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Smart working semplificato, arriva la proroga al 31 dicembre

Pronto l’emendamento al decreto Riaperture che consente alle imprese di utilizzare il lavoro agile per tutto il 2021. Sarà sufficiente un atto unilaterale senza accordi individuali

di Claudio Tucci

Smart working 2.0, guida alla ripartenza

3' di lettura

La normativa sul lavoro agile emergenziale sarà prorogata al 31 dicembre anche per il settore privato, che si allinea così alla Pa. La novità è contenuta in un emendamento messo a punto dai tecnici del ministero del Lavoro, dopo l’ampia convergenza raggiunta in maggioranza, da presentare al decreto legge 52, cosiddetto Riaperture, attualmente all’esame della Camera. Il regime semplificato per lo smart working - che, come noto, consente ai datori di lavoro di poter attivare lo strumento con un atto unilaterale, senza cioè dover sottoscrivere un accordo individuale, come invece previsto dalla legge ordinaria, la n. 81 del 2017 - è stato portato da fine aprile al 31 luglio proprio dal decreto Riaperture, che ha allungato lo stato di emergenza al 31 luglio, appunto.

Normativa emergenziale fino a fine anno

Ma il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, si era subito attivato per approfondire il tema; in Parlamento l’esecutivo si era impegnato espressamente ad allungare il termine almeno fino al 30 settembre, comunque dopo l’estate, accogliendo un ordine del giorno in tal senso di Paolo Zangrillo (Fi), membro della commissione Lavoro di Montecitorio; e adesso, con l’emendamento del ministero del Lavoro, si sposta la lancetta avanti di altri tre mesi, fino cioè a fine anno.

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Nei prossimi mesi 3-5 milioni di lavoratori agili

Il tema è delicato, soprattutto per i numeri in gioco. Secondo le prime analisi dell’Osservatorio del Politecnico di Milano e di Randstad Research, nei prossimi mesi, il lavoro agile potrebbe interessare una platea tra i 3 e i 5 milioni di lavoratori, confermandosi uno strumento che piace alle persone, e che ha saputo, durante la fase acuta della pandemia, coniugare produttività, sicurezza e conciliazione vita-lavoro (attualmente, ha ricordato l’Inapp, sono in lavoro agile oltre 5 milioni di addetti, erano 6,5 milioni durante il primo lockdown - nelle grandi imprese il 54% dei dipendenti presta la propria attività, in tutto o in parte, “da remoto”).

La settimana lavorativa ideale

Nella “nuova” normalità infatti è destinata a cambiare anche la settimana lavorativa. Quella “ideale”, secondo uno recente studio di Fondirigenti, non sarà più interamente (o quasi) “da casa”, ma si preferirà spezzare la settimana in due: 2,6 giorni in presenza, i restanti 2,4 “a distanza”, anche per recuperare rapporti sociali e interazione fisica con il proprio gruppo di lavoro, due aspetti centrali, ma che sono mancati maggiormente in questi mesi di lockdown più o meno generalizzato.

Nisini: dare tempo a imprese e lavoratori di organizzarsi

«Le difficoltà per le aziende non termineranno il 31 luglio con la fine dello stato emergenziale - ha sottolineato la sottosegretaria al Lavoro, Tiziana Nisini (Lega) -. Ci sono molte imprese ancora in grande difficoltà e per questo c’è bisogno di flessibilità. L’emendamento che proroga la normativa semplificata sul lavoro agile fino a dicembre è giusto, anche perché si lega con il piano vaccinale che sta procedendo bene. Dopo l’estate si spera di raggiungere l’immunità di gregge. Dobbiamo dare il tempo a imprese e lavoratori di organizzarsi, senza eccedere nella burocrazia».

Serracchiani: c’è bisogno di regole chiare e flessibilità

La proposta di allungare a fine anno le regole semplificate per attivare il lavoro agile è condivisa dal Pd: «È opportuno ci sia ancora questa possibilità - ha dichiarato la capogruppo dem alla Camera, Debora Serracchiani -. C’è bisogno di regole chiare e possibilità di flessibilità lavorativa in circostanze non ancora tornate alla normalità».

La Cgil: ok, ma rimettere al centro la contrattazione

La data del 31 dicembre raccoglie il sì, seppur con paletti, anche della Cgil: «Non sono contraria a una nuova proroga fino a fine anno della normativa emergenziale sul lavoro agile - ha detto la segretaria confederale con delega al mercato del Lavoro, Tania Scacchetti -. Questi mesi in più tuttavia devono servire per rimettere al centro della contrattazione collettiva la gestione di questa profonda trasformazione del modo di lavorare. E comunque, quando usciremo dalle norme emergenziali, va ripristinato l’obbligo dell’accordo individuale».

Lo smart working nella Pa

La proroga al 31 dicembre ha l’effetto anche di “avvicinare” (ed è una novità di questi tempi) le regole tra privato e pubblico. Nella Pa infatti è stato il decreto legge “proroghe” di fine aprile a consentire alle amministrazioni pubbliche di poter continuare a ricorre alle modalità semplificate sullo smart working fino alla definizione della disciplina del lavoro agile nei contratti collettivi e comunque non oltre il 31 dicembre, appunto (il dl ha previsto anche l’addio alla soglia minima di smart working del 50%). A regime, da inizio 2022 cioè, nella Pa, le nuove regole confermano l’obbligo per le amministrazioni di adottare i Pola (i «Piani organizzativi del lavoro agile») entro il 31 gennaio di ogni anno, riducendo però dal 60% al 15%, per le attività che possono essere svolte in modalità agile, la quota minima dei dipendenti che potrà avvalersi dello smart working.

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