Il caso

Lombardia, azzerati vertici Aria. Tutti i flop: dai vaccini al sistema informatico

Il governatore Fontana ha azzerato i vertici dopo un anno di problemi: dal caso camici ai test sierologici alla gestione dei vaccini. Il dg Gubian rimane come amministratore unico

di Sara Monaci

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4' di lettura

«Non è che se fondi tre società che non funzionano, ne viene fuori una che funziona meglio». È quanto si sente dire in Regione Lombardia da mesi a proposito della società controllata Aria. Il ritornello è ricominciato in queste ore, di fronte alle difficoltà di gestione delle prenotazione della vaccinazione anti-Covid da parte di Aria, la centrale degli acquisti lombarda nata dalla fusione di Lombardia Informatica, Arca e Infrastrutture lombarde. Ora finalmente anche il governatore Attilio Fontana ha deciso di intervenire, con l’azzeramento dei vertici e la scelta di introdurre un amministratore unico, che in questo momento è rappresentato dal neo dg Lorenzo Gubian, arrivato pochi mesi fa. Ma la situazione è molto complicata e di difficile soluzione, considerando lo stato di emergenza.

La fusione di tre società

A pronunciare la frase ironica non sono solo i membri dell’opposizione di centrosinistra. L’opinione è diffusa anche tra membri della maggioranza di centrodestra e consulenti vari. La fusione di Aria era stata pensata da Roberto Maroni governatore, poi è stata messa in atto a inizio 2019. Il primo passaggio è stato la fusione di Arca con Lombardia Informatica; poi è arrivata nel luglio 2020 anche Infrastrutture lombarde, la società nata per volontà dell’ex governatore Roberto Formigoni per gestire gli appalti degli ospedali. Lombardia Informatica ha così sommato i suoi 400 dipendenti con i circa 100 di Arca e poi con gli 80 di Infrastrutture lombarde. Ne è nata una super società da 600 dipendenti.

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Alla guida del progetto è stata messa di fatto Lombardia Informatica, che ha trainato le incorporazioni con il suo presidente, Francesco Ferri, chiamato ai vertici della nuova società insieme ai membri del suo cda. L’obiettivo era di risparmiare 2 miliardi all’anno con procedure di gara aggregate.

La prova del Covid

La prima prova è stata il Covid. Aria sta gestendo gli acquisti e le operazioni della fase più delicata della storia della Regione Lombardia, e i nodi stanno venendo al pettine già da anno scorso. La nuova centrale ha avuto problemi in vari ambiti. Ecco i principali: l’acquisizione dei camici e dei dispositivi medici, da cui ha avuto origine l’inchiesta che vede indagato il governatore Attilio Fontana per frode in forniture pubbliche (nella nota vicenda delle forniture dell’azienda del cognato); il caos dei test sierologici, acquistati senza gara dalla Diasorin dopo la sperimentazione del San Matteo di Pavia (per cui c’è un’indagine in corso in due procure, Pavia e Milano); i tanti bandi andati deserti o dichiarati nulli per i vaccini antinfluenzali durante lo scorso autunno, già oggetto di un’inchiesta che però è stata archiviata.

Il direttore generale di Aria, Filippo Bongiovanni, è stato sostituito in quanto indagato nella vicenda dell’appalto dei camici, lasciando il posto a Lorenzo Gubian, “preso in prestito” dall’azienda Zero del Veneto, a cui fanno capo tutte le Asl.

Ora, dopo il caos prenotazioni, i vertici sono stati azzerati dal governatore Attilio Fontana, che ha chiesto le dimissioni di tutto il cda. A reggere la gestione societaria rimane il dg Gubian. Bisognerà poi capire che assetto definitivo prenderà la società, una volta approvato il bilancio.

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Il caos prenotazioni

Ora c’è la questione delle prenotazioni per il vaccino anti-Covid, partito a metà febbraio (con almeno 10 giorni di ritardo rispetto alle regioni più avanti come il Lazio) con una piattaforma informatica, supportata da quella telefonica, che ha mostrato già dal primo giorno difficoltà. Comprensibile, si era detto. E infatti dopo un giorno le adesione degli over 80 sono ripartite - fermo restando che per i 729mila anziani lombardi si poteva pensare ad un piano di chiamate attraverso i medici di famiglia, considerando le difficoltà possibili di questa fascia di popolazione di fronte ad una prenotazione online.

Oggi le adesioni hanno superato le 500mila unità, ma secondo indiscrezioni molte prenotazioni online sono andate perdute ed è stato necessario richiamare le persone. È il caso di Cremona due giorni fa, quando su 600 persone attese solo in cinquanta si sono presentate all’hub vaccinale. Il portale è andato in tilt, le prenotazioni sono andate perdute e tocca richiamare le persone una ad una.

Ora sulla vicenda la vicepresidente e assessora alla Sanità Letizia Moratti si dice pronta a intervenire. C’è anche l’ipotesi di servirsi in emergenza di altre società, come Poste italiane.

La mancanza di pianificazione

Aria non riesce a fare riesce a rispondere in questo momento in modo efficace alle necessità di acquisizione e di innovazione. Oltre a questo, un altro problema è l’assenza di pianificazione organizzativa. La Regione Lombardia dà prenotazioni giorno per giorno, per il fatto che, sostengono i vertici, non c’è certezza delle dosi. «Ma una prenotazione così fatta rende fragile il sistema di fronte a episodi come questo, la programmazione va fatta almeno settimanalmente come avviene in altre regioni», dice la democratica Carmela Rozza. La Lombardia ha ricevuto circa 1,6 milioni d dosi, almeno 400mila sono in frigorifero. «Ma anche in questo caso manca la pianificazione, ovvero l’esatto conteggio di che dosi si tratti e quindi a chi siano destinate», conclude Rozza.

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