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Sixth Millennium apre le porte della Startup Nation agli investitori italiani

Partita su Crowdfundme la campagna di equity crowdfunding per sostenere startup ad alto contenuto tecnologico in Israele

di A.Mac.


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(JEGAS RA - stock.adobe.com)

2' di lettura

Investire nella Startup Nation. Fino a oggi l’opportunità di partecipare con capitali all’innovazione in una realtà come Israele era riservata perlopiù a investitori istituzionali o a family office. Ora chiunque - a partire da 5mila euro - può partecipare all’equity crowdfunding di Sixth Millennium. «Vogliamo contribuire ad allargare gli orizzonti italiani consapevoli che solo con benchmark internazionali si può crescere» spiega Jonathan Pacifici, general partner di Sixth Millennium.

Da qualche giorno sulla piattaforma italiana CrowdFundMe è partita la campagna di equity crowdfunding di Sixth Millennium, veicolo di investimento che partecipa in startup ad alto contenuto tecnologico con un progetto industriale di medio-lungo termine. Fa parte del gruppo di Venture Capital Sixth Millennium Venture Partners, che opera nel mercato israeliano.

Startup Nation
Con circa 7 miliardi di dollari di investimenti in startup ed exit per 21 miliardi (dato 2018), Israele è oggi uno dei principali hub tecnologici del pianeta. “Abbiamo iniziato qualche anno fa - spiega Jonathan Pacifici, che ha fondato il gruppo di venture capital israeliano assieme a Reuven Ulmansky (veterano della “8200”, unità delle forze armate israeliane specializzata in cybersicurezza e docente di Technology Entrepreneurship alla Ben Gurion University) - Ci siamo focalizzati su una dozzina di startup ad alto contenuto tecnologico, cybersecurity, IoT, Big Data Analytics e fintech. Le cose stanno andando bene per cui stiamo facendo un salto. Stiamo raccogliendo capitali per 15 milioni in Lussemburgo da familiy office e istituzionali. Allo stesso tempo essendo io italiano, originario di Roma, volevo estendere questa opportunità ai piccoli investitori “retail” interessati a scommettere su un portafoglio diversificato di diverse startup israeliane”.

L’operazione in Italia
L’obiettivo della campagna italiana è raccogliere 500mila euro in due mesi. Gli investimenti sono finalizzati alla realizzazione di plusvalenza dalle posizioni nelle singole startup, attraverso la cessione delle quote delle partecipate a raggiungimento di exit (M&A, Ipo etc.). In tutti questi casi la holding non accumula capitali, ma ridistribuisce gli utili ai soci. Una volta consolidato il portafoglio delle partecipate, Sixth Millennium ha tra i suoi obiettivi quello di puntare alla quotazione in modalità crowdlisting.

“Un altro motivo della campagna è una sorta di volontà di giving back al mio paese. L’ecosistema è un po’ chiuso, autoreferenziale - spiega Pacifici - Negli anni ho compreso che uno dei motivi è la carenza di benchmark a livello internazionale, ovvero conoscere altre realtà e comprendere quali sono i riferimenti. Guardare fuori dai confini nazionali è fondamentale per migliorare le competenze e i benchmark. Per esempio le startup che crescono di più in Israele sono quelle con tecnologia proprietaria. È un fenomeno da conoscere. In Italia si punta di più sul servizio”.

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