è indagato per corruzione

Siri alla Procura di Roma per dichiarazioni spontanee

di Ivan Cimmarusti


Di Maio: Siri deve fare un passo indietro e mettersi in panchina

3' di lettura

Sono previste per oggi le spontanee dichiarazioni del sottosegretario (senza deleghe) Armando Siri, indagato alla Procura di Roma per corruzione. La sua audizione rientra nell’inchiesta sugli emendamenti che l’imprenditore Paolo Franco Arata intendeva inserire nel Def grazie all'esponente di punta della Lega di Matteo Salvini. Siri ha pubblicamente negato di essere stato corrotto, confermando di aver cercato di inserire degli emendamenti.

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Spontanee dichiarazioni e memoria difensiva
L'avvocato Fabio Pinelli, difensore del sottosegretario, ha detto che non ha intenzione di far rendere un interrogatorio prima di aver preso visione degli atti investigativi che compongono l’accusa della Procura di Roma. Il timore, dunque, è di dire qualcosa in più rispetto a quanto i magistrati sono già a conoscenza. Nel corso dell'audizione di Siri depositerà anche una memoria difensiva in cui ricostruisce i suoi rapporti con Paolo Franco Arata, personaggio comunque legato a doppio filo con la Lega, tanto che uno dei figli è stato assunto alla Presidenza del Consiglio dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti.

Il sottosegretario Armando Siri è indagato dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sugli emendamenti che l’imprenditore Paolo Franco Arata intendeva inserire nel Def

Siri pronto a chiarire davanti ai pm
«È del tutto inveritiero - ha detto l'avvocato Pinelli, rispetto a chi accusa Siri di nascondersi dietro le spontanee dichiarazioni per non rispondere alle domande dei pm - che tale scelta corrisponda a un intento di sottrarsi al confronto con l’Autorità giudiziaria, confronto del resto richiesto dallo stesso sottosegretario. Infatti - aggiunge - unitamente alla presentazione della memoria, il senatore Siri renderà dichiarazioni e risponderà a eventuali richieste di chiarimenti avanzati dai magistrati».

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Il verbale secretato di Arata
Ieri invece Paolo Franco Arata è stato sottoposto a interrogatorio. Il suo verbale è stato secretato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi. L’imprenditore e professore universitario - indagato anche a Palermo per trasferimento fraudolento aggravato dal metodo mafioso con Vito Nicastri, legato a Cosa nostra - ha provato a respingere le accuse del sostituto procuratore Mario Palazzi, titolare del procedimento coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.

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I rapporti di Arata con il Carroccio
I legami di Arata con «i massimi livelli istituzionali» del governo, sul fronte della Lega di Matteo Salvini, sono stati un tema al centro dell'interrogatorio, prontamente secretato dai magistrati. Perché, ipotizza la Procura di Roma, Arata riesce a entrare in connessione con Siri proprio in virtù di quei contatti che aveva stretto con lo stesso leader del Carroccio, il quale lo aveva nominato tra i sette docenti incaricati di scrivere il programma di governo.

Arata e la nomina di Siri a sottosegretario
Perché Arata, dunque, è “sponsor per la nomina” di Siri a sottosegretario? Un interrogativo la cui risposta potrebbe celare un rapporto fatto di interessi trasversali: da un parte quelli imprenditoriali e dall’altra quelli politici. Secondo le indagini della Direzione investigativa antimafia, infatti, l’esponente leghista risulterebbe «costantemente impegnato, attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentante del governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare, nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc tese a favorire gli interessi di Arata».

Gli incentivi alle rinnovabili
Un intervento politico definito dagli stretti collaboratori al Mise di Luigi Di Maio - il capo di gabinetto Vito Cozzoli, la vice Elena Lorenzini e il sottosegretario Davide Crippa - delle “pressioni” che avevano lo scopo di ampliare in favore di Arata «gli incentivi per l'energia elettrica da fonte rinnovabile», un business che l'imprenditore condivideva con Nicastri, ritenuto un finanziatore del boss Matteo Messina Denaro.

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