l’offensiva turca

Siria, Erdogan pronto ad attaccare Kobane. Tensione Nato-Turchia

Clamorosa svolta nella guerra nel Nord-est. Le forze curde hanno trovato un accordo con il regime di Assad, impensabile fino a qualche giorno fa. Intanto la Casa Bianca alza la voce con gli alleati


Siria, l'appello dei curdi agli alleati: "Chiudete lo spazio aereo alla Turchia"

3' di lettura

Il presidente turco Erdogan è pronto ad attaccare la città curda di Kobane in Siria, il luogo simbolo della resistenza del popolo curdo che pochi anni fa i terroristi dell’Isis hanno cercato invano di espugnare. Ieri il presidente siriano Assad ha deciso di mandare truppe a sostegno dei curdi, oggi Erdogan annuncia l’avanzata sulla città da Occidente: numerosi carri armati, mezzi blindati e unità militari dell'esercito turco e delle milizie arabe filo-Ankara sono entrati nelle ultime ore nel nord della Siria a ovest del fiume Eufrate, in un'area già controllata dalla Turchia.

Contatti Turchia-Russia
Attacco che non troverà ostacoli in Mosca, assicura Erdogan, «l'approccio» mostrato dalla «Russia non sarà un problema a Kobane». Parole - quelle di un tacito benestare della Russia all’operazione turca Peace Spring- che il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov neanche commenta. Smentisce però un coinvolgimento russo nel conflitto: «Non ci piace nemmeno pensarlo». Peskov precisa anche che tra Mosca e Ankara vi sono stati contatti al livello “dei presidenti” e “dei ministeri degli Esteri” nonché
“fra le strutture militari”.

Erdogan contro la Nato
In queste ore matura uno scenario inquientante per gli equilibri mediorientali, europei e per la mappa geopolitica mondiale: la Turchia che si allontana dagli alleati occidentali, ormai protagonista assoluta dello scacchiere mediorientale grazie al disimpegno americano e alla non strategia di Trump. Stoltenberg, segretario Nato, si dice profondamente preoccupato per la sempre più grave instabilità in Siria e per le sofferenze della popolazione, ma soprattutto per il rischio concreto che l’operazione militare turca possa provocare una escalation in tutta la regione.

Erdogan per tutta risposta provoca: «Ho parlato ieri con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il giorno prima con il premier britannico Boris Johnson. Nei nostri colloqui ho capito che c'è una seria disinformazione. Starete dalla parte del vostro alleato Nato, o dalla parte dei terroristi? Ovviamente loro non possono rispondermi a questa domanda retorica».

Curdi chiedono aiuto ad Assad
Ma la decisione degli americani di abbandonare l’area ha sconvolto tuttigli assetti. Ai curdi non resta che l’alleanza con Assad. Dopo il ritiro dei vecchi alleati americani le forze curde in Siria hanno annunciato un nuovo accordo con il governo di Damasco, un nemico giurato di Washington e sostenuto dalla Russia. Il tutto mentre le truppe turche prendevano la roccaforte di Tel Abyad. È una piccola rivoluzione: per cinque anni, la politica degli Stati Uniti nell’area si è basata sulla collaborazione con le forze curde sia per combattere lo Stato islamico che per limitare l’influenza di Iran e Russia, alleati della Siria.

GUARDA IL VIDEO. Appello dei curdi agli alleati

Cambiano le alleanze
Domenica 13 ottobre, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato il ritiro di mille soldati di stanza nel Nord della Siria, la musica è cambiata. La decisione lascia al leader siriano Bashar al-Assad e ai suoi sostenitori iraniani e russi mano libera e, al tempo stesso, mette a repentaglio le battaglie vinte contro lo Stato islamico, aprendo potenzialmente la porta al suo ritorno.

L’accordo dei curdi con Damasco spiana la strada al ritorno delle forze governative nel Nordest del paese per la prima volta dopo anni, al fine di respingere l’invasione turca lanciata dopo che l’amministrazione Trump ha fatto uscire le truppe americane.

Monito di Trump all’Ue
Intanto proprio Trump lancia un monito all’Ue: devono prendersi ora i prigionieri dell’Isis. «L’Europa - scrive il presidente americano su Twitter - se li sarebbe dovuti prendere indietro già prima dopo numerose richieste, senza permettere loro di scappare. Devono farlo ora. Quei prigionieri non verranno mai negli Usa, non lo permetteremo».

La Germania: no sanzioni
Le sanzioni non sono all’ordine del giorno. Così la Germania, ovvero il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert a proposito della posizione del governo tedesco sulla possibilità di sanzioni economiche alla Turchia, nel corso della conferenza stampa di governo a Berlino. Posizione prevedibile visti i milioni di turchi che vivono in Germania che condizionano pesantemente le decisioni a Berlino.

Appello di Macron e Merkel
Sul versante europeo, Emmanuel Macron ed Angela Merkel, che hanno avuto colloqui con Erdogan, hanno lanciato un appello congiunto, dall’Eliseo dove la cancelliera tedesca è stata ricevuta domenica sera a cena, per una cessazione delle operazioni militari turche contro le forze curde in Siria, che - hanno detto i due leader - «rischia di creare una situazione umanitaria insostenibile e di aiutare l’Isis a riemergere. Abbiamo parlato, sia con il presidente americano Donald Trump sia con il presidente turco Erdogan - ha aggiunto Macron - e abbiamo fatto passare il chiaro messaggio della nostra volontà comune che questa offensiva cessi. La nostra convinzione - ha continuato - è che quest’offensiva rischi, da un lato di creare situazioni umanitarie insostenibili, che stiamo già constatando sul terreno, e dall'altra aiuti l’Isis a riemergere nella regione».

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