stili di vita

Smart working, attenzione alla qualità dell’aria nelle stanze

Ciò che respiriamo in casa è 5 volte più inquinato di quello che c’è fuori: soprattutto in tempi di confinamento forzato, bisogna aprire le finestre. Mentre la richiesta di purificatori è in crescita

di Sara Deganello

default onloading pic
(Unsplash)

Ciò che respiriamo in casa è 5 volte più inquinato di quello che c’è fuori: soprattutto in tempi di confinamento forzato, bisogna aprire le finestre. Mentre la richiesta di purificatori è in crescita


3' di lettura

Costretti a casa dalle misure imposte dal governo per contenere il contagio da coronavirus, condividiamo gli ambienti domestici senza interruzione di continuità. Soprattutto in questo momento, quindi, è importante ricordare la qualità dell’aria all’interno delle stanze. Alessandro Miani presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale, assicura che «a prescindere dal coronavirus avere un’aria pulita negli ambienti confinanti è buona cosa perché riduce il rischio di patologie dovute a inquinanti che portiamo da fuori o produciamo noi stessi. Per esempio: particolato atomosferico, radon, spore, muffe, cov (composti organici volatili come la formaldeide, il fumo di sigaretta o gli elementi liberati dai prodotti per la pulizia o cosmetici, ndr), e ovviamente batteri e virus».

Inquinamento indoor

Secondo Miani «è importante avere un buon ricambio d’aria in casa: mediamente è 5 volte più inquinata di quella che respiriamo fuori. Oggi c’è il coronavirus ma il virus dell’influenza c’è sempre. Igiene personale, pulizie con finestre aperte, piante, sistemi di purificazione dell’aria (per la mitigazione degli inquinanti) o di monitoraggio che ti dicono quando aprire la finestra: sono alcuni dei consigli. Tenere l’aria pulita evita il più possibile l’insorgenza di patologie di tipo respiratorio che rendono più facile l’aggressione da parte di un virus». Miani ricorda come, anche in situazioni normali, mediamente passiamo il 90% del nostro tempo indoor. E che l’inquinamento atmosferico «provoca 76mila morti in Italia all’anno: 58.600 dovuti al PM10, 14.600 dovuti all’NO2 (biossido di azoto, ndr) e 3.000 all’ozono, secondo l'Air Quality Report 2019 dell’Agenzia ambientale europea (Eea)».

Richieste di purificatori in aumento
Chi produce e commercializza purificatori d’aria certifica l’interesse del pubblico verso questa categoria di dispositivi dall’inizio dell’anno: «Abbiamo ricevuto diverse richieste di purificatori, crediamo per la sensibilizzazione del momento circa le misure di prevenzione che si possono attuare per limitare i contagi, nonché quello di cercare di mantenere un buon livello qualitativo dell'aria negli ambienti chiusi», fanno sapere da Phorma che distrubuisce in Italia il purificatore Roger di Stadler Form.

Anche da parte di Dyson viene confermata la richiesta di purificatori, iniziata in Italia all’inizio dell’anno a causa dell’inquinamento e poi con l’insorgere dell’emergenza coronavirus. L’azienda inglese ha diversi modelli in commercio, l’ultimo è il Dyson Pure Cryptomic, capace di distruggere, grazie al criptomelano, le molecole di formaldeide «500 volte più piccole rispetto al particolato PM 0,1 e particolarmente difficili da catturare».

Virus debellati con scariche elettriche
«È in aumento la richiesta per la nostra linea indoor», racconta Corrado Cerutti di Genano Italia, braccio locale di un’azienda finlandese che produce purificatori per l’aria con una tecnologia brevettata che distrugge le particelle aliene nell’aria: «Non ci sono filtri, che sono un modo meccanico per trattenere virus e batteri, ma viene utilizzato un “effetto corona” attraverso il quale le nanoparticelle vengono debellate con forti scariche elettriche».

«I nostri dispositivi in realtà nascono per gli ospedali come medical devices», continua Cerutti «anche se in Italia, secondo una nuova direttiva europea, non possono più essere chiamati così. Abbiamo avuto una grande richiesta da parte della Cina dall’inizio dell’emergenza coronavirus. A Wuhan e nelle altre città ne abbiamo venduti 200».

«Dopo il 20 febbraio anche in Italia - dove siamo partiti un anno fa e abbiamo già 7.000 referenze tra ospedali, scuole, cinema - è aumentata la richiesta. Abbiamo già installato 60 impianti per virus tipo Sars e Mers: kit che aspirano l’aria dalle stanze, la trattano, uccidono i virus e la purificano, per pazienti infetti e a tutela degli operatori sanitari».

Per approfondire

Coronavirus, il vademecum: ecco cosa si può fare e cosa no
Coronavirus, tutti a casa: le multe per chi guida ma non più per chi va a piedi
Coronavirus e smart working: lavoratori a rischio contestazioni sull'uso di internet e social
Coronavirus, boom smart working: possibili controlli su pc e posta aziendali

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...