so assolutamente chi sia l’imprenditore coinvolto».

Nel 2013 la Direzione investigativa antimafia ha sequestrato a Vito Nicastri 1,3 miliardi di euro. L’ipotesi è che l’imprenditore, socio d’affari di Paolo Arata, sia uno dei finanziatori della latitanza del boss di Cosa nostra Matteo Messina Denaro

La storia giudiziaria diell’imprenditore di Alcamo
La storia giudiziaria di questo imprenditore di Alcamo, Sicilia, ha segnato le cronache giudiziarie dell’antimafia. Nel 2013 gli sono stati sequestrati 1,3 miliardi di euro, per essere uno dei finanziatori del numero uno di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. Secondo la Direzione investigativa antimafia, Nicastri era un elettricista diventato imprenditore di grandi dimensione «grazie alla contiguità - si legge in quegli atti - consapevole e costante agli interessi della criminalità organizzata». Ingombrante accusa che non ha bloccato Arata – tra i sette professori chiamati da Matteo Salvini per scrivere il programma di governo e legato, come dimostrano gli atti, a Giancarlo Giorgetti e a pezzi degli Stati Uniti e del Vaticano, come Steve Bannon, ex capo stratega di Donald Trump, e al cardinale Raymond Leo Burke – dall’entrare in affari con lui.

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