ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’ANALISI

Siria, nel caos del Medio Oriente l’unico vincitore è Vladimir Putin

L’attacco della Turchia ai curdi, innescato dal ritiro delle truppe Usa, ha fatto precipitare la regione nell’ennesima fase di turbolenze. È un’occasione in più per far emergere le leadership del Cremlino “grazie” all’inaffidabilità di Donald Trump. Ma non sarà facile mantenere la posizione

di Ugo Tramballi


Siria, l'appello dei curdi agli alleati: "Chiudete lo spazio aereo alla Turchia"

3' di lettura

Chiamatelo Bismarck o, dato il teatro d'azione, Putin d'Arabia. Ma è evidente che nella grande nuova incertezza provocata dal ritiro americano e dall'offensiva turca in Siria, una cosa sia chiara: al momento il vero vincitore sul grande caos mediorientale è il presidente russo.
I turchi sanno come hanno iniziato questa nuova avventura dalle ambizioni ottomane; ora incominciano a dubitare di sapere come la finiranno.

LEGGI ANCHE/Ungheria e Bulgaria bloccano l’embargo Ue di armi

Gli americani escono da un conflitto al quale non sono più interessati. Legittimamente, hanno il diritto di stabilire quali regioni del mondo contribuiscano a definire il loro interesse nazionale. Ma il modo col quale Donald Trump ha ordinato il ritiro renderà per molto tempo gli Stati Uniti una potenza inaffidabile anche nelle regioni del mondo che restano fondamentali: sarà difficile che coreani del Sud e giapponesi si sentiranno tranquilli quando Trump riprenderà la trattativa nucleare con la Corea del Nord.

Il nuovo potere della Russia di Putin
Ma è la Russia che consente al siriano Bashar Assad di lanciare le sue truppe alla riconquista del Nord della Siria; è ancora la Russia che contemporaneamente ha il potere di trattare con Recep Erdogan, consigliandogli moderazione e offrendogli in cambio cose concrete. Mosca è un fornitore militare netto della Turchia: vende a un paese della Nato (quello turco è il secondo esercito più grande dell'Alleanza atlantica dopo l'americano), un sistema missilistico fatto per abbattere aerei della Nato. Ora le truppe russe pattugliano il confine tra Turchia e Siria, confermando l’influenza di Mosca dopo l’addio degli Usa.

LEGGI ANCHE / Turchia: terzo mercato per l'export di armi italiane

Non è difficile avere un tale successo quando alla Casa Bianca c'è un presidente così inadeguato: forse anche connivente, ripensando ai sospetti del Russiagate. Ma da molto prima che sulla scena arrivasse Donald Trump con la sua confusa e dilettantesca idea del mondo, la diplomazia russa dava dei punti a quella americana. Fra Teheran e Riyad, Washington parla solo con la seconda: Mosca con entrambe. Il ministro degli Esteri Lavrov tratta con Israele, Hamas ed Hezbollah: democratico o repubblicano, se il segretario di Stato americano tentasse di contattare le ultime due organizzazioni, perderebbe il posto.

VIDEO/L’appello dei curdi agli alleati: chiudete lo spazio aereo alla Turchia

Putin era il protettore del regime siriano e ora è anche il nuovo salvatore dei curdi. Non è solo una questione di revanscismo da grande potenza, per un paese che nei numeri economici non può competere con l'America né la Cina. Diversamente dagli Stati Uniti, la Russia è geograficamente molto vicina al Medio Oriente. Il Levante mediterraneo, il Crescente Fertile, Mar Nero, Dardanelli, Tigri, Eufrate e Golfo sono essenziali per la sicurezza russa.

La sfida è non deludere le aspettative
Ma per Putin, il suo ministro degli Esteri Lavrov e i suoi generali, d'ora in poi diventerà sempre più difficile mantenere il passo da marcia trionfale. Negli anni Settanta anche gli americani furono trattati dagli arabi come dei liberatori: già braccato dal Watergate, Richard Nixon in visita al Cairo fu portato in trionfo dagli egiziani. Ora tocca alla Russia non deludere le troppe aspettative e navigare sopra le sabbiose complessità della regione.

Per evitare una guerra che ne comprometterebbe l'immagine, Putin deve convincere Erdogan a fermare la sua offensiva; dovrà diventare il mediatore fra sauditi e iraniani; dovrà cercare di mantenere la sua amicizia con Bibi Netanyahu e gli israeliani di origine russa, e contemporaneamente coltivare l'alleanza strategica con l'Iran e il regime siriano.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...