l’intervista

«Situazione complicata, serve un Piano Marshall per superare la crisi»

Attilio Ventura, l’ex presidente di Borsa Italiana: «Con i tassi a zero non ci sono alternative alle azioni»

di Antonella Olivieri

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Attilio Ventura (Imagoeconomica)

Attilio Ventura, l’ex presidente di Borsa Italiana: «Con i tassi a zero non ci sono alternative alle azioni»


4' di lettura

«Avanti con determinazione, ma con un piede sul freno». Attilio Ventura, ex agente di cambio, ultimo presidente della Borsa italiana prima della privatizzazione e fondatore di Banca Leonardo, ne ha viste tante nella sua lunga esperienza professionale sui mercati. La Borsa è crollata da quando è scoppiato il caso del coronavirus in Occidente, ma lui conserva l’ottimismo. Perché – dice – dove investi quando i tassi sono negativi? «Le Borse sono guidate dai tassi, che sono in gran parte negativi, e quindi si comprano azioni perché non ci sono alternative. In Piazza Affari ci sono ottime aziende che rendono il 9% e tu impieghi capitali a tasso zero? Non ha senso».

Eppure Piazza Affari è al centro della bufera.

Vero che è andata male negli ultimi giorni, ma come le altre Borse. E poi non dimentichiamo che lo scorso anno la Borsa di Milano ha avuto la miglior performance in Europa.

Mal comune in questo caso non è mezzo gaudio. Dove vede il bicchiere mezzo pieno?

Bisogna guardare alle tre macro-aree. Negli Usa Wall Street è sempre salita nell’anno delle elezioni. Donald Trump per essere riconfermato nel mandato abbasserà ancora i tassi - la Fed ha già cominciato a farlo - e varerà una manovra fiscale espansiva. La Cina al momento sembra un po’ fuorigioco, ma lì è il “capo” – il presidente – a prendersi tutte le responsabilità di quello che succede. Mi aspetto perciò che autorizzi una gigantesca iniezione di liquidità per sostenere la ripresa. In Europa siamo l’anello debole, perché sembra partita da qui la seconda ondata dell’epidemia di coronavirus, ma i problemi stanno rapidamente arrivando anche in altri Paesi. È il momento di dimostrare che l’Europa è unita sia di fronte all’emergenza virus, sia di fronte all’emergenza umanitaria dei migranti che arrivano dalla Turchia. Occorre aumentare la spesa di bilancio che oggi è all’1% del Pil dell’eurozona, promuovere una sorta di “piano” Marshall, una manovra espansiva che sia coordinata e omogenea. È il momento di varare un piano investimenti di ampio respiro, anche per gestire i processi di trasformazione tecnologica come per esempio la transazione all'energia verde.

Lei dice che bisogna essere ottimisti, ma un mercato guidato dai computer è razionale?

Certo la consapevolezza che il 70%-80% degli scambi è guidato da algoritmi crea una visione nuova delle cose. Una volta si guardava a quello che sarebbe successo nell’arco di uno-due anni, adesso bisogna prevedere quello che succederà tra cinque giorni o tra cinque minuti. Un contesto che diventa sempre più complicato, ma che ti consente anche di investire senza vincoli in tutto il mondo.

Appunto, perché il denaro dovrebbe fermarsi in Italia?

In un mondo diversificato bisogna rendersi conto che anche l’Italia presenta buonissime occasioni di investimento. L’importante, come dicevo, è tenere il piede sul freno. Non precipitarsi a comprare a mani basse mentre è in atto una correzione al ribasso. Le occasioni non mancheranno.

L’epidemia però rischia di creare una seria recessione.

L’importante è che la questione si risolva in tempi brevi. Si stima che nel giro di un paio di mesi la situazione si assesti. Certo se dovesse durare a lungo, allora sarebbe un problema.

A breve si può fare qualcosa?

Adesso bisogna fare di tutto per contenere il contagio e sostenere l’economia con una politica che spinga gli investimenti e, per superare l’emergenza, intervenire subito con aiuti fiscali, ulteriori ribassi dei tassi e immissione di liquidità. Tra l’altro le Banche centrali potrebbero immettere liquidità anche acquistando titoli azionari o Etf sugli indici di Borsa, come fa per esempio la Banca centrale svizzera. Io credo ci saranno grandi possibilità di crescita non appena la situazione si chiarirà.

Ma la Brexit non è un problema in più per noi e per l’Europa?

La Brexit adesso passa in secondo piano di fronte all’emergenza sanitaria. Porrà problemi a entrambe le parti, ma bisogna prendere atto che è stata l’espressione del voto del popolo britannico.

Gli agenti di cambio avevano guidato la privatizzazione di Piazza Affari verso le banche che poi hanno promosso la fusione con Londra e progressivamente hanno venduto le loro quote. Ha senso pensare di riportare a casa Borsa italiana, ora che Londra è uscita dalla Ue?

Ai tempi era logico pensare che Borsa italiana non potesse andare avanti da sola, e l’operazione con l’Lse è stata una buona occasione. Parimenti non credo che oggi possa restare da sola in un momento in cui ci sarebbe bisogno di unirsi e non di dividersi. Ma Borsa italiana è strettamente legata alla Borsa di Londra che adesso è concentrata sull’acquisizione di Refinitiv. Quello che verrà dopo è ancora tutto da definire. Allo stato l’Lse dice che non vuole vendere, se lo faranno l’Italia si è riservata col golden power la possibilità di dire la sua. Ma credo che se uscirà dal gruppo Lse, dovrà unirsi a un’altra grande Borsa. Euronext e Deutsche Börse si sono già fatte avanti, ma non è detto che non ci siano altre soluzioni.

Per approfondire:
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