curdi pronti ad alleanza con assad

Siria, l’esercito turco attacca le linee curde al confine con l’Iraq

Le forze armate di Ankara cominciano le operazioni per frantumare le postazioni curde al confine tra Siria e Iraq. Trump difende la sua scelta di lasciare mano libera a Erdogan, ma i repubblicani attaccano: mina la nostra credibilità


Siria, Erdogan: 'Ritiro truppe Usa e' iniziato'

3' di lettura

Le forze armate turche hanno effettuato attacchi contro il confine tra Siria e Iraq durante la notte per impedire alle forze curde di rafforzarsi in Siria nord-orientale, mentre Ankara si prepara a lanciare un'offensiva proprio in quella zona. «Uno degli obiettivi fondamentali era quello di interrompere prima dell’operazione in Siria la rotta di transito tra Iraq e Siria», ha detto a Reuters un funzionario della sicurezza turca. «In questo modo, il transito del gruppo in Siria e le linee di supporto, comprese le munizioni, vengono interrotti». Non è ancora chiaro quale danno sia stato causato o se ci siano state vittime.

I turchi non vogliono perdere tempo
I turchi naturalmente non vogliono perdere tempo, vogliono sfruttare al massimo questo momento propizio fortemente voluto dal presidente Erdogan, e oggi, per mezzo del ministero della difesa, annunciano che l’attacco è pronto.

Nonostante la Casa Bianca sottolinei che è da «irresponsabili» dire che Trump lascia che i turchi massacrino i curdi, l’attacco dei turchi sembra però diretto soprattutto verso le milizie da sempre appoggiate dagli americani: perché la propaganda di Erdogan sostiene che le milizie curde al confine della Siria hanno legami con i terroristi curdi che hanno destabilizzato la Turchia.

Il ministero della difesa turco ha annunciato oggi in pompa magna: «Il Turkish Defence Ministry non tollererà un corridoio del terrore sul nostro confine». Il vicepresidente turco Fuat Oktay risponde indirettamente a Trump - che ieri ha minacciato via tweet di «distruggere l’economia turca» - e dice che il suo Paese non si piega alle minacce.

La Casa Bianca minimizza
«Nessun ritiro delle truppe Usa dalla Siria» minimizza un funzionario dell'amministrazione Trump in una conferenza stampa con i reporter della Casa Bianca. Nessun abbandono delle truppe curde siriane, insomma, che tanto hanno fatto per contrastare l’avanzata dei terroristi dell’Isis in quella zona. Il funzionario precisa che solo tra i 50 e 100 uomini delle forze speciali Usa nel nord del paese sono interessati dall'ordine del presidente americano, con l’obiettivo di «non metterli in pericolo» e impiegarli su altre basi.

PER SAPERNE DI PIù/Usa via dalla Siria? Le conseguenze

Il funzionario ha anche evidenziato che la Casa Bianca non avrebbe concesso «nessuna luce verde nei confronti della Turchia per un massacro dei curdi. Dire questo è da irresponsabili». Lo stesso Trump ha comunque difeso la sua scelta: «Ho grande rispetto per le opinioni degli altri e capisco le preoccupazioni - ha detto - Ma ho fatto campagna per riportare i nostri soldati a casa ed è passato molto tempo. È tempo di farlo».

Le critiche dei repubblicani
La decisione di Trump ha comunque spiazzato la diplomazia internazionale oltre a creare malumori fra le file del suo stesso partito. Fronde del partito repubblicano accusano Trump di aver «sacrificato» un alleato prezioso e minato la credibilità della politica estera statunitense. Allo stato attuale, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti «si terrebbero fuori» in caso di attacchi della Turchia ai curdi, minacciando però via tweet di «distruggere l’economia curda» nel caso Erdogan si spinga troppo oltre. Il Pentagono sta escludendo la possibilità di convincere la Turchia ad abbandonare i suoi progetti di invasione del nord della Siria. La lira turca è colata a picco in seguito alle turbolenze politiche, evidenziando il timore degli investitori per un crollo dell’economia nazionale in caso di escalation belliche in Medio Oriente.

«Si comporta come Obama, in Siria fa quello che il suo predecessore ha fatto in Iraq,e abbiamo visto quanto siano state disastrose le conseguenze». Così il senatore Lindsey Graham, repubblicano come Trump, attacca il suo presidente e dà voce a quella parte del partito americano che sostiene Trump ma non è d’accordo con la sua decisione di lasciare che i turchi invadano il Nord est della Siria.

La reazione dell’Iran
Ovviamente anche l’Iran reagisce alla decisione di Trump e, tramite la tv pubblica per bocca del ministro della difesa Mohammad Javad Zarif, si dice contraria all’operazione militare turca. Zarif ha chiamato il suo collega turco Mevlut Cavusoglu per esprimere tutta la contrarietà iraniana. Un’operazione simile non serve alla sicurezza turca e aggraverà l’emergenza umanitaria, è la posizione di Teheran.

Curdi alleati di Assad?
Come è tipico dei conflitti in Medio Oriente una decisione tranchant crea sempre un paradosso. Le forze militari curdo-siriane non escludono di collaborare con il governo di Damasco in funzione anti-turca. Curdi, scaricati dagli Stati Uniti, quindi pronti ad allearsi con quell’Assad alleato di Putin. Lo ha detto oggi Mazlum Abdi, comandante in capo delle forze curdo-siriane nel nord-est della Siria, ribadendo un concetto già espresso nei mesi scorsi di fronte alle insistenti minacce militari turche. «Stiamo considerando una partnership col presidente siriano Bashar al Assad con l'obiettivo di combattere le forze turche», ha detto Abdi.

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