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Smart working, fuga dagli affitti a San Francisco. E se succedesse anche a Milano?

Migliaia di dipendenti della Silicon Valley al lavoro da casa hanno deciso di spostarsi in zone dove i costi di locazione sono più bassi. E ora si apre il dibattito sugli stipendi

di Biagio Simonetta

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Il quartier generale di Google a Mountain View, nella baia di San Francisco

Migliaia di dipendenti della Silicon Valley al lavoro da casa hanno deciso di spostarsi in zone dove i costi di locazione sono più bassi. E ora si apre il dibattito sugli stipendi


3' di lettura

Un effetto collaterale molto importante di questa pandemia si sta abbattendo sulla San Francisco Bay Area. Migliaia di dipendenti delle aziende tecnologiche alle prese con lo smart working ad oltranza hanno deciso di lasciare le loro case in affitto per trasferirsi altrove, dove i costi di locazione sono decisamente più bassi. Una inversione di tendenza inimmaginabile fino a qualche mese fa, raccontata dal Wall Street Journal.

L’area più cara del Paese

La zona in questione è fra le più care degli Stati Uniti d’America, in quanto ad affitti. E comprende la città di San Francisco e un po’ tutta la Silicon Valley. È qui, del resto, che sorgono le più importanti aziende tecnologiche al mondo. Da Facebook a Google, da Apple a Twitter, Uber, Nvidia, Adobe. Un elenco lunghissimo di società che oggi sono un po’ il sogno digitale americano, che ha accolto lavoratori da tutto il mondo.

Per anni, la corsa del mercato immobiliare nella San Francisco Bay Area è stata sfrenata. A fronte di una domanda cresciuta esponenzialmente, l’offerta si è adeguata. Mentre i lavoratori si moltiplicavano, gli alloggi disponibili rimanevano più o meno sempre uguali. E i prezzi sono cresciuti di conseguenza. Negli ultimi dieci anni, il prezzo medio di un appartamento buono per una famiglia è di fatto triplicato, arrivando a un milione di dollari (a San Francisco città 1,6 milioni). E per ciò che riguarda le locazioni, nell’area un posto letto in un appartamento condiviso costa mediamente 1.300 dollari al mese.

Con i prezzi delle case, però, è cresciuto un po’ tutto il resto: i ristoranti, gli alimentari, i servizi. La Silicon Valley è diventata, negli anni, un’area a forte divergenza sociale. A San Francisco, oggi, si conta un miliardario ogni 11.600 abitanti, e un senza tetto ogni 100.

Prezzi delle case in calo del 15%

Solo una pandemia poteva spezzare questo trend. Da quando, a cavallo fra maggio e giugno, il coronavirus ha iniziato a mordere gli Stati Uniti, la quasi totalità delle aziende tecnologiche ha deciso di adottare lo smart working. Alcune lo hanno fatto con scadenza a giugno 2021 (come Google), altre lo hanno reso fruibile per sempre (da Twitter a Slack). Una situazione che ha avuto un effetto immediato proprio sul mercato immobiliare. Molti lavoratori del settore tech hanno deciso di spostarsi in altre aree del Paese: qualcuno è tornato nel proprio Paese d’origine, altri hanno preferito l’entroterra americano dove gli affitti sono decisamente inferiori.

Decadendo la necessità di andare in ufficio, spostarsi alla ricerca di case meno costose è stato un processo automatico. E oggi, per la prima volta da anni, i prezzi delle case (in vendita e in affitto) nella San Francisco Bay Area sono in calo, con percentuali dal 10 al 15%.

Stipendi da Silicon Valley

Intanto le aziende si stanno interrogando sulla decurtazione degli stipendi. Chi vive nella Silicon Valley, solitamente, proprio a causa del costo della vita così alto, percepisce uno stipendio più alto rispetto a un parigrado che lavora in altre zone degli Stati Uniti. Per questo, adesso, alcuni salari sono in discussione. Alcuni lavoratori hanno accettato una decurtazione dello stipendio, pur di vivere in zone meno care, dove la qualità della vita è però più alta.

E se succedesse a Milano?

Una Silicon Valley italiana, di fatto, non esiste. Esiste però Milano, città che per uffici, lavoratori provenienti da altre zone d’Italia e aziende attualmente in smart working, è qualcosa che un po’ le assomiglia. Anche il mercato immobiliare milanese, negli anni, ha assistito a una crescita importante. E oggi per l’affitto di una stanza, la città meneghina è la più cara d’Italia. Da quando molte aziende milanesi hanno indetto lo smart working (la maggior parte fino a fine anno), il primo effetto lo si è visto sulla ristorazione.

Bar e ristoranti hanno fatto registrare perdite notevoli: -70% nelle pause pranzo. Ma non è per niente escluso che un altro effetto possa abbattersi – come nella Silicon Valley – anche sul mercato immobiliare. Lo spostamento nelle cittadine dell’hinterland, dove i costi delle case sono molto più bassi e i collegamenti funzionano bene, o addirittura il ritorno al Sud per molti lavoratori provenienti dal meridione, sono fenomeni da tenere in grande considerazione. Soprattutto se questa brutta pandemia dovesse farci compagnia ancora a lungo.


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