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Smart working verso la modifica. La ministra Calderone: «Nuove tutele»

La titolare del dicastero di via Flavia vuole mettere mano alla normativa del 2017, considerandola superata, sul fronte della sicurezza e dei diritti

di Giorgio Pogliotti

Smart Working: "Meta' delle aziende vorrebbero tenerlo"

4' di lettura

Si profilano modifiche per il lavoro agile: definendo una piattaforma di diritti e tutele comuni a tutti i lavoratori - smart workers e non - sul versante della sicurezza, contro gli infortuni e le malattie professionali. L’attuale quadro normativo, secondo la ministra del Lavoro, Marina Calderone, è superato: «La struttura della legge 81/2017 non è più sufficiente per ricomprendere le esperienze fatte durante la pandemia - ha detto-. Va rivisto quell’assetto. Bisogna intervenire affinché il modello ibrido possa trovare una sua connotazione e diventare uno strumento di lavoro continuo e costante per tutte le aziende pubbliche e private».

Occorre anzitutto ricordare che il lavoro agile, o lo smart working, è un ibrido perché la prestazione lavorativa viene eseguita in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, con lo stesso trattamento retributivo riconosciuto a chi lavora in presenza.

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Diritti e tutele comuni a tutti i lavoratori

La ministra Calderone ha in più occasioni ricordato che il modello normativo dello smart working delineato nel 2017 «non è quello che noi abbiamo sperimentato durante il Covid», e questo è l'esempio di «una norma oggi vigente che è già vecchia rispetto ai modelli attuali». Secondo la ministra serve un «approccio nuovo» per superare la prassi di «delineare confini rigidi», bisogna definire una «piattaforma di diritti e tutele comune a tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia di inquadramento, intervenendo poi su ogni singola tipologia con provvedimenti ad hoc e attraverso un investimento sulla contrattazione di secondo livello in modo da cucire le regole sulle esigenze della singola realtà produttiva».

Modifiche al Testo unico sulla sicurezza e nuove linee guida

La diffusione dello smart working, sempre secondo Calderone, pone anche l'esigenza di riformare il Testo unico sulla sicurezza, attraverso nuove linee guida per aziende e smart workers: «La spinta digitale ha messo in crisi i modelli tradizionali di lavoro pre-pandemia - è il ragionamento della titolare del dicastero di via Flavia. Lo smart working è entrato nel novero di posizioni attivabili con semplicità, ma proprio per questo serve tener conto di possibili nuove fattispecie di infortuni e malattie professionali. in questo scenario serve una formazione più mirata, una diversa attività di controllo per aziende e smart workers anche attraverso modifiche normative». Da qui, sempre secondo Calderone nasce «l'urgenza di nuove linee guida». Risale al 7 dicembre 2021 il primo “Protocollo nazionale sul lavoro in modalità agile” nel settore privato, con le linee guida concordate dal ministero del Lavoro e le parti sociali.

Prorogato al 31 marzo lo smart working per i fragili

La legge di bilancio 2023 ha prorogato fino al 31 marzo 2023, per i cosiddetti lavoratori fragili - dipendenti pubblici e privati -, lo svolgimento della prestazione lavorativa in smart working, anche adibendoli a una diversa mansione (compresa nella medesima categoria o area di inquadramento definita dai contratti collettivi di lavoro), senza alcuna decurtazione della retribuzione, ferma restando l’applicazione delle disposizioni dei Ccnl se più favorevoli.

Priorità per i lavoratori con figli under 12 o disabili

Nessuna proroga dunque per le lavoratrici e i lavoratori con figli under 14 che fino al 31 dicembre 2022 hanno potuto esercitare il diritto al lavoro agile in forza di un provvedimento normativo non più confermato dal governo Meloni. Nelle imprese che hanno siglato un accordo aziendale con le rappresentanze sindacali che disciplina il lavoro agile, questi lavoratori sono dovuti rientrare secondo le modalità previste dalle intese.

Nelle altre imprese sono dovuti rientrare potendo contare sulla protezione assicurata dal Dlgs 105 del 2022 (articolo 4 lettera b): i datori di lavoro pubblici e privati che stipulano accordi per l'esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile devono riconoscere «priorità» alle richieste formulate dalle lavoratrici e dai lavoratori con figli fino a dodici anni di età, o senza alcun limite di età nel caso di figli in condizioni di disabilità (articolo 3, comma 3, della legge 104 del 1992), o alle richieste dei lavoratori con disabilità in situazione di gravità accertata (articolo 4, comma 1, della legge 104 del 1992) o caregivers. In questi casi la lavoratrice o il lavoratore che richiede di fruire del lavoro agile non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa che abbia effetti negativi sulle condizioni di lavoro. «Si tratta di una priorità - spiega Arturo Maresca, ordinario di diritto del Lavoro all'Università La Sapienza di Roma -. In sostanza se in un'azienda è prevista una determinata quota percentuale di ricorso al lavoro agile, viene riconosciuta la priorità per queste specifiche categorie di lavoratori. È un diritto di precedenza da esercitare in presenza di limitazioni, ma per queste categorie non c'è più un diritto al lavoro agile».

Per il 2023 previsti 3,6 milioni di smart workers

Secondo l’osservatorio sullo smart working del Politenico di Milano gli smart workers nel 2022 sono stati circa 3,6 milioni, quasi 500mila in meno rispetto al 2021, con un calo in particolare nella Pubblica amministrazione e nelle Pmi, mentre per le grandi imprese si è registrata una crescita (con 1,84 milioni di lavoratori, contano circa metà degli smart workers complessivi). Per il 2023 le stime sono di un lieve aumento fino a 3,63 milioni di smart workers, per effetto del consolidamento dei modelli di smart working nelle grandi imprese e per le aspettative di incremento nel settore pubblico.

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