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Smart working, autonomia, orari flessibili e uffici «sexy». Ecco che cosa chiedono i giovani

L’osservatorio di OneDay fotografa le richieste delle nuove generazioni, che non vogliono rinunciare all’ufficio ma desiderano più libertà

di Francesca Milano

Una rivoluzione chiamata smart working

L’osservatorio di OneDay fotografa le richieste delle nuove generazioni, che non vogliono rinunciare all’ufficio ma desiderano più libertà


3' di lettura

Sbaglia chi pensa che lo smart working significhi semplicemente lavorare da casa, con le stesse modalità con cui si lavora(va) in ufficio. La vera rivoluzione “smart” è quella che riguarda l’autonomia e la flessibilità per i lavoratori. Almeno per quelli giovani. È questo che emerge dall’Osservatorio “Smart Working: il punto di vista di GenZ eMillennials” presentato da OneDay, il business & community builder, in collaborazione con Il Sole 24 Ore.

«Abbiamo pensato di creare un osservatorio sul tema dello smart morking perchè ci siamo accortiche nell’enorme dibattito tra professionisti mancava l’opinione di coloro che saranno i lavoratori si domani», spiega Gaia Marzo, corporate brand director di OneDay. Coinvolgendo nell’indagine oltre 2mila tra giovani lavoratori e studenti, il risultato finale ruota attorno a tre punti chiave: un nuovo modo di concepire i luoghi di lavoro, l’importanza della mentorship dei colleghi senior e l’interazione con il team.

Nel dettaglio, il 50% dei giovani intervistati è entusiasta dello smart working, circa il 40% ha invece un’opinione più complessa e crede che sia una buona possibilità ma rigorosamente da affiancare al lavoro e alla formazione in ufficio. Proprio le risposte relative al luogo di lavoro sono quelle che raccontano meglio il cambiamento che ci aspetta: il 72% degli intervistati non vuole rinunciare all’ufficio, a patto che la sua funzione venga però rivista. Gli uffici del prossimo futuro dovranno essere luoghi in grado di promuovere la creatività, un approccio informale, la convivialità e il confronto. «Luoghi sexy», come li definisce Betty Pagnin, P&C director di OneDay.

Queste risposte sui luoghi di lavoro sembrano contrastare con le opinioni relative al full remote working: il 60% dei giovani ha dichiarato di voler lavorare da remoto. “Full remote” per i giovani non significa lavorare da casa, ma “da ovunque”, e quindi al mare, al parco o in un locale. Approfondendo, però, si notano due insight interessanti: chi vorrebbe lavorare da remoto è perchè non lo ha forzatamente provato durante il lockdown, ovvero studenti (quasi il 60%) e inoccupati (75%) e la percentuale di chi lo farebbe si alza proporzionalmente al crescere dell’età. Questo perché i più giovani sono preoccupati per la formazione, e sono convinti che per imparare sia più efficace lavorare dal vivo. Opinione contrastante soprattutto quella degli studenti (che non hanno provato lo smart working forzato): il 65% di questi infatti dichiara che sia possibile anche crescere e imparare da remoto, abituati forse in lockdown con la didattica a distanza.

Per la metà dei rispondenti lo smart working non è il driver per la scelta dell’azienda dei sogni, tanto che il 75% non rinuncerebbe a una parte di stipendio per avere la possibilità di lavorare da remoto. Quello che per le nuove generazioni è davvero fondamentale è godere di autonomia e di orari flessibili (lo ha detto il 70%): sono queste le caratteristiche più importanti per un’azienda a misura di nuove generazioni.

L’indagine è stata condotta da OneDay, in partnership con Ied, Lavazza e Randstad. L’analisi quantitativa e qualitativa delle risposte degli intervistati è arricchita dai contributi di Alessandro Rimassa, esperto di future of work e digital transformation, Davide Dattoli,
Co-founder e Ceo di Talent Garden, Matteo Sola, People Learning & Development Lead di
Musement, Giulio Beronia, founder and Creator del podcast That's Y e Roberto Marazzini,
co-founder di Boolean.

«Questi risultati ci dimostrano che i giovani sono maturi e si preoccupano per il loro futuro - dichiara Betty Pagnin -. Sono consapevoli che imparare da remoto sia difficile, proprio perché viene meno il processo di formazione basato sulla condivisione e il confronto con altri team member e i propri leader. Il mondo del lavoro sta cambiando, e i giovani per attitudine e per qualità di stimoli se ne sono accorti da un pezzo. Le aziende, se vogliono continuare ad essere attrattive, devo evolversi per stare al passo coi tempi».

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