lettera al risparmiatore

Sit vuole accelerare i ricavi esteri. Più investimenti in tecnologia

Il gruppo punta ad ampliare l’attività negli Usa nel riscaldamento e a diversificare in Europa con i contatori del gas. Primo trimestre in calo: la società dice che è un trend transitorio e stima l’Ebitda margin del 2019 in linea con il 2018

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Spingere gli investimenti in tecnologia. Poi: sfruttare la leva dell’M&A. Ancora: avviare, nel settore dei contatori digitali per il gas, la diversificazione geografica in Europa. Infine: nell’ “Heating” (riscaldamento) puntare sulla crescita negli Usa con i componenti per gli scaldabagni ad accumulo.

Sono tra le principali strategie di Sit, il cui titolo è scambiato poco e quindi l’investitore faidate deve usare molta cautela, a sostegno di un business rispetto al quale l’azienda vuole accelerare i ricavi esteri.

Si tratta di focus che, al fine di essere meglio compresi, richiedono di spiegare l’oggetto sociale del gruppo. La società di componentistica elettro-meccanica, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, divide l’attività in due aree: da una parte c’è il settore storico dell’ “Heating”; dall’altra quello più recente dello “Smart gas metering”. Il primo, in linea di massima, comprende lo sviluppo e produzione di componenti e sistemi per impianti a gas soprattutto domestici usati in diversi modi: dal riscaldamento (caldaie) ai caminetti e stufe fino agli scaldabagni. Al secondo, invece, si riconducono i contatori residenziali e commerciali per il gas.

Il mondo dell’ “Heating”

Ebbene nell ’ “Heating”, che alla fine del 2018 valeva il 79,9% dei ricavi, il settore del “Central heating” (caldaie) resta essenziale. In questo business però, articolato soprattutto in Europa e piuttosto consolidato, la quota di mercato della società di Padova è elevata. Quindi diventa difficile ipotizzare un’accelerazione. A ben vedere la priorità è nel cosiddetto “Storage water heating” (scaldabagni ad accumulo). Qui Sit punta ad espandersi negli Usa dove la normativa, imponendo basse emissioni inquinanti, spinge la domanda per componenti tecnologici avanzati. Cioè la fascia alto di gamma, è l’indicazione del gruppo, in cui è attiva Sit. Non solo. L’azienda da un lato, viene spiegato, ha una certa notorietà negli Usa in quel settore; dall’altro vanta poco meno del 20% di market share legata ad un singolo cliente. L’obiettivo è riuscire ad acquisirne almeno un altro.

Il calo nel primo trimestre

Sennonché nel primo trimestre del 2019 i ricavi consolidati di Sit sono scesi del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2018. Una diminuzione attribuibile proprio all’ “Heating” che, parzialmente controbilanciato dallo “Smart gas metering” (+9,6%), è calato dell’11,7%. La dinamica fa storcere il naso e induce il timore che possa esserci una problematica più strutturale nella divisione. La società, rimarcando il carattere transitorio del trend, rigetta la preoccupazione. Dapprima viene ricordato che, negli ultimi esercizi, il gruppo ha comunque sempre sovraperformato il mercato di riferimento. Ciò detto Sit sottolinea che la comparazione tra i due trimestri ha scarso valore segnaletico. Nel primo trimestre del 2018, in seguito all’introduzione delle nuove normative in Turchia e soprattutto in Cina, c’è stato un eccezionale aumento delle vendite. Una dinamica una tantum che, per l’appunto, rende il confronto poco significativo. Di conseguenza Sit afferma di non vedere particolari problemi sul tema in oggetto. Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente sottolinearsi che l’Ebit, sempre nel primo trimestre, è calato di più (-24%) del fatturato. Vero, dichiara Sit. E però, al di là dell’effetto legato comunque alla discesa delle vendite, sull’Ebit, viene spiegato, hanno inciso i più alti ammortamenti degli investimenti finalizzati alla crescita. Non solo. L’Ebitda margin, aggiunge sempre il gruppo, è in diminuzione rispetto ad un anno prima ma sale rispetto alla marginalità sull’intero 2018. Di nuovo, quindi, Sit si dice non preoccupata rispetto ai conti del primo trimestre del 2019.

Contatori e rotta sull’estero

Dall’ “Heating” allo “Smart gas metering”. Quest’ultimo business è più “giovane” e negli ultimi anni ha accresciuto il suo peso: nel 2017 generava circa il 15,3% dei ricavi mentre, al 31 marzo scorso, è arrivato al 21,9% (era il 20,1% a fine 2018). L’accelerazione è prettamente legata al mercato domestico. In particolare, consegue al processo di digitalizzazione delle reti del gas in Italia.

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore sottolinea che, stante l’unicità del mercato (Italia) da cui scaturisce la domanda, nel momento in cui la sostituzione dei vecchi contatori sarà conclusa l’andamento della divisione rischia di decelerare. Sit non condivide il timore. Il gruppo anche, e soprattutto, in funzione della situazione descritta indica di avere avviato la diversificazione geografica dell’attività. In Gran Bretagna, dove lo “smart metering” è obbligatorio dal 2019, l’azienda punta ad ottenere la necessaria certificazione dall’Authority nel primo trimestre del 2020. Contestualmente vengono sviluppati contatti commerciali per la distribuzione del prodotto.

IL GRUPPO SIT IN NUMERI
IL GRUPPO SIT IN NUMERI
IL GRUPPO SIT IN NUMERI

Ma non è solo il Regno Unito. Si guarda anche alla Germania. Qui a ben vedere, nel passato, l’utilizzo dei contatori intelligenti è stato rinviato sulla base di un’analisi costi-benefici. Tuttavia nel 2020 lo “smart metering” sarà oggetto di una nuova valutazione. Un appuntamento cui, visto l’abbattimento dei costi dei contatori e la competitività di quelli di Sit, la società vuole farsi trovare preparata. Infine: l’India. In quel Paese il gruppo ha già una partnership commerciale per la vendita dei suoi “smart meter”. La volontà è cogliere le opportunità di crescita.

Già, la crescita. Su questo fronte la società punta anche all’M&A, sia nell “Heating” che nello “Smart metering”. Rispetto a quest’ultimo fronte i mercati nel radar sono la Gran Bretagna, gli Usa e l’India. Con riferimento, invece, all’eventuale shopping nel riscaldamento il focus è sull’Europa e la stessa Italia. Al di là di ciò, in entrambe le aree di business l’obiettivo è soprattutto acquisire tecnologia. Un know how che consenta, ad esempio nello “Smart metering”, di entrare nel settore dei contatori per altre utenze (tra le altre l’acqua); oppure arricchire tecnologicamente il prodotto e offrire servizi ulteriori. Ciò detto quale la flessibilità finanziaria per l’M&A? Alla fine del 2018 il rapporto tra indebitamento finanziario netto e Ebitda adjusted era pari a 1,4. La società dice che potrebbe momentaneamente arrivare fino al livello di 2,5 volte. Senza dimenticare, dice sempre Sit, la possibilità di operazioni carta contro carta.

Rischio protezionismo

Ma non sono solamente le acquisizioni. Il risparmiatore, a fronte dell’articolazione internazionale del business, esprime un dubbio. Certo: la presenza all’estero, anche con la base produttiva, è un atout. E però il gruppo, come nel caso dell’impianto in Messico che serve il Nord America, può incontrare ostacoli a causa della politica protezionista di Washington. Una situazione che rischia di limitare la crescita. Il gruppo non condivide la considerazione. Dapprima perché tutti i competitor si trovano nella stessa condizione e, quindi, nessuno ha un vantaggio concorrenziale. Inoltre perché, nell’eventualità dell’apposizione di dazi, è prassi del settore trasferire il maggiore costo sul listino finale. Infine perchè, riguardo al caso degli Usa, non esiste in quel mercato il contesto culturale-tecnologico che consenta di realizzare in breve tempo una filiera industriale ad hoc. Quindi Sit non vede, rebus sic stantibus, particolari problemi rispetto alla “trade war”.

Infine la tecnologia. Il gruppo, che normalmente investe il 4-5% dei ricavi in Ricerca e Sviluppo (R&D), nel biennio 2019-2020 ha previsto intorno a 20 milioni di esborsi sull’innovazione. Parte di questi denari saranno ricompresi nei circa 25 milioni di Capex stimati per il 2019. Sit, infatti, prevede intorno a 11 milioni d’investimenti per l’evoluzione di prodotto e nuovi laboratori. Su quest’ultimo fronte il gruppo vuole ampliarne il numero in modo da testare insieme maggiori componenti ed offrire sempre più soluzioni integrate al cliente. Rispetto al primo invece può ricordarsi, tra le altre cose, l’impegno nell’ “Internet delle cose”. Un esempio? I componenti delle caldaie che dialogano tra di loro e all’esterno, consentendo di realizzare diagnostica predittiva su eventuali malfunzionamenti. A fronte di un simile contesto quali, allora, le prospettive sul 2019? Sit, ricordando che si tratta di un anno comunque complesso, stima che ricavi e Ebitda margin, a livello organico e salvo eventi eccezionali, siano in linea con quelli del 2018.

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