lettera di Trump a Erdogan

Siria, Usa minaccia sanzioni alla Turchia. Curdi: usa armi non convenzionali

Il segretario al Tesoro Mnuchin avverte Erdogan che, intanto, il 22 ottobre andrà in Russia per incontrare Putin. Spunta una lettera di Trump al leader turco. La Camera americana condanna il ritiro delle truppe Usa, ma The Donald alza la voce: «Odio l’Isis più di voi»


Siria, Erdogan dice no al cessate il fuoco chiesto dagli Usa

3' di lettura

A ormai una settimana dall’avvio delle operazioni militari turche nel Nordest della Siria, si gioca di diplomazia. Il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, avverte: se la Turchia non cesserà il fuoco, arriveranno ulteriori sanzioni americane. Un discorso che replica gli stessi concetti intorno ai quali ruota la lettera che il presidente americano Donald Trump ha inviato al leader turco Racep Tayyip Erdogan, impegnato il prossimo 22 ottobre in Russia per incontrare Putin.

Intanto è fissato oggi alle 14:30 (le 13:30 in Italia) l'atteso incontro ad Ankara tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la delegazione Usa di alto livello, guidata dal vicepresidente Mike Pence e dal segretario di Stato Mike Pompeo, inviata d'urgenza da Donald Trump per chiedere un cessate il fuoco nel nord della Siria. I colloqui sono stati preceduti ieri da una polemica quando Erdogan aveva dichiarato che avrebbe discusso solo con Trump, salvo poi fare marcia indietro.

La delegazione americana, di cui fanno parte anche il consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O'Brien e l'inviato speciale di Trump per la Siria e la Coalizione anti-Isis James Jeffrey, ha già avuto i primi colloqui
preparatori con alti funzionari di Ankara, tra cui il portavoce e consigliere di Erdogan, Ibrahim Kalin, e il ministro della Difesa Hulusi Akar.

L’accusa dei curdi
«Sospettiamo che armi non convenzionali vengano usate contro i combattenti» curdi dalla Turchia «nella città assediata di Serekaniye» (Ras al Ayn in arabo), nel nord-est della Siria, denuncia via Twitter Mustafa Bali, capo della comunicazione delle Forze democratiche siriane (Fds) a guida curda.

La lettera di Tump a Erdogan
«Non fare il duro» o «non fare lo scemo», piuttosto: «lavoriamo a un buon accordo. Tu non vuoi essere responsabile del massacro di migliaia di persone, e io non voglio essere il responsabile della distruzione dell’economia turca», scriveva Trump a Recep Tayyip nella missiva datata 9 ottobre, appena prima dell’offensiva militare turca in Siria.

GUARDA IL VIDEO. Erdogan dice no al ritiro dalla Siria

La Camera Usa condanna il ritiro delle truppe
La guerra in Siria, partita con il ritiro delle truppe americane dal Nordest del Paese mediorientale, anche è un tema molto scivoloso per il presidente americano. Con un voto bipartisan, la Camera americana nella giornata di mercoledì 16 ottobre ha condannato la decisione di ritirare le truppe dalla Siria, spianando la strada di fatto all’offensiva turca contro i curdi.

Trump ai Dem: «Odio l’Isis più di voi»
Mossa cui ha replicato lo stesso inquilino della Casa Bianca: «Io odio l’Isis più di voi. Ci vediamo alle elezioni!», così Trump ha congedato i leader del Congresso che erano venuti a parlare di Siria alla Camera Ovale, scagliandosi contro i democratici. E, secondo il racconto dei testimoni, dopo aver offeso la speaker della Camera Nancy Pelosi, definendola «una politica di terz’ordine», il presidente americano ha insultato anche il suo ex ministro della difesa, James Mattis, che lasciò il Pentagono proprio in disaccordo sul disimpegno Usa dalla Siria: Trump lo ha definito «il generale più sopravvalutato al mondo, uno non abbastanza duro».

I curdi bloccano le operazioni anti-Isis
Si continua intanto a combattere a Nordest della Siria. Le forze curdo siriane nel mirino dell’offensiva turca annunciano di aver bloccato le proprie operazioni contro l’Isis, mentre quelle del presidente siriano Bashar al Assad avanzano ed entrano a Kobane, la città simbolo proprio della resistenza curda allo Stato islamico. Sull’altro fronte, Erdogan, che il 22 ottobre volerà a Mosca per incontrare Putin, resta sordo agli appelli dei leader mondiali e offre un cessate il fuoco solo se «i terroristi se ne andranno dalla zona di sicurezza» che Ankara vuole creare al confine con la Siria: solo allora, avverte, «l’operazione Fonte di pace finirà».

Le parole del leader Sdf
I curdi incrociano le braccia: «Avevamo già sottolineato che la guerra all’Isis non sarebbe più stata una priorità, per quanto ci riguarda, in caso di attacco turco. Per questo, tutte le nostre operazioni anti-Isis sono interrotte», ha annunciato il generale Mazloum Kobani, comandante in capo delle forze curdo-siriane (Sdf). «Abbiamo chiesto al presidente Trump di mantenere le proprie promesse, per assicurare la stabilità della regione e proteggere le zone dove abbiamo combattuto l’Isis», ha aggiunto, sottolineando che l’americano avrebbe promesso «di chiamare Erdogan per fermare gli attacchi». Peccato che Trump abbia nel frattempo confermato il ritiro delle truppe Usa dalla regione e preso a modo suo le distanze».

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