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Small cap italiane, corsa alle acquisizioni: il consolidamento vale 1,5 miliardi

Sull’Egm percorso mai interrotto negli ultimi 5 anni nemmeno nel periodo Covid - Effettuate 301 operazioni da parte di 99 società, taglia media: 2,6 milioni

di Matteo Meneghello

L'Italia è un Paese per startup videoludiche?

3' di lettura

Le small cap dell’Egm vogliono crescere. E a questo obiettivo hanno destinato negli ultimi anni una somma di 1,5 miliardi, per la maggior parte proveniente dalle Ipo. Un percorso mai interrotto (neppure durante la stagione pandemica) di piccole operazioni di m&a - con una taglia media di 2,6 milioni nel primo semestre di quest’anno - realizzate prevalentemente all’interno dei confini italiani. L’analisi è di KT&Partners, condotta sulle operazioni realizzate tra il 2018 e il primo semestre 2022. Il deterioramento dello scenario macroeconomico e l’aumento del costo del denaro potrebbero ora costituire un ostacolo, ma Kevin Tempestini, founder e ceo di KT&Partners, è ottimista: «Siamo solo all’inizio - spiega -. Le preoccupazioni ci sono, ma il principale punto di debolezza della economia italiana resta la frammentazione: va ridotta favorendo processi di consolidamento. Il campione di 150-200 società quotate rappresenta il meglio che può esprimere oggi la nostra economia in numerosi ambiti industriali: si tratta di realtà lontane da uno scenario recessivo, costantemente alla ricerca di risorse umane adeguate, o di semilavorati per soddisfare una domanda in crescita. C’è da augurarsi che queste piccole imprese leader si candidino sempre di più a essere aggregatori del tessuto economico italiano, affacciandosi con maggiore frequenza all’estero».

Il report fotografa una stagione di consolidamento avvenuta negli ultimi 5 anni, periodo in cui sono state effettuate 301 operazioni da parte di 99 società, per un valore totale di 1,5 miliardi. Stabile a 40 il numero dei buyer (vale a dire una quotata su quattro), nonostante l’incremento delle società Egm, passate da 90 nel 2018 a 178 nel primo semestre del 2022. Mediamente, secondo la ricerca, coordinata dalla senior analyst Federica Fiorenza, la target è stata acquisita a sconto rispetto al multiplo di mercato dell’acquirente. In particolare, per i multipli delle transazioni Ev/sales ed Ev/Ebitda lo sconto mediano è stato del 42% e del 37%. Nel primo semestre i multipli Ev/Ebitda sono stati di 7,0x e quelli EV/Sales di 1,0x, i valori più elevati nel periodo analizzato, mentre il multiplo P/E ha raggiunto il record di 13,7x nel 2021.

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L'M&A NELL'EGM
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«Il momento di mercato attuale non aiuta - spiega Tempestini -. Le società quotate scontano maggiormente il rischio recessione rispetto al mondo private e quindi si trovano a dovere pagare multipli più elevati rispetto a quelli ai quali trattano. Se la recessione dovesse manifestarsi completamente assisteremo probabilmente a un ridimensionamento delle aspettative delle target, anche se in questi casi spesso è il tipo di progetto che fa la differenza. Allo stesso modo l’aumento del costo del denaro, nei casi in cui si ricorra in parte al debito per finanziare le operazioni, potrà costituire un deterrente, ma non sarà tale da condizionare i piani di sviluppo. In generale osserviamo una grande maturità strategica: molte realtà sono anche pronte a cedere il controllo, rimettere in discussione gli assetti, se l’obiettivo è preservare la competitività in un mercato paneuropeo».

Il 2021 è stato l’anno record, con 79 operazioni e un valore totale di 975 milioni, anche se si tratta di un risultato determinato principalmente da tre grandi operazioni. Nel complesso, il valore mediano delle operazioni è aumentato dagli 1,1 milioni nel 2018 ai 2,6 milioni della prima metà di quest’anno. La maggior parte delle operazioni (circa l’84%) ha avuto come target un’azienda italiana. «L’auspicio - spiega Paolo Tramoni, responsabile m&a di KT&Partners - è che questa tendenza si modifichi: il mercato italiano ha una forte esigenza di concentrazione, ma è altrettanto vero che queste realtà per competere devono sapere trasformarsi in player internazionali. Qualcosa si sta muovendo, ma le operazioni sono ancora troppo poche se rapportate al totale».

In termini di comparti, il settore tecnologico ha beneficiato dell’impulso che la pandemia ha fornito allo sviluppo digitale, accelerando la tendenza nel processo di aggregazione. «L'anno del Covid - conclude Tramoni - ha rivoluzionato gli schemi mentali con i quali eravamo abituati a ragionare, e le aziende hanno dimostrato che è stato possibile proseguire nelle scelte organizzative senza farsi condizionare troppo dagli agenti esterni, anzi, in molti casi sfruttandoli. Può essere una lezione anche per il futuro».

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