SMART MOBILITY

Sistemi integrati e tecnologie. Così cambiano le rotte delle città

Nei centri abitati aumenta l’utilizzo di veicoli elettrici, mezzi pubblici, bici, monopattini. Ma la sfida del futuro è ridistribuire gli spazi urbani

di Giovanna Mancini


3' di lettura

Veicoli elettrici, monopattini, biciclette: l’evoluzione “ecofriendly” dei mezzi di trasporto in ambito urbano – dove nel 2030 si concentrerà il 70% della popolazione mondiale – è una buona notizia. Ma il ricorso a mezzi più ecologici non basta a rendere sostenibile la mobilità cittadina.

Alla base serve una progettazione sostenibile delle città, una strategia di medio-lungo termine capace di implementare e mettere in connessione i diversi sistemi di spostamento delle persone, favorendo laddove possibile la pedonalità, i trasporti pubblici, i mezzi ecologici e condivisi. Con l’obiettivo di ridurre non solo l’inquinamento atmosferico, ma anche il numero di veicoli in circolazione, decongestionando i centri urbani da smog, rumori e traffico, limitando così anche il rischio di incidenti.

La pedonalizzazione delle città

«Il ventesimo secolo è stato il secolo delle auto, il ventunesimo deve essere il secolo dei pedoni», spiega Stefano Recalcati, architetto dello studio internazionale Arup, citando la ricerca «Cities Alive. Towards a Walking World» realizzata da Arup stesso, che elenca i benefici sociali, economici, ambientali e di salute che potrebbe portare una trasformazione in chiave “pedonale” delle città. È proprio in questa direzione che si sta muovendo la maggioranza delle metropoli in tutto il mondo, conferma Federico Parolotto, urbanista e senior partner di Mobility In Chain, società di consulenza per la pianificazione dei trasporti con sede a Milano, Mosca e New York. «Le città contemporanee devono necessariamente confrontarsi con uso ridotto delle automobili, per migliorare la qualità della vita dei cittadini nel suo complesso – spiega –. In Italia, Milano sta facendo un buon lavoro in questo senso, ma in tutto il mondo ci sono esempi interessanti di questo modo nuovo di pensare i centri urbani, da Mosca a Los Angeles».

Progettare una mobilità urbana sostenibile significa integrare la pianificazione dei trasporti con quella urbanistica. «Occorre promuovere processi di redistribuzione dello spazio cittadino, con un progressivo spostamento a favore di modalità di trasporto differenti da quello automobilistico – aggiunge Parolotto –. Ma c’è sempre una timidezza di fondo, che nasce dalla paura di perdere il consenso politico e invece credo ci sia spazio per una trasformazione sistemica delle città». Il cambio culturale e di mentalità da parte dei cittadini è infatti già iniziato, soprattutto tra le nuove generazioni.

Parola chiave: multimodalità

Ovviamente tutto questo funziona laddove esiste un sistema di trasporto multimodale diffuso ed efficiente: le reti dei mezzi pubblici devono essere capillari e connesse – sia fisicamente, sia tecnologicamente – con le flotte di veicoli condivisi (auto, scooter elettrici, bici o monopattini) per coprire anche l’“ultimo miglio”. Servono infrastrutture materiali e digitali per ottimizzare e velocizzare gli spostamenti. «Le tecnologie della comunicazione sono fondamentali per implementare i servizi di mobilità, in particolare quelli multimodali – conferma Michele Capobianco, consulente per il trasferimento tecnologico e l’Innovation management delle aziende –. Dalle app alle mappe interattive, oggi si trovano sul mercato diversi strumenti che consentono di pianificare e gestire in tempo reale i movimenti, di facilitare le transazioni tra utenti e fornitori dei servizi, ma anche di rendere più accessibile e sempre più personalizzata la fruizione dei mezzi».

Best practice: il caso Milano

Se le città del Nord Europa sono quelle più all’avanguardia, in Italia si distingue, tra le grandi città, Milano. Il capoluogo lombardo si è dotato di un Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums, in vigore dal 2018) che individua tre linee di intervento prioritarie, con il potenziamento del trasporto pubblico, della rete ciclabile e della pedonalizzazione. Negli ultimi anni, inoltre, ha introdotto provvedimenti di contenimento del traffico in centro istituendo un’Area C e, più di recente, un’Area B. Infine, ha sviluppato un sistema efficace di sharing mobility, che oggi conta su 3.300 auto e 15mila biciclette. Il risultato? «Nei primi anni 90 Milano era la città italiana con il più alto tasso di motorizzazione: 600 auto ogni mille abitanti – spiega Stefano Recalcati –. Oggi è scesa a 400 auto. Inoltre, dal 2013 al 2017 il numero di utenti del car sharing è salito da 40mila a 600mila». Inoltre, il 74% dei mezzi pubblici è a trazione elettrica (dati Legambiente-MotusE).

Il boom dei veicoli elettrici

I veicoli elettrici si stanno diffondendo anche nell’utenza privata, favoriti dai nuovi incentivi, osserva Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano, che ha presentato la scorsa settimana la terza edizione dello Smart Mobility Report. «Nel 2018 in Italia sono state immatricolate quasi 10mila auto elettriche, con un aumento del 74% rispetto al 2017», spiega il professore. Siamo ancora molto indietro rispetto agli altri Paesi europei (in Norvegia sono state oltre 70mila, in Germania quasi 70mila, nel Regno Unito 60mila e in Francia 45mila), ma la crescita è importante, spinta soprattutto, osserva Chiesa, dagli incentivi statali che, introdotti ad aprile 2019, stanno già dando i primi risultati.

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