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Sistema moda pronto a ripartire, firmato il Protocollo sulla sicurezza

Vale per 65mila imprese l'intesa condivisa tra Confindustria Moda e le organizzazioni sindacali nazionali di categoria Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uiltec-Uil

di Redazione Economia

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Vale per 65mila imprese l'intesa condivisa tra Confindustria Moda e le organizzazioni sindacali nazionali di categoria Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uiltec-Uil


2' di lettura

Far ripartire la seconda più importante industria manifatturiera del paese con urgenza e in sicurezza, evitando la chiusura delle Pmi del sistema moda è l'obiettivo dell'intesa tra Confindustria Moda e le organizzazioni sindacali nazionali di categoria Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uiltec-Uil. Il “Protocollo condiviso del settore moda”, anticipato sul Sole 24 Ore del 16 aprile, definisce le modalità per la ripresa dell'attività nelle imprese del sistema tessile, moda e accessorio che raggruppa oltre 65mila imprese che danno lavoro a più di 580mila lavoratori e fatturano più di 95 miliardi di euro, oltre la metà realizzato all'estero.

«Se le attività non riprenderanno urgentemente - ha dichiarato Claudio Marenzi, presidente di Confindustria Moda - rischiamo di vedere scomparire il 50% delle nostre aziende,soprattutto piccole e medie - che rappresentano il 90% del nostro settore. Parliamo di centinaia di migliaia di posti di lavoro a rischio, ma anche di mancate entrate fiscali per lo Stato per decine di miliardi di euro. Non solo, per ogni piccola e media impresa italiana che dovesse chiudere, ce ne sarebbe una straniera pronta a prenderne il posto»


«Il protocollo rappresenta un fatto importantissimo che rafforza le relazioni sindacali con Confindustria Moda - dice Sonia Paoloni segretario nazionale Filctem Cgil - e pone le basi per un successivo documento politico di salvaguardia e rilancio del settore, sia per le aziende che per la tenuta occupazionale, da inviare congiuntamente al Governo. In un periodo incerto, come quello che stiamo affrontando, avanzare congiuntamente non è cosa da poco ed è il modo corretto per il rilancio di un sistema economico complesso e per la tutela del made in Italy».

Tocca adesso alle singole aziende recepire in tempi rapidi il protocollo che, come sottolinea Marenzi «è stato redatto nel rispetto delle normative e delle più stringenti indicazioni delle autorità sanitarie nazionali e internazionali con l'obiettivo di coniugare il valore primario della salute e della sicurezza del lavoro - attraverso adeguati livelli di protezione - con la tutela economica dell'assetto produttivo italiano».

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