ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’INTESA

Siria, accordo Russia-Turchia: nuova tregua di 150 ore per evacuare i curdi

Turchia e Russia hanno concluso un «accordo storico» per una nuova tregua di 150 ore nel nord della Siria per completare l'evacuazione delle milizie curde Ypg da un'area di 30 km dal confine siriano

dal nostro inviato Antonella Scott


Siria, l'incontro a Sochi tra Erdogan e Putin

4' di lettura

SOCHI - Copie della Bibbia e libri di Harry Potter in una base americana abbandonata nel nord della Siria, la Komsomolskaja Pravda ne mostra le foto in un reportage dalla terra che improvvisamente ha trovato un nuovo punto di riferimento.

«Felice di incontrare dei russi!», dice il comandante curdo all'inviato, confermandogli che adesso, dopo il tradimento degli Usa e l'offensiva lanciata dalla Turchia, le milizie curde sono state costrette a rivolgersi a Bashar Assad e alle forze governative siriane, ma è solo di Mosca che si fidano. «Se la Russia garantirà che non ci saranno repressioni siriane, allora la gente si metterà anche dalla parte di Damasco», spiega il comandante al quotidiano russo.

LEGGI ANCHE / Siria: accordo Usa-Turchia, tregua di 120 ore. Trump: «Grazie Erdogan»

Al termine di un confronto di più di sei ore con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, Vladimir Putin ha chiarito: la soluzione della crisi siriana aperta dall'offensiva “Sorgente di pace”, scatenata da Erdogan a inizio ottobre, deve passare da un « ampio dialogo» tra curdi e turchi. E tuttavia la soluzione messa a punto da Putin con Erdogan, venuto a Sochi proprio nelle ore in cui scadeva la tregua di cinque giorni concordata con gli Stati Uniti, sembra una cristallizzazione dello status quo creato dall'avanzata turca che ha costretto i curdi al ritiro dalla zona del nord del Paese sotto il loro controllo. E nello stesso tempo, enfatizza il ruolo di Mosca come garante di questa “pax siriana” il cui controllo viene affidato ai russi e alle forze governative di Assad. E, lungo il confine, a pattuglie congiunte di russi e turchi. Gli americani, fino a ieri alleati dei curdi, hanno lasciato il campo libero. Al loro posto c'è Mosca.

GUARDA IL VIDEO / Siria, l'incontro a Sochi tra Erdogan e Putin

    La via d'uscita alla guerra lanciata da Ankara contro i curdi siriani all'inizio di ottobre è una soluzione in dieci punti in cui i curdi non hanno voce, fatta precedere - in una conferenza stampa senza domande - dalle parole di Putin che ha ribadito le sue “linee rosse”: «La Siria deve essere liberata dalla presenza di militari stranieri. E l'integrità del Paese deve essere preservata», ha chiarito a fianco dell'ospite turco.
    Il destino della Siria è un Memorandum, e l'impegno comune a mantenere l'integrità della Siria (ripresa in mano da Assad grazie ai russi) è il primo punto, che ribadisce però anche l'impegno per la sicurezza della Turchia. Putin ed Erdogan esprimono la determinazione a lottare contro il terrorismo «in tutte le sue forme», e a contrastare i separatismi.

    In questo contesto verrà mantenuto lo status quo ottenuto dall'offensiva turca, tra le località di Tel-Abjad e Ras al-Ain, e per una profondità di 32 km. Al 5° punto si annuncia che a partire dalla mezzanotte del 23 ottobre, lungo la parte siriana del confine con la Turchia il controllo sarà affidato a pattuglie della polizia militare russa, e del servizio frontaliero siriano. Saranno loro a sorvegliare il ritiro delle milizie curde oltre 30 km dal confine, da compiersi nell'arco di altre 150 ore. Una nuova tregua, o una capitolazione? Si formalizza quanto ottenuto dai turchi con la loro offensiva, “Sorgente di pace”, e si amplia il raggio d'azione di Mosca.

    La “zona cuscinetto” che dovrebbe garantire la sicurezza dei curdi e il ritorno dei rifugiati, e che viene invocata anche da Stati Uniti e Germania, di fatto è in mano a Putin e Assad. E non sotto un controllo internazionale.
    Prima dell'inizio dei colloqui tra Putin ed Erdogan, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva chiarito: «Non sarà un incontro semplice, né breve». Erdogan era venuto dall'uomo che in questo momento ha in mano più pedine di tutti nella regione.

    Dopo essere intervenuto nella guerra siriana a fianco di Bashar Assad, nel 2015, rimettendolo in piedi, Putin ha conquistato una posizione unica, e forse ora è il solo che può provare a far quadrare il cerchio. Il presidente russo è in grado di tenere i rapporti con Assad e gli sponsor iraniani, e nello stesso tempo parlare ai sauditi, agli israeliani, ai turchi. E avvicinarsi ora ai curdi, costretti improvvisamente dall'attacco turco a chiedere aiuto a Putin, e malgrado loro a Damasco. Un regalo insperato per Assad, il ritorno delle forze governative siriane nel Nord-Est petrolifero del Paese.
    Ma lo scenario aperto dal ritiro americano, che lasciando a inizio ottobre le basi della Siria settentrionale ha di fatto dato luce verde all'offensiva di Erdogan, ha reso la ragnatela diplomatica di Putin terribilmente pericolosa: il suo sostegno ai curdi implicava la possibilità di uno scontro diretto tra siriani, Russia e Turchia (Paese Nato): è possibile restare alleati di tutti contemporaneamente?
    Per fine ottobre è previsto l'insediamento del Comitato costituzionale voluto da Putin: ne fanno parte membri del governo di Assad, l'opposizione che ha accettato, membri della società civile. Putin, interessato a non prolungare troppo l'impegno militare nella regione, avrebbe voluto dare il via alla normalizzazione e alla ricostruzione della Siria. L'intervento di Erdogan gli ha complicato i piani: eppure ancora una volta l'asse tra i due leader, consolidato dagli interessi energetici e dall'acquisto dei sistemi anti-missile russi, sembra aver tenuto. E forse è anche più saldo di prima.

    Riproduzione riservata ©
    Per saperne di più

    loading...

    Brand connect

    Loading...

    Newsletter

    Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

    Iscriviti
    Loading...