le aziende ai tempi del covid

Slowear, focus sulla tecnologia per potenziare la shopping experience online

Dal lancio di un canale di musica al try&buy, fino al personal shopper virtuale che consiglia in diretta streaming: nelle prossime settimane il brand metterà in campo nuovi servizi per rispondere alla voglia di sicurezza dei clienti

di Marta Casadei

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Il ceo di Slowear,Roberto Compagno e il negozio di Tokyo

Dal lancio di un canale di musica al try&buy, fino al personal shopper virtuale che consiglia in diretta streaming: nelle prossime settimane il brand metterà in campo nuovi servizi per rispondere alla voglia di sicurezza dei clienti


5' di lettura

Risponde Roberto Compagno, ceo di Slowear, gruppo venento che riunisce i marchi Incotex, Zanone, Montedoro, Glanshirt e Officina Slowear. Accomunati dal concetto di stile senza tempo e di alta qualità made in Italy.

Parte produttiva: avete chiesto una deroga – come previsto dai provvedimenti del Governo - se avete strutture produttive o siete completamente fermi?
Siamo in totale lockdown. A dire il vero ci eravamo già attivati con lo smart working prima che il decreto fosse emesso. Sentivamo che farlo da subito avrebbe probabilmente contribuito ad un’accelerazione dell’uscita da questa emergenza. Ad oggi tutte le nostre strutture produttive e direzionali sono ferme o in smart working.
Stiamo organizzando la riapertura navigando tra le diverse deroghe e regole regionali. Avendo sedi e unità produttive tra Piemonte, Lombardia e Veneto, le riaperture saranno locali più che su base nazionale.
Ci stiamo attrezzando per garantire al personale delle sedi e delle unità produttive (che rientreranno in misura ridotta e a turni in una prima fase), ma anche ai nostri clienti finali nei nostri punti vendita in Italia e all’estero, le più rigide regole e tutte le attrezzature sanitarie necessarie alla limitazione dei rischi di eventuali diffusioni ulteriori del virus.

Quali misure avete adottato per i lavoratori come conseguenza del lockdown?
La nostra reazione è stata repentina con l'obiettivo di tutelare il più possibile la salute dell’azienda per garantire continuità e forza in una seconda fase a beneficio di tutti. Abbiamo quindi aderito da subito allo smart working e al fine di minimizzare i costi, abbiamo inoltre chiuso le sedi per limitare il più possibile i costi fissi. In una seconda fase abbiamo aderito agli ammortizzatori sociali dove disponibili.
Infatti, con sedi anche in Usa e Giappone, nonché 30 store nel mondo abbiamo dovuto fare un lavoro minuzioso caso per caso cercando di garantire a tutti i dipendenti soglie minime di compenso, integrando o sostituendoci agli eventuali ammortizzatori sociali con un fondo aziendale, nei paesi che ne sono sprovvisti. Lo stesso è valso per il board e per le prime linee che hanno deciso di contribuire con una quota percentuale sul loro compenso per solidarietà al resto dell'azienda e dei dipendenti soggetti a ammortizzatori sociali.

Quali misure avete adottato per la gestione dei negozi? Avete chiesto ai proprietari deroghe per gli affitti?
Fin dai primi giorni della crisi abbiamo attivato il nostro team retail al fine di ridurre al massimo i costi fissi di struttura. Con tutti i proprietari immobiliari in tutte le città del mondo dove abbiamo uno negozio diretto (che ad oggi sono 20, da Londra a New York, da Milano a Parigi e Tokyo, per citarne alcuni), abbiamo trattato e in alcuni casi già ottenuto, pur con le differenze nelle svariate nazioni, una sospensione provvisoria o una moratoria degli affitti.

Vi siete attrezzati con l'e-commerce? Se sì, praticando che tipo di sconti?
Il nostro e-commerce è rimasto operativo in questo periodo di lockdown, abbiamo infatti organizzato lo staff in modo che ogni singolo dipendente non si trovasse ad interagire con altri colleghi. Attraverso un'organizzazione dei turni e con dotazioni di sicurezza, ogni ordine veniva composto singolarmente da un operatore che non ha mai interagito con nessun collega, questo ci ha permesso di garantire un servizio ai nostri clienti affezionati e allo stesso tempo di mantenere operatività per alcuni dei nostri dipendenti e partner.
In merito agli sconti, noi non facciamo neppure i saldi. Il prodotto che vendiamo nei nostri store e sul nostro sito slowear.com è un prodotto continuativo, che non subisce le stagionalità o i trend e pertanto non prevediamo particolari operazioni commerciali.

Stiamo invece implementando attività e i servizi, da quelli più ludici, come il lancio di un canale di musica, a quelli di servizio rivolti al cliente finale per garantire esperienze d’acquisto in totale sicurezza: dal nuovissimo progetto try&buy (che prevede l'invio a casa del cliente di una selezione di capi tra i quali sceglierà quali tenere e acquistare e quali rendere); al personal shopper in live streaming su appuntamento o anche alla possibilità di prenotare l'accesso ad uno dei nostri punti vendita del mondo, in via esclusiva e a porte chiuse con un sales associate a suo servizio (non appena questi riapriranno).

Questi servizi saranno implementati nelle prossime settimane e rispondono alla nuova esigenza dei clienti di avere garanzia di sicurezza. Posto che nei nostri punti vendita attiveremo operazioni di sanificazioni continuative e il nostro staff è già ora in fase di training sulle procedure di sanificazione, sicurezza e tutela per se stessi e per i nostri clienti.

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?
Le previsioni sono affare complesso in questo momento storico, purtroppo prevediamo che la coda sarà molto lunga e impatterà fortemente sul 2021, anche perché fare ipotesi sul comportamento dei consumatori a medio termine è abbastanza impossibile. Tanto più che ad oggi non vi è indicazione certa riguardo all'apertura degli store (nostri e dei nostri partner). Sul 2020 prevediamo tuttavia una flessione del 20% circa, poiché sebbene la campagna vendite sia avvenuta da tempo, la fatturazione e la spedizione cade proprio in allineamento a questa emergenza e non sono pochi i casi di clienti che chiedono cancellazione o riduzione di ordini, sicuramente della stagione in corso (la primavera-estate 2020), ma già anche di parte della collezione autunno-inverno 20 che dovrebbe essere spedita a breve.

La parte più complessa sarà la presa d'ordini del 2021, perché questi vengono fatti a seguito di una stagione difficilissima (quella attuale), con i negozi chiusi e con la maggior parte dei compratori che ha ancora molta merce estiva nei propri magazzini, il che probabilmente li porterà ad acquistare molto meno rispetto alle attese prima dell'emergenza.

Qual è, volendo costringersi a vederlo, un lato positivo di questa crisi?
Innanzitutto l’Italia – paese delle strette di mano – ha dovuto imparare una nuova modalità di socializzazione e di lavoro e ha scoperto positivamente lo smart working e il lavoro in connessione digitale. Ha scoperto una nuova modalità di interazione con le proprie aziende e con i colleghi (e anche con i propri cari). Abbiamo certamente sdoganato l'uso delle tecnologie. A tutte le età e a tutti i livelli, non c'è stata impresa, famiglia persona che non sia ricorsa ad una video conference o una video chiamata. E la grande spinta è appena partita: le aziende si doteranno necessariamente di strumenti e modalità di interazione con i clienti in cui i confini tra fisico e digitale siano sempre più impercettibili e che garantiscano acquisti sempre più innovativi, possibilmente da casa e in sicurezza.
Le operazioni che lanceremo a breve per i nostri clienti vanno proprio in questa direzione: uso delle tecnologie più innovative con l'obiettivo di offrire servizi sempre più alti e mirati, ma rassicuranti e anche d’intrattenimento.

Per approfondire:
Ermanno Scervino: «Lavoriamo per mettere in sicurezza laboratori e negozi»
Kiton: «Per riaprire servono regole semplici e certe»
Monnalisa: «Abbiamo imparato dallo smart working»

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