SOSTENIB ILITÀ

Smart building, il mercato già vola ma crescerà ancora del 30%

Il primo Smart building report del Politecnico di Milano registra un fatturato del settore di 3,6 miliardi. Importanti le ripercussioni ambientali, dato che il 40% dell’energia oggi è consumata dagli edifici, il cui 75% in Europa è inefficiente dal punto di vista energetico.

di Evelina Marchesini


default onloading pic
(sdecoret - stock.adobe.com)

6' di lettura

Vola il volume d’affari degli smart building in Italia e le previsioni sono di un’ulteriore crescita del 30%. In Europa il trend è ancora più marcato: si stima infatti che gli investimenti in efficienza energetica e digitalizzazione nel comparto daranno grande spinta all’economia, in particolare nell’edilizia, che contribuisce per il 9% al Pil europeo e garantisce oltre 18 milioni di posti di lavoro, grazie soprattutto alle Pmi, responsabili di circa il 70% del volume d’affari.
A scattare la fotografia del comparto è il primo “Smart building report”, redatto dall’Energy&strategy group della School of management del Politecnico di Milano.

Secondo il report, nel 2018 in Italia il volume d’affari associato a investimenti in “smart building” è stato di circa 3,6 miliardi di euro, distribuiti in maniera quasi omogenea tra building devices & solutions (41%, pari a 1,47 miliardi di euro), automation technologies (31%, 1,1 miliardi) e piattaforme di gestione e controllo (28%, 1,02 miliardi), dove gli investimenti in hardware e software l’hanno fatta da padrone, a riprova della sempre maggior importanza della componente digital.

Il Report
Obiettivo del Report è anche quello di fornire una chiave di lettura corretta per un settore in cui differenti tematiche, dalla generazione di energia all’efficienza energetica fino alla sicurezza delle persone e degli asset, interagiscono in modo articolato. Ecco perché sono stati intervistati numerosi operatori e analizzate le tipologie di collaborazioni che si instaurano tra loro e tra i loro modelli di business, nonché le dinamiche con cui gli edifici vengono ideati, realizzati e gestiti. Una tematica, quella degli smart building, con importanti ripercussioni anche sull’ambiente e sull’inquinamento delle città.

Meno contaminazione
«A tutt’oggi – spiega Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy&Strategy Group – nell’Unione Europea, gli edifici sono responsabili di circa il 40% dell’energia consumata, la fetta più grande per un singolo comparto, e del 36% delle emissioni di CO2, perché circa il 35% di essi ha più di 50 anni e quasi il 75% è considerato inefficiente dal punto di vista energetico». Se si pensa che solo una quota compresa tra lo 0,4 e l’1,2% (a seconda del Paese) del parco edilizio viene rinnovato con nuove costruzioni ogni anno, la riqualificazione edilizia ricopre un ruolo fondamentale nel raggiungere gli obiettivi energetici prefissati dall’Unione Europea, perché si stima che possa ridurre del 5-6% i consumi primari di energia in Europa, con una conseguente diminuzione del 5% delle emissioni di anidride carbonica.
I comparti.
Il Report elenca i quattro elementi chiave di uno smart building: building devices and solutions (gli impianti e le tecnologie che provvedono alla sicurezza degli occupanti, come quelli di generazione di energia e di efficienza energetica e quelli relativi al tema safety&security), automation technologies (la sensoristica connessa agli impianti, finalizzata alla raccolta dati, e gli attuatori che impartiscono agli impianti i comandi elaborati dalle piattaforme di controllo e gestione), piattaforme di controllo e gestione (l’insieme dei sistemi software volti alla raccolta, elaborazione e analisi dei dati acquisiti dalla sensoristica installata sugli impianti), connectivity (l’insieme dei protocolli di comunicazione, wireless o cablati, che permettono la comunicazione tra sensori, attuatori e la piattaforma di controllo e gestione). C’è poi l’elemento umano, costituito da coloro che investono, gestiscono e usufruiscono dei benefici e dei servizi, classificati in due categorie: gli hard benefit, quantificabili in termini monetari (risparmio energetico, ottimizzazione della produttività, manutenzione predittiva, aumento del valore dell’immobile) e i soft benefit, tesi al miglioramento delle condizioni socio-ambientali degli occupanti (sostenibilità ambientale, sicurezza, comfort, telegestione, telecontrollo, interoperabilità).

Il mercato in Italia
Nel 2018, in Italia, il volume di affari complessivo associato ad investimenti in smart building è stato di circa 3,6 miliardi di euro, distribuiti in maniera quasi omogenea tra building devices & solutions (41%, pari a 1,47 miliardi di euro), automation technologies (31%, 1,1 miliardi) e piattaforme di gestione e controllo (28%, 1,02 miliardi), dove gli investimenti in hardware e software sono stati preponderanti rispetto alla parte impiantistica, a riprova della sempre maggior importanza della componente digital. Non è stato considerato, specifica il Report, l’elemento di connectivity. Relativamente alla categoria building devices & solutions, sono stati individuati gli investimenti effettuati in ottica smart, ossia dove le tecnologie installate sono state accoppiate alla sensoristica e alle piattaforme di controllo e gestione necessarie a operare in maniera automatica ed autonoma.

Le previsioni
L’analisi degli operatori è stata effettuata tramite interviste dirette con oltre 129 player appartenenti a sette differenti categorie e le previsioni di crescita mostrano come il settore acquisirà sempre maggior importanza: ad eccezione delle imprese di facility management e delle TelCo, gli operatori si aspettano una crescita del fatturato tra il 15 e il 33%.
Il quadro infrastrutturale. «Mentre sono stati fatti molti sforzi per portare avanti il processo di ammodernamento degli impianti e degli edifici, soprattutto nell’ambito dell’efficienza energetica e della generazione di energia da fonti rinnovabili – spiega il Report –, meno completo risulta l’insieme di normative che stimolano l’adozione di un’adeguata architettura digitale negli edifici». «Mancano una serie di norme che abbraccino in maniera integrata l’ambito degli smart building – conclude Chiesa –. Ad esempio, non esistono ancora forme di incentivazione, sconti o detrazioni per gli utenti, per diffondere la banda larga: considerando che solamente il 12% della popolazione italiana ha accesso alla fibra ultra-veloce contro una media europea del 55%, il tema della connettività delle nostre infrastrutture dovrà rivestire un ruolo prioritario nel prossimo futuro. In quest’ottica, il piano di Open Fiber di posare le infrastrutture necessarie per la diffusione della banda larga anche in aree in cui questa tecnologia risulta economicamente svantaggiosa contribuirà a ridurre il gap con il resto dell’Unione Europea».

Planet Smart City
A riprova della criticità del settore, il fatto che in occasione del World Urban Forum di Un Habitat (programma delle Nazioni unite) ad Abu Dhabi dei giorni scorsi è stato costituito e si è riunito per la prima volta il Comitato scientifico internazionale di Planet Smart City, società leader globale nello smart social housing. Alla guida del Comitato Mohamed El Sioufi, professore di pianificazione urbana, che ha ricoperto per 20 anni il ruolo di senior advisor nell’ambito del Programma delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani (Un Habitat). Planet Smart City si avvale inoltre della consulenza di Francesca Medda, direttrice Institute of Finance and Technology dell’University College of London, che ha una specializzazione in finanza digitale e impact investing. Al Comitato partecipa anche Francesca De Filippi, docente al Politecnico di Torino e Direttore del Research Center on Habitat in the Global South.
Il Comitato scientifico è stato presentato durante l’evento organizzato da Planet Smart City, “Luoghi che contano: come i quartieri a prezzi accessibili possono essere intelligenti e innovativi creando comunità che migliorano la qualità della vita dei residenti”.

Creare abitazioni accessibili per tutti
Il Comitato Scientifico è stato costituito per indirizzare Planet Smart City verso la realizzazione di abitazioni intelligenti a prezzi accessibili che migliorano la qualità della vita dei singoli individui e delle comunità. Con l’obiettivo di allineare il business della società con la Nuova agenda urbana dell’Onu, l’esperienza dei membri del Comitato integrerà le diverse conoscenze del centro di competenza di Planet Smart City basato a Torino che impiega un team di architetti, esperti digitali, specialisti in innovazione ambientale e sociale.

«La missione di Planet Smart City è rivoluzionare il settore dell’affordable housing. Per farlo, nei prossimi tre anni, investiremo il 10% dei ricavi nella ricerca, il fulcro della nostra attività. La domanda che arriva dal mercato è chiara: 1,6 miliardi di persone vivono in abitazioni inadeguate o sovraffollate e noi dobbiamo essere promotori di cambiamento – spiega Graziella Roccella, Planet Smart City Chief research & urban planning officer e coordinatrice del Comitato scientifico –. Gli esperti di fama mondiale che hanno accettato di partecipare al Comitato scientifico aiuteranno Planet Smart City ad adottare un nuovo approccio per realizzare appartamenti a prezzi accessibili in tutto il mondo. Case e servizi di alta qualità devono essere alla base di una vita di comunità più ricca, resiliente e intensa di quelle che abbiamo conosciuto finora». In linea con i piani di crescita comunicati dalla società, nel corso del forum di Abu Dhabi, Planet Smart City ha annunciato l’espansione dell’attività globale in India attraverso una partnership strategica per il gruppo.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...