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Situazione autostrade Liguria, blocchi già previsti fino al 2022

Dopo la fase di emergenza delle chiusure improvvise imposte dalle ispezioni del 2020, le autostrade liguri entrano nella fase dei cantieri “veri”

di Maurizio Caprino e Raoul de Forcade

Aspi presenta la sua nuova via come gestore di mobilità integrata

3' di lettura

I 40 giorni di chiusura dalla galleria Monte Galletto Sinistra, sulla A7 fino al 9 aprile, stanno creando un danno di circa 25 milioni agli autotrasportatori. Sale così il conto di 316 milioni del caos ligure da dicembre 2019 a luglio 2020. Considerando anche tutte le altre attività, si arriva al miliardo chiesto dalle principali categorie economiche della Liguria, Confindustria e Camera di commercio di Genova in testa, al ministero delle Infrastrutture (Mims). Non finirà qui: il pluridecennale degrado delle autostrade richiede un decennio di cantieri e disagi.

Il rosario dei cantieri

Sacrifici inevitabili, mitigati da modulazioni dei lavori: usciamo dall’emergenza delle chiusure improvvise imposte dalle ispezioni del 2020 ed entriamo nella fase dei cantieri “veri”. Che saranno anche sospesi nella stagione turistica quando possibile. E ora Aspi (Autostrade per l’Italia) ha un sistema di monitoraggio condiviso col Mims che fissa standard all’avanguardia. In Liguria, Aspi spenderà circa 2 miliardi in questo decennio e finora, solo in gallerie, ha speso 173 milioni. Di qui a fine anno, concentrerà gli interventi in A26, mentre in A7 i disagi rilevanti stanno per finire; A10 Genova-Savona e A12 Genova-Sestri Levante andranno in calare.

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I PRINCIPALI CANTIERI DELL’A12
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I PRINCIPALI CANTIERI DELL’A7
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I PRINCIPALI CANTIERI DELL’A26
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Ma nuovi fronti si stanno aprendo sul resto della rete, gestito da Astm (Gavio). Sull’A10 Savona-Ventimiglia ci sono adeguamenti e ispezioni nelle gallerie e a maggio si partirà con l’adeguamento antisismico dei viadotti. Prosegue la sostituzione delle barriere di sicurezza (per 138 milioni), giunta circa a metà e con fine prevista entro il 2028.

Fino ad allora si rischiano provvedimenti del Mims: paradossalmente non c’è un pieno obbligo giuridico di cambiare le barriere antecedenti al 1992, ma il ministero, per ridurre i rischi di cedimento in caso di urto di camion, può imporre limiti di velocità molto bassi ai mezzi pesanti su tratti che sovrastano abitati o altre strade (è ciò che si rischia anche in Sicilia).

Anche i cantieri creano rischi negli abitati: martedì per il vento parti di ponteggio sono cadute dal viadotto Bisagno dell’A12. La Pavimental (Aspi) ha rescisso il contratto con l’azienda che stava eseguendo i lavori.

Il conto più recente

Il conto degli ultimi danni per gli autotrasportatori è di Giuseppe Tagnochetti, di Trasportounito: «Il cantiere sulla A7 ci devia su A10 e A10: 40 chilometri in più su ogni consegna, costo 60 euro. Più altri 60 per extracosti legati al tempo perso in coda, tra cui la perdita della possibilità di una seconda consegna del giorno in Lombardia o Piemonte. Nei 25 milioni di danno ho messo le consegne del trasporto cittadino: negli alimentari, è saltato il 30% delle consegne del fresco. Non mi aspetto vada meglio con la fine dei lavori in A7: dopo, toccherà in modo massiccio all’A26 e il danno sarà equivalente, se non superiore. E dopo Pasqua è prevista fino a giugno (oltre a numerosi scambi di corsia permanenti, ndr) la chiusura dell’allacciamento tra A7 in direzione sud e A12».

Gestire il caos

Il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini, riassume efficacemente: «Che si arrivi da Levante o Ponente o dalla A7, l’accesso al nodo autostradale che si concentra su Genova, negli ultimi 30-40 chilometri è congestionato. I cantieri saranno tanti per i prossimi due anni. Ci auguriamo che l’impatto dopo Pasqua si allenti un po’ ma il problema rimarrà nel tempo: bisogna farsene una ragione e mantenere i tavoli aperti con Aspi, che è comunque il concessionario, per cercare di mitigare i disagi».

Mondini spiega che Confindustria e Camera di commercio di Genova hanno scritto al nuovo ministro, Enrico Giovannini, sottolineando la gravità della situazione anche per la sicurezza: «Mentre i precedenti ministri, cui pure avevamo scritto, non hanno risposto, Giovannini lo ha fatto subito. Un atto di cortesia, vuol dire che ha capito il problema: speriamo porti a un incontro con lui e che arrivi un segnale, magari con l’apertura di un cantiere come la Gronda (già finanziata, ndr) o la ferrovia di Ponente».

Mondini ricorda, infine, che fino al 28 marzo l’Anas chiude un tratto della statale 35 dei Giovi, a Ronco Scrivia: «Un ulteriore elemento di criticità per le aziende della valle Scrivia, che si somma a quelli già esistenti sulla rete autostradale, ed ostacola la mobilità del personale che lavora nella valle».

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