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Smart working, boom nel Nord Est: lo usa il 70% delle imprese contro il 30% del Mezzogiorno

Per due datori di lavoro su tre (66%) questa modalità di lavoro incrementa la produttività e consente il risparmio dei costi di gestione degli spazi fisici, in particolare per le piccole imprese

Smart working: piu' tempo libero, ma aumenta stress

2' di lettura

Sono state soprattutto le imprese del Nord Est (70%) a utilizzare lo smart working, molto più di quelle del Nord Ovest (53%) e del Centro (57%). Pur segnando il passo il Mezzogiorno raggiunge una quota del 30%. È quanto emerge dal report “Attualità e prospettive dello smart working. Verso un nuovo modello di organizzazione del lavoro?”, presentato in occasione della giornata di studi sullo smart working organizzata a Benevento dall'Inapp (Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche). L’indagine analizza oltre 15mila interviste ad occupati (dai 18 anni) e a 5mila unità locali/imprese del settore privato extra agricolo.

Imprese e lavoratori promuovono lo smart working

In generale, il quadro complessivo è quello di uno smart working che piace a imprese e lavoratori. Per due datori di lavoro su tre (66%) incrementa la produttività e consente il risparmio dei costi di gestione degli spazi fisici, in particolare per le piccole imprese. Non solo, per il 72% dei datori di lavoro lo smart working aumenta il benessere organizzativo e migliora l'equilibrio vita-lavoro dei dipendenti. Sul versante dei lavoratori, invece, è il miglioramento della qualità della vita lavorativa ad essere particolarmente apprezzato. Per l'80% migliora l'organizzazione e la gestione degli impegni privati-familiari, per il 72% favorisce una maggiore autonomia rispetto a metodi, orari, ritmi, e luoghi di lavoro e soprattutto, il risparmio di tempo negli spostamenti (90%).

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Il 31% delle micro imprese ha investito in tecnologie e software

Medie (63%) e grandi imprese (78%) registrano i valori più alti nel ricorso a questa modalità di lavoro, ma anche la metà delle micro imprese lo ha utilizzato guarda avanti: il 31% di quelle con fino a 5 addetti ha investito in tecnologie e software a supporto delle attività smart e il 28% di quelle con 6-9 addetti, ha modificato a degli spazi di lavoro tradizionali.

Il nodo dei rapporti fra colleghi e con i responsabili

Le potenziali criticità si registrano sul fronte dei rapporti umani: lo smart working non facilita i rapporti fra i colleghi e con i responsabili (per il 62% degli smartworkers e per il 43% delle imprese smart) e aumenta l'isolamento (per il 65% degli smartworkers e per il 49% delle imprese smart).

Fadda (Inapp): marcati squilibri territoriali nel ricorso a questa soluzione

«Questo bilancio sul biennio trascorso – sottolinea Sebastiano Fadda, presidente dell'Inapp – ci induce a tenere conto anche delle polarizzazioni emerse tra pubblico e privato, delle tipologie di imprese, ma anche dei marcati squilibri territoriali con, ad esempio, una quasi totale carenza nel sud e nelle isole dello smart working quale indicatore di performance nella contrattazione aziendale relativa al premio di risultato delle imprese, che interessa solo il 3% delle imprese del Mezzogiorno rispetto a quasi il 50% delle imprese del nord-ovest e il 29% del nord-est. Eppure, il Mezzogiorno potrebbe beneficiare notevolmente della diffusione dello smart working, sia in termini di prestazioni lavorative svolte al sud per imprese del Nord (il cosiddetto “southworking”), sia in termini di ripopolazione delle aree interne.»

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